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5 maggio: 1821 e 1860, due date per la Storia

La morte di Napoleone Bonaparte e la Spedizione garibaldina accomunate dallo stesso giorno ( e 39 anni di distanza)

di Marco Onnembo

3' di lettura

Ci sono date che cambiano tutto quello che viene dopo. Perché dopo di esse niente è più lo stesso.
Se oggi fosse il 5 maggio del 1821, la notizia destinata ad aprire le pagine dei giornali di tutto il mondo sarebbe la morte, a soli 52 anni, di Napoleone Bonaparte. Arriverebbe da una piccola isola nell’oceano Atlantico che si chiama Sant'Elena. Da questa remota periferia del mondo, poco più di duecento anni fa sarebbe risuonato l'annuncio della dipartita del grande generale francese. E se fossimo stati in epoca di social network, sicuramente un tweet avrebbe fatto il giro del mondo e scosso l'opinione pubblica. Cosa che, con modalità analogiche, capitò anche allora. “Ei fu. Siccome immobile”, scriverà Alessandro Manzoni nel suo poema “Il 5 maggio”.

Bonaparte

Bonaparte nacque nel 1769 ad Ajaccio, in Corsica, e fin da giovane intraprese la carriera militare. A soli 26 anni, gli viene affidato il comando dell’armata francese impegnata nella Campagna d’Italia contro gli austriaci e gli fu conferito il grado di generale.Forse capendo i tempi che cambiano, Napoleone sposerà fin da subito la causa della rivoluzione. Sarà abilissimo a sfruttare la popolarità ottenuta sui campi di battaglia e i meriti conseguiti come condottiero come volano per la carriera politica.L'Homo Novus diventa imperatore dei francesi dal 1804 al 1814 e poi per cento giorni nel 1815 prima di essere definitivamente sconfitto a Waterloo e costretto in esilio. La sua opera più significativa e duratura è il Codice napoleonico o codice civile che conferma le maggiori conquiste della Rivoluzione: la libertà religiosa, il diritto di proprietà privata e la laicità dello stato, l'uguaglianza giuridica.

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Insomma, tutti i principi che diverranno - decenni o secoli dopo - la piattaforma di ogni democrazia.Amatissimo dai suoi soldati, temutissimo dai suoi avversari, a Napoleone, tra grandi vittorie militari ed epocali sconfitte, è legata forse la nascita della “modernità”.

Eredità

Cosa resta dopo due secoli della sua eredità? Oltre al grande respiro di cambiamento che porterà in Europa nei primi anni dell'Ottocento, la sua vita è anche una metafora della parabola dell'outsider. Nato in una piccola isola riuscirà a diventare un grande personaggio della storia.

Quarto, 5 maggio del 1860

Spostando il baricentro della storia in avanti (39 anni sulla linea del tempo), in un altro 5 maggio prenderà il via un evento che cambierà per sempre la Storia. Sicuramente quella italiana.Il 5 maggio del 1860, da Quarto, vicino Genova, partirà la spedizione garibaldina che, dopo aver portato alla caduta del Regno delle due Sicilie, fornirà la spinta decisiva alla composizione dell'unità d'Italia.

Ad ideare l'impresa fu Francesco Crispi che propose la spedizione a Giuseppe Garibaldi. Dopo qualche dubbio iniziale, il condottiero accettò di capitanarla ma solo a condizione che il terreno fosse preparato da una rivolta in Sicilia. E così, il 4 aprile 1860 insorse Palermo e la ribellione,domata in città, continuò a serpeggiare nelle campagne.Dopo tale episodio, i Mille (esattamente 1084) partirono da Quarto. Si imbarcarono su due piroscafi, il Piemonte e il Lombardo, e sbarcarono a Marsala sei giorni dopo.Dopo aver sconfitto le truppe borboniche a Calatafimi, le camicie rosse raggiunsero Palermo e il 29maggio la occuparono.Nel frattempo, a Cavour, toccava la parte politica. Dopo i primi successi di Garibaldi, portò avanti il duplice incarico di tenere a bada la diplomazia europea e dall'altra di inviare soccorsi in Sicilia.Anche sul fronte borbonico la diplomazia tentò di muoversi, ma senza successo. Dopo la caduta di Palermo, il re Francesco II promise una Costituzione a Napoli l'autonomia alla Sicilia. Inviò una delegazione diplomatica a Torino per proporre un'alleanza con il Piemonte, ma non ci fu tempo.Garibaldi riportò un altro successo a Milazzo il 20 luglio e, di fatto, scacciò i borbonici da quasi tutta l'isola.Dopo aver varcato lo stretto di Messina, mentre l'esercito borbonico si dissolveva e la Basilicata e la Calabria insorgevano al suo fianco, Garibaldi continuò la sua avanzata verso Napoli dove entrò il 7 settembre.Dal canto suo, invece, Cavour, che vedeva scosso dalle vittorie garibaldine il prestigio della monarchia sul fronte del compimento dell'unità d'Italia per opera delle sole forze garibaldine, decise di intervenire. L'esercito piemontese invase Marche e l'Umbria ed entrò dagli Abruzzi nel Regno di Napoli.Dopo la battaglia decisiva sul Volturno, il 26 ottobre Garibaldi incontrò il re a Teano ed entrò con lui a Napoli, deponendo nelle sue mani la dittatura.


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