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A Milano nasce l’Osservatorio per la Casa Accessibile

L’iniziativa è stata avviata da CCL, Delta Ecopolis e il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano, con l’obiettivo di studiare la relazione tra redditi degli abitanti di Milano e provincia e costi abitativi

di Laura Cavestri

3' di lettura

Qual è uno stipendio “decente” se i valori immobiliari si accompagnano, in una rincorsa cinica, all’aumento dei prezzi di tutto il resto? E, soprattutto, che fine farà chi non ha accesso agli impieghi più remunerativi o è disoccupato? Da questi interrogativi nasce l’Osservatorio Casa Affordable (Oca) di Milano Metropolitana, presentato ieri e promosso da CCL - Consorzio Cooperative Lavoratori, Delta Ecopolis in partnership con il Dipartimento di Architettura e Studi Urbani (DAStU) del Politecnico di Milano.

Oca avrà un obiettivo ben preciso, monitorare le dinamiche di affordability nella città metropolitana di Milano e dare una restituzione annuale, tramite un rapporto che verrà presentato ogni anno in primavera, grazie all’attività di ricerca condotta da DAStU, coordinata da Massimo Bricocoli (professore di Politiche Urbane e Housing e direttore DAStU Politecnico di Milano) e da Marco Peverini (assegnista di ricerca DAStU Politecnico di Milano) in collaborazione con il Mapping and Urban Data Lab (MaudLab) e un comitato interdisciplinare e internazionale.

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«L’idea di promuovere Oca – afferma Alessandro Maggioni, Presidente di CCL – è nata dall’osservazione di quanto stiamo vedendo e di ciò che non vorremmo vedere: il modello di città in cui la dimensione della redditività immobiliare si afferma come pensiero dominante sta drammaticamente mostrando la corda nelle metropoli americane. Il divario tra ricchi e poveri aumenta e il ceto medio si vede costretto a essere espulso da tessuti urbani attrattivi. Essendo convinti che una città giusta sia quella in cui convivano case e funzioni per i più abbienti e case e servizi per i lavoratori di cui la città necessita, riteniamo sia utile avere periodicamente un riscontro oggettivo che, al di là delle narrazioni spesso autoassolutorie, riporti tutti al dato del reale. Per costruire, su questo reale, una prospettiva che disegni una città impostata a un'’idea concreta di giustizia sociale».

A Milano, l’aumento dei valori immobiliari, riflesso della crescita della rendita urbana, è in buona parte dovuto agli ingenti investimenti effettuati sulla città da attori pubblici e privati: fondi immobiliari, imprese e famiglie che acquistano e sviluppano immobili per investimenti, ma anche persone che modificano il loro progetto di vita attratti dal capoluogo lombardo.Inevitabilmente, quest'attrazione di risorse finanziarie e umane si riflette nell'aumento dei costi abitativi, conducendo di conseguenza a condizione di esclusione per ampie fasce di popolazione meno abbiente e di ceto medio.

L’Osservatorio ha già infatti rilevato che, per quanto riguarda gli affitti il livello medio ha raggiunto il costo di circa 240 euro/mq annui, mentre lo stock di alloggi di proprietà di ALER e Comune di Milano offerto a costi bassi si ferma al 10% del totale, diminuito in maniera consistente dopo i piani di vendita. Ma costi abitativi così alti sono ancora più preoccupanti a fronte dei salari medi e della composizione dei redditi, che vede quasi il 60% dei percettori di reddito al di sotto di 26mila euro l’anno e il 35% al di sotto dei 15mila.

«A Milano, non solo i poveri e i giovani faticano a trovare casa – ha aggiunto Massimo Bricocoli, professore di Politiche Urbane e Housing e direttore DAStU Politecnico di Milano –. La collocazione sul mercato del lavoro di figure professionali anche qualificate si scontra con una crescente difficoltà di trovare alloggi a costi accessibili e a godere di una qualità della vita accettabile. Per questo, come accade in altre città europee in fase di crescita, è fondamentale raccogliere dati sulle spese abitative e sui redditi per restituire pubblicamente la dimensione del problema e supportare azioni e progetti che sappiano rendere Milano più aperta e inclusiva».

Basti pensare alla città di Vienna: ha accresciuto di 400mila gli abitanti in 20 anni, rispetto ai circa +100mila di Milano, ma è riuscita a mantenere il livello degli affitti molto più basso. Affittare presso privati a Vienna costa mediamente circa 120 euro/mq annui (da intendersi spese incluse), risultato raggiunto grazie al controllo degli affitti (attivo su circa il 15% dello stock) e a un mix di politiche fondiarie funzionali all'espansione dell'offerta accessibile in affitto permanente – soprattutto edilizia municipale (20% dello stock) e promozione di cooperative indivise (20%) – tale per cui circa il 50% delle case in affitto nella capitale austriaca si attestano su canoni intorno a 90 euro/mq annui.

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