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A Torino la nuova generazione di moduli

Verso la Luna

di Filomena Greco

(NicoElNino - stock.adobe.com)

3' di lettura

Da quattrocento chilometri di distanza dalla Terra a 380mila. La storia delle missioni dell’uomo nello spazio sta per fare un salto e l’Italia, con lo stabilimento di Torino di Thales Alenia Space (65% ai francesi di Thales, 35% a Leonardo) e il Piemonte sono in prima linea nello sviluppo e della costruzione dei futuri moduli abitativi per la futura stazione lunare dove gli astronauti lavoreranno e studieranno nel prossimo decennio.

La Iss, la stazione spaziale internazionale, ha vent’anni di storia alle spalle; il Gateway, la futura stazione in orbita cislunare, sarà in parte operativa a partire dal 2025. In questo lasso di tempo si sviluppa la competenza industriale italiana in fatto di moduli abitativi per lo spazio, perché una parte consistente delle strutture attualmente in orbita sono state costruite a Torino, compresa la cupola dalla quale gli astronauti fotografano la Terra. E una parte consistente delle future strutture in orbita nascerà a Torino. «La progettazione dei moduli del Gateway – spiega Marcella Salussolia, a capo del progetto per la realizzazione di Hab, International Habitat, uno dei due moduli del Gateway per il quale Thales Alenia Space è prime contractor di Esa – pone una serie di nuove sfide progettuali e tecnologiche che stiamo affrontando. Per la prima volta con il Gateway saremo fuori dall’orbita terrestre in modo permanente, con una operatività degli astronauti a bordo per una novantina di giorni all’anno». Al lavoro sul progetto ci sono un centinaio di ingegneri alle prese con un ambiente più estremo, con una esposizione alle radiazioni più sfidante, con implicazioni importanti, per il fatto di essere in orbita intorno alla Luna, sul design dei moduli soggetti a radiazioni cosmiche e tempeste solari pesanti. «Le architetture avranno bisogno di protezioni e i componenti dovranno essere “robusti alle radiazioni – spiega Salussolia – Inoltre portare e assemblare in orbita questi moduli a distanze importanti pone limitazioni di massa al lancio e abbiamo sviluppato soluzioni per ambienti abitativi confortevoli per gli astronauti ma tecnicamente sostenibili». Saranno di dimensioni più ridotte rispetto agli attuali – da 4,3 a 3 metri di diametro – e avranno un layout interno ottimizzato con nuove soluzioni in fase di studio. «Grazie al laboratorio di realtà virtuale che abbiamo a Torino – spiega Salussolia – stiamo facendo delle sessioni con gli astronauti che, in presenza o in remoto, possono testare con i loro Avatar l’ambiente virtuale del modulo. Sono gli utenti finali e grazie alla loro esperienza in orbita ci danno feedback preziosi per tarare e raffinare il progetto in base alle loro esigenze».

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Il Gateway sarà in orbita lunare e anche il sistema di monitoraggio e di manutenzione dovrà cambiare radicalmente rispetto all’assetto attuale. «Sulla stazione spaziale abbiamo la possibilità di portare pezzi di ricambio più facilmente, e abbiamo la presenza costante degli astronauti in caso di necessità di intervento o di manutenzione» semplifica la project manager. Così non sarà per il futuro gateway che dunque dovrà adottare soluzioni diverse, per garantire interventi manutentivi autonomi e una architettura modulare con interoperabilità tra i moduli stessi. La missione avrà due fasi, la prima avrà come obiettivo supportare il primo allunaggio previsto nel 2025, il secondo modulo, l’International Habitat, ha il lancio previsto al 2026 anche se è possibile uno slittamento. La seconda fase della missione sarà destinata al supporto delle missioni da e per il Gateway, con il lander, che rappresenta il sistema di allunaggio, che potrà andare avanti e indietro rispetto al suolo lunare per rendere più sostenibile la permanenza dell’uomo sulla superficie lunare.

Il Gateway sarà un tassello in una strategia di esplorazione che ha come obiettivo finale arrivare su Marte. Si tratta di un progetto ambizioso, che coinvolge una quarantina di partner industriali tra i quali molte Pmi italiane e che apre a una fase di “democratizzazione” delle missioni nello spazio, aperte anche a privati, un catalizzatore per lo sviluppo della Space economy.

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