DESIGN

Abbassate quelle luci! Così si scalda l’inverno

Bastano pochi punti luminosi diffusi nella casa per creare atmosfere avvolgenti e scenografiche nei mesi bui. Le opinioni degli esperti e le nuove proposte

di Giovanna Mancini

4' di lettura

Consiglio numero uno: abbassate le luci. È l’errore più comune e diffuso – soprattutto in Italia, il Paese del Sole – pensare di riprodurre anche in inverno il chiarore (e l’allegria) dell’estate illuminando a giorno le stanze delle nostre case. Niente di più sbagliato.
Per portare luminosità e calore in un interno domestico – e creare quell’effetto «cocooning», di poesia e sicurezza, di cui abbiamo tutti bisogno nei freddi e grigi mesi invernali – il segreto è usare luci calde (con lampadine di temperatura inferiore ai 3mila gradi Kelvin) e diffuse nell’ambiente.

«Se accendi una luce dove tutto è illuminato, non la vedrai – osserva l’architetto Ludovica Serafini, fondatrice assieme al marito Roberto Palomba dello studio L+R Palomba di Milano –. Se invece la accendi al buio, te ne accorgerai eccome. In una stanza poco luminosa è meglio scegliere delle luci basse, per illuminare l’angolo di cui abbiamo bisogno. Questo dà movimento allo spazio con zone chiare e zone scure, come delle note in una partitura musicale. Troppa luce invece appiattisce l’ambiente».

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Via i lampadari dal soffitto, suggerisce Roberto Palomba e il coro di architetti e designer su questo punto è unanime. Come in un teatro, anche in casa la luce permette di creare scenografie diverse a seconda dell’ambiente o della necessità. E non serve molto, per riuscirci, tanto più oggi grazie all’uso delle tecnologie Led e dei sistemi di gestione da remoto. «Bastano una lampada da terra, che riflette la propria luce sul soffitto, una da tavolo per studiare o lavorare e una piccola lampada nomade, più scenografica, per creare situazioni sempre diverse», suggerisce Luca Nichetto, designer veneziano che da anni vive e lavora a Stoccolma.

«Nei Paesi nordici il tema della luce è molto sentito – spiega Nichetto – e il suo utilizzo molto diverso rispetto all’Italia. Nonostante la mancanza di luce durante i mesi invernali, gli scandinavi non cercano di ovviare al problema ricreandola all’interno con un’illuminazione artificiale sparata. Anzi: negli spazi al chiuso, siano essi case o ristoranti, c’è sempre una luce soffusa, grazie anche a un uso sapiente dei dimmer, oppure al ricorso frequente al vetro opalino, usato su apparecchi di forma sferica che riescono a illuminare senza abbagliare».

È lo stesso principio che ispira Floed, il nuovo progetto dell’italianissimo studio Storagemilano per Kundalini. «Le nostre lampade sono molto invernali – osserva Marco Donati, uno dei tre fondatori dello studio – nel senso che hanno sempre un aspetto estetico e una resa molto caldi e avvolgenti, grazie anche all’uso di materiali come l’ottone per il supporto. Il nostro obiettivo, soprattutto nei progetti residenziali, non è mai illuminare a giorno una stanza, ma creare una piccola poesia, attraverso oggetti di accompagnamento che creino un’atmosfera piacevole e rilassata». Anche grazie a un dialogo costante con l’ambiente e gli oggetti attorno: «Un progetto di illuminazione deve essere integrato con il sistema casa – aggiunge Donati –: a cominciare dalla luce naturale che filtra dall’esterno, ma anche i mobili, i colori dei tessuti e delle pareti, i pavimenti, studiando i possibili riflessi, l’alternanza di luce diretta e indiretta nell’ambiente».

In effetti la luce è «come una pallina di gomma – fa notare Roberto Palomba – devi immaginare un fascio che proviene da una fonte e rimbalza su tutte le superfici che incontra nel suo percorso. Mano a mano che rimbalza, la sua intensità diminuisce. Un bravo progettista deve tenere conto di tutto questo. È complesso, ma affascinante, perché permette di giocare in mille modi e creare un’infinità di effetti differenti». Come la collezione di lampade Rituals che assieme a Ludovica ha disegnato per Foscarini: «È un nostro grande amore – spiega Ludovica –: la luce passa attraverso il vetro inciso in modo più o meno profondo e questo crea un effetto vibrante, come se provenisse da una candela». Sempre per Foscarini, lo studio milanese ha realizzato anche la lampada da tavolo Birdie, un best seller dalle linee minimali, che quest’anno si arricchisce di quattro nuove colorazioni. La sua personalità giocosa ed eclettica le permette di adattarsi a diversi ambienti della casa.

Personalità: parola importante quando si parla di lampade. Perché, dice ancora Roberto Palomba, se la luce disegna la scenografia, come a teatro, la lampada è l’attore protagonista che anima lo spettacolo. Potrebbe sembrare una contraddizione: tutti i progettisti spiegano che oggi la tendenza è “nascondere” le fonti luminose, ad esempio collocandole a terra, dietro un divano o una libreria, per creare un’atmosfera avvolgente, in cui l’occhio non vede l’oggetto da cui proviene il fascio di luce, ma ne percepisce l’effetto diffuso nell’ambiente.

«In realtà non c’è alcuna contraddizione – precisa Ludovica Serafini –. Un progetto di illuminazione si compone di elementi diversi. L’idea di mettere la fonte dietro un altro mobile è uno di questi elementi, ma poi sono importanti anche le lampade di per sé, come oggetti, che devono sempre avere un senso, cioè essere belli e creare una bella illuminazione».

Una lampada è molto più della luce che emette, concorda Luca Nichetto: «Io cerco è sempre di creare un oggetto che abbia una sua estetica, e quindi un valore, a prescindere dalla funzione. Per questo preferisco le lampade decorative, che quando sono spente sono una cosa e quando si accendono si trasformano in qualcosa di totalmente diverso». Come la lampada portatile Easy Peasy, realizzata da Nichetto per Lodes, con il suo carattere giocoso che le conferisce una vita indipendente dalla sua funzione. Lo stesso accade a Fienile, disegnata per Luceplan da Daniel Rybakken. «Il dialogo con la luce proveniente dall’esterno è fondamentale – afferma il designer norvegese –. Ma in inverno, soprattutto nei Paesi nordici, dove le ore di buio sono tante, questa interazione viene meno, con effetti anche sull’umore. Per questo nel mio lavoro cerco di creare un’illuminazione il più possibile naturale, che ha un’influenza positiva sulle persone». Un’attenzione alla luce come fonte di benessere che, in questi tempi di incertezza e limitazioni, è più importante che mai.

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