METE ALCOLICHE

Addio 2020: dieci viaggi di spirito da fare nel nuovo anno

In attesa, e nella speranza, che si possa riprendere a viaggiare senza restrizioni ecco le dieci destinazioni top per gli amanti dei distillati

di Maurizio Maestrelli

Un castello in Normandia dove si produce il Calvados

6' di lettura

«Sì, viaggiare», cantava Lucio Battisti verso la fine degli anni Settanta senza alcun timore, se non per «le buche più dure», e senza mascherine, autocertificazioni e tamponi di qualsiasi tipo. Nella speranza che il 2021 sia l’anno delle ripartenze, sociali ed economiche in primis ma anche turistiche, proviamo a suggerirvi dieci destinazioni imperdibili per chi ama i distillati che raccontano tutti una storia e un luogo. Dalle fascinose terre scozzesi alle acque cristalline della Giamaica, dalle spiagge che hanno fatto la storia in Normandia ai misteriosi disegni di Nazca in Perù fino alle incantevoli montagne del nostro Trentino. Ognuno di questi luoghi merita il viaggio. E se pensate che la distanza a volte sia eccessiva sappiate che ad aspettarvi ci sono i profumi e le emozioni che solo un grande distillato sa regalarvi.

Scozia

1. Scozia: tra castelli e pesca “alla mosca”

Se il whisky è il re di tutti gli spiriti, la Scozia è la sua “terra promessa”. Un distillato di cereali prodotto da secoli e diventato da tempo non solo un simbolo di questa terra ma pure una delle sue principali fonti d’attrazione turistica. Ogni anno sono migliaia gli appassionati che gravitano in una delle cinque aree del whisky (Lowland, Highland, Speyside, Campbeltown e Islay) per visitare distillerie e partecipare agli eventi annuali. La Scozia è la meta ideale anche per ammirare castelli “cinematografici”, come quello di Eilean Donan immortalato in Highlander, praticare il golf oppure la pesca “alla mosca”.

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2. Francia: spiagge celebri e mele

In quanto a distillati famosi la Francia offre l’imbarazzo della scelta. Noi scartiamo le zone di Cognac e Armagnac per dirigerci più a nord, in Normandia. A pochi minuti di macchina dalle spiagge dello sbarco che risolse definitivamente l’esito della seconda guerra mondiale ci si ritrova immersi in fitti meleti. Già perché il celebre spirito della zona si ricava proprio dal frutto della tentazione per Adamo, pressato e trasformato in sidro per poi trasformarsi in vapore alcolico e infine in Calvados (il migliore è quello dei Pays d’Auge). Da non perdere in zona ovviamente il famosissimo Mont Saint-Michel e l’acquisto di formaggi come il Camembert e il Pont l’Evêque.

Perù

3. Perù: la patria del Pisco

Potrebbe essere il distillato sorpresa del prossimo decennio, ma per ora quando si parla di Pisco quasi tutti si pensa al suo cocktail più rappresentativo: il Pisco Sour. Il Pisco è un distillato di vino che non subisce invecchiamento e presenta caratteristiche organolettiche differenti a seconda delle uve usate, stabilite da apposito disciplinare, e dalla zona di produzione. Dalla capitale Lima si scende verso sud lungo la celebre Panamericana: lungo il percorso che porta alle distillerie si ammirano i contrasti di questo Paese che sa offrire il fascino selvaggio dell'oceano, la suggestione del deserto e il miraggio delle Ande. Ovviamente senza dimenticare Machu Picchu e le “linee di Nazca”.

Messico

4. Messico: i figli dell’agave

Per gli antichi aztechi l’agave era un dono degli dei: il succo fermentato, ribattezzato “pulque” dai conquistadores, donava forza e inebriava i sensi. Con gli spagnoli il succo iniziò a essere distillato e così nacque il mezcal e, successivamente, il tequila. La differenza tra i due prodotti è determinata dal processo produttivo, dalle aree di raccolta e anche dal tipo di agave, perché non ne esiste un’unica varietà. Dalle note più ruvide e di leggera affumicatura il mezcal, più pulite ed erbacee il tequila, entrambi i distillati costituiscono un emblema del Messico. Dei due, il tequila si è affermato più rapidamente anche grazie a un cocktail ormai internazionale come il Margarita. Da sorseggiare a bordo piscina magari in qualche resort di Playa del Carmen.

5. Kentucky: parchi, cavalli e due dita di bourbon

Patria del bluegrass, un genere musicale per certi versi simile al più noto country, terra di cavalli (qui si corre ogni anno il Kentucky Derby), di montagne e foreste mozzafiato, il Kentucky non avrà forse la capacità quasi mitica di attrazione della California o di New York ma in compenso ha il bourbon. Il whiskey (che si scrive con la “e”), ricavato principalmente dal mais, è ormai riconosciuto e bevuto in tutto il mondo. Spina dorsale di apprezzati cocktail come il Manhattan o il Boulevardier, benché possa essere prodotto anche in altri Stati dell’Unione ha la sua patria d’origine proprio qui. E qui si trovano numerose distillerie visitabili: da Jim Beam a Maker’s Mark, da Wild Turkey a Woodford Reserve. Tutte, tranne la distilleria di Jack Daniel’s, forse il bourbon che non vuole definirsi tale più famoso nel mondo, che si trova invece nel vicino Tennessee.

Jura -Svizzera

6. Svizzera: il ritorno della «fata verde»

Amato da poeti maledetti come Verlaine e Rimbaud, immortalato nei quadri di Manet e Degas, poi scomparso per novant’anni almeno da bar e ristoranti, l’assenzio è da qualche anno tornato in vita. Privo di qualsiasi elemento nocivo, il distillato ha il cuore della sua produzione, molto spesso artigianale, nella svizzera Val-de-Travers, Canton Giura. Qui, in mezzo a una natura che sembra ancora pressoché incontaminata, si incontrano giovani distillatori che si sono rimessi al lavoro a partire dal 2005, quando è caduto il divieto legale, con alambicchi scaldati a fuoco vivo e le botaniche che compongono la ricetta, dall’artemisia alla melissa e altre ancora, lasciate a essiccare nel solaio. Dal tenore alcolico particolarmente elevato, sfiora spesso i 70%, l’assenzio va bevuto diluito con acqua. Possibilmente seguendo il rito bohemienne che prevede anche l’uso di uno specifico cucchiaio forato e di una zolletta di zucchero.

Jamaica

7. Giamaica: rum e reggae

Terra natale di Bob Marley, la leggenda del reggae, e di Usain Bolt, l’uomo più veloce del mondo, la Giamaica è una delle mete più ambite per chi cerca o sogna la vacanza ai Caraibi. Un mare cristallino e caldo, un paradiso per subacquei, e un clima di tipo tropicale, ovvero con temperature alte e molto umide. Il che ha contribuito a favorire la diffusione di due particolari tipi di vegetali, la cannabis sativa e la canna da zucchero. La seconda ha dato vita alla produzione, come un po’ in tutti i Caraibi e in buona parte del Sud America, di eccellenti rum. L’isola vanta alcune delle migliori distillerie al mondo: dalla grande e nota Appleton alle più piccole ma molto quotate Hampden, Worthy Park e Monymusk.

8. Trentino: montagne e alambicchi

Solo il distillato di vinaccia prodotto in Italia può fregiarsi del nome “grappa”. Un prodotto della tradizione più povera, da tempo nobilitato dal lavoro dei tanti produttori sparsi su tutto il territorio nazionale. Ma se c’è una zona dove lo spirito italiano per antonomasia ha raggiunto uno status quasi simbolico questo è il Trentino, dove vi aspettano ventiquattro distillerie spesso a conduzione familiare da diverse generazioni. Riscoprire la tradizione, ma anche le nuove frontiere della grappa, tra monovitigni e uso delle barrique, è un buon motivo per raggiungere la provincia autonoma e godere come plus di una città suggestiva come Trento, della cucina locale e, naturalmente, delle favolose montagne che la circondano.

9. Varsavia: il museo dedicato alla vodka

Se la vodka sia nata in Polonia o in Russia è questione ancora aperta. Poco male comunque perché il distillato bianco per eccellenza - uno dei più venduti al mondo - ha ormai raggiunto vette d’eccellenza anche in altre nazioni, dalla Francia alla Svezia. Tuttavia solo Varsavia ospita un museo dedicato. Inaugurato nel 2018, guarda caso in un ex stabilimento produttivo proprio di vodka, il museo permette di scoprire tutti i segreti del distillato grazie a filmati e installazioni multimediali. Da non perdere ovviamente, alla fine del tour, il Bar ¾ dove godersi un cocktail a tema prima di andare a esplorare la capitale polacca partendo dall'elegante piazza del Castello, ricostruita in modo filologico dopo l'occupazione nazista.

10. Londra: la rinascita del gin

C'è bisogno di un motivo per andare o tornare a Londra? Forse no, ma proviamo lo stesso a darvi uno spunto originale e, ovviamente, alcolico. In città ai tempi della cosiddetta gin craze le distillerie (spesso clandestine) non mancavano, ma con il tempo e per i cambiamenti del mercato sparirono tutte. Fino almeno al 2009, quando aprì i battenti la Sipsmith Distillery, la prima distilleria cittadina a ottenere la regolare licenza dopo ben 189 anni. Ovviamente dai suoi alambicchi esce il distillato british per eccellenza, ovvero il gin, lo spirito che gode in questi anni della maggior popolarità mondiale. Un tour londinese attraverso le distillerie di nuova generazione non può fare a meno anche della Portobello Distillery, nel vivace quartiere di Notting Hill, e la City of London Distillery. Raccomandata anche la visita alla Beefeater’s Home of Gin.


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