Musica

Addio a Charlie Watts

Lo storico batterista dei Rolling Stones aveva 80 anni

(Afp)

2' di lettura

E' morto il batterista dei Rolling Stones Charlie Watts. Lo ha annunciato un portavoce del musicista, come riportano i profili social della band inglese. Watts aveva 80 anni, si è spento in un opedale di Londra, circondato dalla famiglia.

Niente fan ed eccessi per lui, ma sempre la moglie Shirley. “Charlie era un bravo marito, padre e nonno e anche come membro dei Rolling Stones uno dei più grandi batteristi della sua generazione”, ha sottolineato il suo addetto stampa, Bernard Doherty, che ha dato il triste annuncio.

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Cancro alla gola

All'inizio del mese gli Stones avevano annunciato che Watts non avrebbe preso parte al tour negli Stati Uniti che prenderà il via il 26 settembre, per sottoporsi a cure mediche. Dal 2004 era in cura per un cancro alla gola. Con lui se ne va un pezzo di storia della musica. Quella fatta in “60 anni di band”.

Educato, solitario ed elegante, Watts era con Keith Moon, Ginger Baker e una manciata di altri, un batterista rock di primo piano. Amato e rispettato a livello internazionale per il suo stile nel suonare, ha contribuito a portare la band dagli inizi avventurosi al livello di superstar internazionali.

Passione per il jazz

Nato nel 1941 all'University College Hospital di Londra e cresciuto a Kingsbury, Watts era un “working class musician”. La sua prima passione è stata per il jazz, per John Coltrane e Miles Davis che ascoltava fin da ragazzino. All’età di 13 anni i suoi genitori gli regalarono la prima batteria. E il resto è storia.

Watts si è unito agli Stones all’inizio del 1963 ed è rimasto con la band per i successivi 60 anni. Insieme a Mick Jagger e Keith Richards era il componente più longevo ed essenziale del gruppo. Gli Stones hanno iniziato “come tipi bianchi inglesi che suonavano musica nera americana”, amava raccontare Watts, e anche grazie a lui hanno sviluppato rapidamente il loro sound distintivo. In concerto, due capolavori degli Stones come “Brown Sugar” e “Start Me Up” spesso iniziavano con un riff di chitarra di Richards, con Watts che lo seguiva e Wyman, come amava dire il bassista, che contribuiva a “irrobustire il suono”. La velocità, la potenza e la capacità di tenere il tempo di Watts non sono mai raccontati meglio che nel documentario del concerto “Shine a Light”: il regista Martin Scorsese ha filmato la canzone “Jumpin’ Jack Flash” e Watts batteva il tempo già dietro le quinte.

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