La resistenza

Talebani, governo slitta alla prossima settimana

Il leader della «valle ribelle» smentisce via Facebook la notizia di una capitolazione del Panshir

Afghanistan, Borrell: "L'Ue pronta a coordinarsi con il governo talebano"

3' di lettura

I talebani hanno dichiarato di «non aver bisogno degli Stati Uniti o di altri nella lotta al terrorismo» pochi giorni dopo che dal Pentagono era stata ventilata l’ipotesi di una collaborazione contro l’Isis-K. Intanto rinviano la formazione del nuovo governo alla prossima settimana e lanciano il sito ufficiale dell’Emirato islamico. “D’ora in poi potrete seguire l’Emirato ai seguenti indirizzi: alemarah.asia, alemarahenglish.asia, alemarahdari.asia, alemaraharabic.asia, ieaurdu.com”, ha scritto su Twitter il portavoce degli studenti coranici Zabihullah Mujahid..

Governo, fumata nera

I Talebani hanno rinviato nuovamente la formazione di un nuovo governo in Afghanistan, che dovrebbe avvenire la prossima settimana mentre era prevista per oggi. Lo ha detto il portavoce dei Talebani Zabiullah Mujahid, mentre sono in corso trattative interne per mettere in piedi un governo che sia inclusivo e risulti accettabile agli occhi della comunità internazionale. L’annuncio del nuovo governo era atteso per oggi e, come riferito da fonti citate ieri dai media locali, probabilmente sarebbe stato guidato dal co-fondatore del gruppo, il Mullah Abdul Ghani Baradar. E’ la seconda volta che i Talebani rinviano la formazione del nuovo governo a Kabul da quando hanno preso il controllo della capitale il 15 agosto.

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Siamo preparati a garantire sicurezza

«Siamo pienamente preparati a garantire la sicurezza dell’Afghanistan. Non abbiamo bisogno della cooperazione degli Stati Uniti o di nessun altro Paese in questo senso», ha detto Inamullah Samangani, membro della commissione culturale dei talebani, secondo quanto riportato a Tolo news. La dichiarazione potrebbe modificare gli equilibri della «collaborazione» ventilata nelle scorse settimane da Usa, Ue e altri partner internazionali, non solo sul versante della lotta al terrorismo.

Panshir, Massoud smentisce capitolazione

Intanto, sul fronte domestico, nella notte di sabato 4 settembre, le forze talebane si sono spinte dentro la valle del Panshir, raggiungendo il villaggio di Anabah, dove si trovano il centro chirurgico e pediatrico e il centro di maternità di Emergency. Lo rende noto in un comunicato la stessa organizzazione, che precisa: “al momento, l’attività dell’ospedale non ha subito interferenze e continua normalmente. Finora abbiamo ricevuto un numero esiguo di feriti, ma non comunichiamo i dati esatti né la provenienza dei pazienti per evitare possibili rischi di strumentalizzazione”.

I talebani avevano diffuso la notizia della capitolazione del Panshir. Ma la notizia, accolta con festeggiamenti nella notte a Kabul, è stata sconfessata con un messaggio Facebook dal leader della resistenza afghana, Ahmad Massoud. «Non rinunceremo mai a lottare per Dio, libertà e giustizia», scrive Massoud, liquidando così anche le voci di una sua fuga in Tagikistan. «Il nostro popolo - assicura -non si stancherà mai di fidarsi di Dio e andrà avanti per costruire un Afghanistan prospero, libero e indipendente».

Fahim Dashti, portavoce di Ahmad Massoud, ha rincarato al dose su Twitter, parlando di «scontri con i Talebani che hanno raggiunto le alture di Darband e poi sono fuggiti, schiacciati dalle forze della Resistenza nazionale’». ’«È stato il più amaro dei giorni’», ha detto Dashti. La «valle ribelle» non è mai stata conquistata neppure ai tempi dell’Unione sovietica.

Media: avanzata talebani nel Panshir rallentata da mine

Una fonte talebana ha riferito che i combattimenti continuano nel Panshir, ma l’avanzata è stata rallentata dalle mine antiuomo piazzate sulla strada per la capitale Bazarak e il complesso del governatore provinciale. Lo riporta Al Jazeera. Gli studenti coranici sembrano determinati a sconfiggere la resistenza del Panshir prima di annunciare il nuovo governo dopo il ritiro delle truppe statunitensi, che avrebbe dovuto porre fine a due decenni di guerra. Ma il Panshir, che ha resistito per quasi un decennio all’occupazione dell’Unione Sovietica e anche al primo governo dei talebani dal 1996 al 2001, resiste ostinatamente.

Riunione Onu il 13 settembre per aiuti umanitari

Intanto, la comunità internazionale resta al lavoro sulla crisi umanitaria esplosa con il ritorno dei Talebani. Le Nazioni Unite convocheranno una riunione ministeriale a Ginevra, in Svizzera, il 13 settembre per cercare un rapido aumento dei finanziamenti per affrontare la crescente crisi umanitaria in Afghanistan, dove quasi la metà dei 38 milioni di persone del Paese ha bisogno di assistenza. Il portavoce Onu, Stephane Dujarric, nell’annunciarlo oggi, ha affermato che il segretario generale Antonio Guterres farà appello “per un accesso umanitario completo e senza ostacoli per assicurarsi che gli afghani continuino a ottenere i servizi essenziali di cui hanno bisogno”.

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