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Airbnb sbarca nella moda: cosa c’entra l’abbigliamento di lusso con gli affitti brevi

La community di viaggi lancia la sua prima collezione di moda firmata dal designer americano Phillip Lim. Un ulteriore passo alla conquista del segmento luxury travel che vale 190 miliardi di euro ed è in crescita. Con lo zampino di una manager navigata come Angela Ahrendts

di Marta Casadei


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4' di lettura

Una collezione di sleepwear (leggi: pigiami): tre modelli da uomo e tre da donna, con fantasie che evocano paesaggi americani. È con questa capsule in serie limitata che Airbnb debutta nella moda. Lo fa puntando dritto al segmento lusso, in collaborazione con 3.1 Phillip Lim, un marchio con sede a Los Angeles fondato dal designer Phillip Lim, americano, nato in Thailandia ma di origini cinesi.

Cosa c’entrano i pigiami di lusso con le case in affitto? La domanda sorge spontanea, visto che Airbnb è innanzitutto uno dei pilastri di un nuovo concetto di turismo, quello che ha sostituito il classico hotel con una casa e costruito una community internazionale conquistando, nel tempo, anche il mondo della moda.

La genesi dell’azienda, infatti, è lontana dalla moda e dal lusso: la piattaforma è nata, tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, dall’idea di due giovani neolaureati, Brian Chesky e Joe Gebbia, che decisero di mettere un annuncio online e affittare una stanza della loro abitazione a San Francisco per pagare parte del loro canone, sfruttando la concomitanza con un’importante fiera di design che aveva portato in città decine di migliaia di persone, lasciando libere solo poche e costosissime stanze d’hotel.

Il modello attuale di Airbnb è andato ben oltre il concetto iniziale di quello che Chesky e Gebbia (insieme all’amico informatico Blecharczyk) chiamarono inizialmente airbedandbreakfast.com e che si è trasformato nel più semplice Airbnb nel 2009.

Oggi la piattaforma - che nel 2017 ha fatturato 2,8 miliardi di dollari e generato 93 milioni di profitti - è un punto di riferimento per i viaggiatori sia in termini di alloggi sia di esperienze ( e avventure: una categoria lanciata da poco che, tra le varie opzioni, ha anche un viaggio intorno al mondo di 80 giorni) e si sta orientando sempre di più verso il segmento luxury travel. Un segmento che, secondo le stime Bain&Co-Altagamma, nel 2018 ha toccato i 190 miliardi di euro di valore a livello mondiale, con una crescita del 5% rispetto all’anno precedente.

Tornando alla community di viaggi, l’emblema del nuovo corso è stato il lancio, un mese fa, di Airbnb Luxe con 2.000 abitazioni di lusso (ma anche intere isole) selezionate in base a una serie di criteri rigidi - pare circa 300 - e messe in affitto online con il claim “case straordinarie”), a cui si aggiunge la possibilità di prenotare un viaggio su misura, studiato nei minimi dettagli e sulla base delle esigenze del cliente.

Airbnb Luxe, le più belle case di lusso nel mondo

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La collezione Airbnb x 3.1 Phillip Lim - che ha un risvolto charity: il ricavato va all’associazione Children in conflict - rientra proprio nella dimensione dell’esclusività che è propria dei viaggi di lusso. E rappresenta un tassello dell’ “esperienza viaggio” nel suo complesso.

«Siamo sempre alla ricerca di modi nuovi e unici per celebrare la nostra community e ispirare i viaggiatori - spiegano dall’azienda - e questa collezione va proprio in questa direzione. Insieme a Phillip Lim abbiamo creato qualcosa in grado di mostrare come i viaggiatori possano scoprire il design attraverso Airbnb» . La capsule, che è in vendita direttamente sul sito del brand, al prezzo di 195 dollari (i modelli da donna) o 225 dollari (da uomo), è stata prodotta in 315 pezzi: «Ognuno è realizzato con tessuti unici pensati per tutti quei viaggiatori che vogliono dare al proprio sleepwear quel twist in più. Inoltre, tutti i capi sono inseriti in una propria custodia di tela che può essere riutilizzata», spiegano sempre da Airbnb.

Il progetto rappresenta un tassello della strategia dell’azienda californiana alla conquista di una clientela di fascia alta e lo dimostra il fatto che si inserisce in un filone che vede gli hotel di lusso allearsi sempre più di frequente con marchi di moda internazionali, per sviluppare collezioni e progetti ad hoc, tutti all’insegna della limited edition. Tra questi, ci sono quelli del gruppo Pellicano Hotels (che gestisce gli hotel Il Pellicano, La Posta Vecchia e Il Mezzatorre) che tra il 2018 e il 2019 ha collaborato con il marchio di pigiami di lusso For restless sleepers e con Birkenstock, ma anche la collaborazione dell’Hotel Savoy di Firenze con Pucci e quella degli hotel St.Regis con Vilebrequin. Per ora, sempre a detta di Airbnb, non ci sono altre collezioni fashion in cantiere, ma, intanto, l’azienda ha messo un piede nel settore.

Nella svolta luxury (e fashion) della community ha (e avrà) un ruolo senza dubbio Angela Ahrendts, nominata nel board della società californiana lo scorso maggio. Se le fondamenta di Airbnb Luxe sono state sicuramente gettate prima del suo ingresso nel consiglio di amministrazione di Airbnb, la manager (che è anche nel board di Ralph Lauren) porta in house un bagaglio di altissimo livello sia sul fronte lusso sia su quello esperienziale. Negli ultimi 10 anni, infatti, ha ricoperto il ruolo di ceo di Burberry (che all’epoca, tra il 2006 e il 2014, seppe precorrere i tempi della rivoluzione tech nella moda, cavalcandone appieno l’onda) e poi di vicepresidente e responsabile retail in Apple, dove si è occupata dell’esperienza in negozio.

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