Sostegno e ripresa

Aiutare partite Iva e piccole imprese a superare i debiti

di Franco Vermiglio

(Alexander Raths - stock.adobe.com)

3' di lettura

Sono molte, troppe, le imprese di dimensione più piccola e le partite Iva che non riusciranno a pagare i debiti – quelli pregressi e quelli accumulati nei periodi di lockdown – e che non potranno effettuare gli investimenti necessari per recuperare efficienza e competitività.

Se, come tutto lascia oggi prevedere, saranno costrette a chiudere, la Comunità ne subirà un danno enorme, non solo economico, perché con esse verrebbero meno i beni e i servizi che producono, le imposte e i contributi che pagano, i posti di lavoro che garantiscono.

Loading...

Lo Stato può fare parecchio per evitare tale epilogo: sostenerle finanziariamente, come in qualche modo sta già facendo con i ristori; sollevarle dal pagamento dei debiti per le imposte arretrate e sospendere o ritardare il pagamento di quelle correnti.

Nel fare ciò, lo Stato incontra tuttavia il limite delle risorse finanziarie di cui dispone e alle quali non può rinunziare.

Si rende dunque necessario individuare una soluzione che consenta di contemperare le esigenze di contabilità pubblica con quelle di salvaguardia del tessuto economico e sociale.

In tale prospettiva, lo Stato potrebbe consentire alle imprese ed alle partite Iva di accedere a mutui agevolati per pagare imposte e contributi previdenziali correnti e pregressi, questi ultimi al netto di sanzioni, interessi e oneri di riscossione.

I finanziamenti dovrebbero avere le seguenti caratteristiche: garanzia integrativa dello Stato; durata variabile da cinque a venticinque anni, con uno o due anni di preammortamento; rate di importo compatibile con i flussi di cassa delle imprese; interessi a tasso fisso a carico dello Stato o ripartiti al 50% col debitore.

Una misura di tal genere, lungi dal potersi ricondurre a fattispecie di natura premiale, avrebbe invece carattere solidaristico più che mai giustificato dall’esistente situazione di crisi ed impatterebbe in misura virtuosa sul sistema produttivo, con ricadute vantaggiose per le imprese, per l’Erario e gli Enti previdenziali e la Comunità tutta.

Le imprese potrebbero affrontare la ripresa senza il peso dei debiti scaduti e delle imposte correnti, e dunque libere dalla minaccia di azioni esecutive o cautelari nel caso in cui non riuscissero ad onorarle puntualmente.

La definizione dei debiti al netto degli interessi e delle sanzioni farebbe emergere nei loro bilanci insussistenze del passivo, migliorerebbe il risultato economico dell’esercizio, diminuirebbe le passività immediate migliorando il capitale circolante netto e il rating bancario.

Inoltre, farebbe venire meno le limitazioni derivanti dal mancato pagamento di imposte e contributi (si pensi al Durc), che potrebbero comprometterne i rapporti con la Pubblica Amministrazione.

L’Erario e gli Enti previdenziali riscuoterebbero subito e in unica soluzione l’importo di crediti la cui gestione richiede tempo, impiego di risorse umane e costi non indifferenti. Rinunzierebbero solo agli interessi e alle sanzioni, ma nella prospettiva dell’incasso immediato di ingenti risorse e del risparmio dei tempi e dei costi di recupero, con la possibilità di impiegare al meglio il personale a ciò dedicato.

A fronte di ciò, il mantenimento in vita delle imprese eviterebbe i costi del sostegno ai soggetti rimasti privi del posto di lavoro e sarebbe garanzia di gettito fiscale e contributivo futuro.

Un intervento di tal genere esporrebbe lo Stato a rischi oltre modo contenuti, poiché legati alla garanzia integrativa prestata, peraltro limitato alla quota di finanziamento non rimborsata.

Anche il sistema bancario ne avrebbe beneficio, perché potrebbe impiegare in modo proficuo – e solidale – una parte consistente dei depositi.

Soluzioni analoghe potrebbero essere valutate anche per le controversie tributarie in corso, tenendo ovviamente conto dello stato del procedimento e dell’esito dei vari gradi di giudizio.

Pur in mancanza, al momento, di una valutazione attendibile sull’ammontare dei debiti che potrebbero essere definiti, si può di certo affermare che si tratterebbe di importi rilevanti.

Tutto ciò tenendo presente che la proposta non tende al recupero dei crediti – che è peraltro fondamentale – ma a sostenere le imprese che possono riprendersi e che, per farlo, hanno bisogno in questo particolare momento di credere nella ripresa, dalla quale dipendono il mantenimento del sistema e la pace sociale.

Presidente Comitato Culturale ACBGroup SpA

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti