formula uno

Al Gran Premio di Spagna Hamilton fa 88 e prende il largo in ottica mondiale

Lle aspettative sportive sono state rispettate: i pronostici, sul fronte tecnico, davano Verstappen per favorito; invece, dopo la debacle in casa, oggi la stella a tre punte ha rialzato la testa

di Alex D'Agosta

(EPA)

5' di lettura

Barcellona, Catalogna. Settimana di ferragosto, caldo assurdo ma si corre per recuperare la lunga pausa primaverile. Persone e mezzi a dura prova. Una buona notizia: le gomme “tengono” e non si arriva più ai livelli di degrado visti a Silverstone. Per il resto, gara “onesta”, per non ripetere sempre gli stessi aggettivi: la verità è che sono successe poche cose, eccetto un ritiro clamoroso di Leclerc! Il dominio è tornato quello di sempre dell'era turbo-ibrida, quindi spesso non c'è molto da raccontare, almeno per la testa della corsa. Ha vinto Hamilton, ancora, ma un meritatissimo secondo è di Verstappen, il vero avversario di questo 2020, mentre Bottas è rilegato al terzo posto. Ci sono anche altri giovani che stanno crescendo bene, ed è quello che conta. Il “sale” di questa domenica agostana comunque c'è, andandolo proprio a cercare, osservando ad esempio le posizioni registrate oggi in relazione al futuro di ciascuno.

A caccia di record, come e più di un “cannibale” come Eddie Merckx

È uno dei temi dell'anno, quello che spinge un sei volte campione, ricco ma sempre affamatissimo per la voglia di passare alla storia. Perché, per lui, è un fatto d'orgoglio: ha dimostrato che un pilota di colore può vincere in uno sport da bianchi, perciò vuole arrivare fino in fondo e lasciare un'impronta nella storia che magari rimarrà intatta per decenni, forse per sempre. Per questo conta abbuffarsi ora. Conta portare a casa il massimo finché la supremazia tecnica regge. Dunque i numeri contano tanto ogni singola domenica. Quando in una stagione con pochi avversari si vuol far “man bassa” di quella sempre più sottile quota di record detenuti da Schumacher. È la storia di Lewis Hamilton, arrivato a quota ottantotto vittorie in Formula 1, a sole tre lunghezze da Schumacher in quella che è probabilmente la seconda delle statistiche più prestigiose, dopo ovviamente il numero di titoli mondiali conquistati.

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Bottas delude, terzo sul podio e nel mondiale piloti

In questa gara spagnola, che per fortuna non “raddoppia” domenica prossima come visto in Austria e in Gran Bretagna, c'è stato molto caldo a mettere in difficoltà piloti e auto, mentre la prevista pioggia a tre quarti dei 66 giri non è mai arrivata. Neanche le aspettative sportive sono state rispettate: i pronostici, sul fronte tecnico, davano Verstappen per favorito; invece, dopo la debacle in casa, oggi la stella a tre punte ha rialzato la testa. A dire il vero, però, solo con Hamilton. Non che Bottas sia andato poi così male, in fondo è arrivato terzo. Ma dire che abbia svolto bene il suo lavoro è un'altra cosa. Lo strapotere del suo compagno di squadra offusca l'attenzione dal finlandese che, comunque, ha “deciso” di dimostrare di non essere un pilota con i fiocchi proprio in partenza, quando le telecamere riprendono con la massima attenzione e la regia ripropone con svariate ripetizioni rallentate ogni fase, specie gli eventi più drammatici o gli errori più grossolani.

Il suo è uno di questi, roba da lasciare il casco a casa se il team non godesse di un vantaggio estremo in ambo le classifiche mondiali. Una posizione persa e mai ripresa, ci guadagna persino Stroll. Mentre Hamilton andava via, Bottas si faceva “fregare” per non toccare niente e nessuno, alzando il piede con intelligenza o, forse, con eccesso di prudenza. D'altro canto, è stata perciò una partenza da ricordare per il sempre denigrato Lance Stroll: parte da sinistra in griglia e spaia con Verstappen, come in un “disegno” per fare un sandwich, senza contatto, con Bottas. E così i primi tre posti sono diventati subito cosa di Mercedes, Red Bull e Racing Point: poco prevedibile. Ma è successo. Ed è solo con una concreta superiorità della sua macchina che Bottas ha potuto mettere dietro gli altri, tutti doppiati dal quarto in giù: ma se a volte fa bene in qualifica, in gara continua a perdere un sacco di occasioni per mostrare di meritare davvero quel sedile così prezioso.

Vettel pilota del giorno

Il voto del pubblico sulla tv italiana incoraggia il pilota ferrarista. Anche se ha finito da doppiato. Ma lo sono anche le “miracolose” Racing Point, oggi quarte e quinte con Stroll davanti a Perez. E a un giro, sesto, c'era perfino il pilota “di casa” Sainz, atteso dai bookmaker e capace di guidare almeno la sua McLaren in zona nobile. Vettel è il primo dei ferraristi solo perché Leclerc ha avuto un guasto serio, l'unico della giornata visto che gli altri diciannove piloti sono arrivati in fondo. Un fatto triste, perché sei punti sono pochi e, nonostante lo zero portato a casa del monegasco, Vettel arriva a quota 16, 29 dietro Leclerc: un terzo dei suoi punti in queste gare. Una situazione difficile tecnicamente e psicologicamente.

Si è detto di tutto, anche che probabilmente la monoposto è stata adattata di più allo stile di guida di Leclerc, che è stato comunque capace di salire due volte sul podio in questo 2020 iniziato in modo molto difficile per via di un gap marcato con gli altri team di punta. Meglio di niente, meglio di altre volte. Bene perché ha almeno lottato con Albon, che spesso si distingue con caparbietà e coraggio: è uno dei migliori attesi nell'immediato futuro. Oggi Vettel, nonostante una brutta qualifica, si pensava potesse fare anche di più: infatti era partito con la gomma gialla, che doveva aiutarlo a tenere un buon passo, ma non è stato così. Meglio il secondo stint e il finale, dove ha recuperato posizioni ma non più di tanto.

Mezzo pieno o mezzo vuoto? Bisogna accontentarsi

Ferrari in giornate come oggi non guarda più all'alto della classifica, dove se la sono giocata Mercedes e Red Bull, seguite dalla sempre più costante Racing Point e dalla rinata McLaren, ma si trova a lottare con il quinto/sesto team in ordine di forza. L'avversario del giorno all'inizio era l'Alpha Tauri, la scuderia geograficamente “romagnola” che con gli onesti propulsori Honda ha di tanto in tanto anche degli exploit significativi. A seguire incalzavano più o meno ravvicinate le Renault, che era fra l'altro anche abbastanza promettenti nelle prove, poi ha perso competitività anche perché gli altri erano “cresciuti”.

Oggi quindi Vettel può “accendere un cero” per aver messo dietro almeno una Red Bull, ma la salvezza è ancora distante. Albon d'altra parte bisogna dire che ha fatto da “cavia” al team entrando prestissimo ai box, per aiutare cioè i tecnici al muretto a vedere il tempo sul giro, visto che il comportamento delle gomme in condizioni climatiche così calde non era ancora stato valutato a fondo. E le curve veloci ad alta “energia” di questo tracciato, che mettono sotto dura pressione le gomme, rendevano necessario un assetto più “gentile”, cosa che di solito riesce bene sopratutto a Mercedes, eccetto quello che si è visto nel Regno Unito nella prima metà di questo anomalo agosto denso di gare della Formula 1.

Divertimento? Solo con Grosjean!

Da tempo è il cavallo pazzo del gruppo. Dopo aver fatto preoccupare anche il Re Lewis sul finale per aver perso “pezzi”, proprio all'ultimo giro ha fatto un “traverso” senza testa coda, con ruote fumanti e un minimo di spettacolo “da slow-motion”. Roba che avrebbe fatto infiammare il pubblico sulle tribune ma, in questo caso, la regia gli ha dato poca importanza ed è passato via come un qualunque altro evento di gara.


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