L’analisi

Al mercato non servono annunci ma serenità

di Pier Luigi del Viscovo

(Adobe Stock)

2' di lettura

Un approccio da bean counter non ha molto senso nell’analisi delle vendite auto del primo semestre. Non c’è solo il 2020 che ha scombussolato tutti i trend, ma anche l’impatto della pandemia sui clienti, per giunta in un momento in cui già la confusione era ai massimi, per i divieti alla circolazione attuati e minacciati e per il bombardamento sulle auto elettrificate. Infine, c’è una diffusa difficoltà a fabbricare e consegnare le macchine per la crisi dei microchip.

Per la statistica rispetto al 2019, anno normale nel mondo pre-Covid, mancano 200.000 immatricolazioni. Solo il rent-a-car è indietro di 75.000 unità, comprensibilmente visto che il comparto è ancora sotto la linea di galleggiamento. Dai privati mancano altri 60.000 pezzi, che diventano 100.000 tondi tondi se aggiungiamo anche i 40.000 km0 in meno, che sempre ai privati sarebbero finiti, come usato. Per dirla tutta, parte degli acquisti dei privati sono intestati al noleggio a lungo termine, che così sta quasi in linea col 2019, ma non va bene lo stesso, visto che in tempi normali cresceva. Anche le società che prendono le auto in leasing sono indietro di 12.000 unità, ma è un canale ormai residuale, che vale meno del 5%, e pare di aver letto che abbiano altri problemi che non cambiar la macchina.

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Tornando ai privati, sappiamo invece che essi non avrebbero problemi a cambiare auto, con tutti i soldi che hanno accumulato sul conto non uscendo a cena e non andando fuori nel week-end. Sì, ci sono quelli che hanno perso il lavoro, ma pochi di loro erano così solidi da potersi intestare una macchina nuova. È lecito dunque chiedersi come mai siano così tiepidi verso l’auto nuova, soprattutto alla luce di un mercato usato in grande spolvero, per volumi e per quotazioni. Da almeno un paio d’anni diciamo che sono confusi: il diesel-gate, l’elettrificazione, i divieti, le minacce. L’auto è una scelta importante nell’economia delle persone e va da sé che non vogliano sbagliare.

L’industria, sotto attacco da parte delle istituzioni con la mannaia delle multe, chiede al Governo incentivi per vendere auto che chissà quando potranno consegnare. Nel frattempo, potrebbero ottenere almeno di far cessare gli annunci populisti, tanto il mondo non lo salvano con l’elettrificazione, se le emissioni delle auto europee sono l’1% della CO2 globale. Mentre per la salute degli italiani qualcosa ci sarebbe: decidere cosa farne delle Euro0 vecchie di trent’anni, inquinanti e poco sicure. Come? Intanto, ripensando le agevolazioni sul bollo, aggravandone il possesso anziché agevolarlo. Poi, intervenendo anche sulle assicurazioni facendo leva sulla sicurezza delle auto recenti. Infine, valutando se pagare chi le rottama, qualsiasi cosa decida di fare dopo.

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