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Al Sereno Hotel va in scena il “sesto senso” di Cartier, i capolavori dell’alta gioielleria

Una collezione che dialoga con le luci del lago e la superluna di fragola: sfilata a Villa Lario ed esposizione negli spazi progettati da Patricia Urquiola

di Francesca Baralis

2' di lettura

Nella perfezione è tutta una questione di luce. Per questo un rubino da 8 carati, taglio cuscino, di un rosso limpido e vivo, può non bastare a se stesso e nascondere un diamante: non una scheggia, ma quattro carati di pura preziosità invisibile la cui unica funzione è irradiare luminosità. E' questo uno dei capolavori più sorprendenti della Sexième Sens di Cartier, la collezione di alta gioielleria che va in scena in questi giorni tra Torno, Bellagio e Pognana.

La sfilata. Foto François Goize.

Luce rifratta da luce visto che la cornice scelta è il lago di Como e lo scrigno il Sereno Hotel appena ripensato da Patricia Urquiola, a partire da quel gioiello nel gioiello che è la Penthouse Suite, considerata il miglior attico del mondo. L'allestimento di questi pezzi unici è, per la prima volta, pensato dentro teche trasparenti su tutti i quattro lati: così i riflessi e le onde dell'acqua interagiscono con i giochi di colore che le gemme scompongono nella luce. D'altronde Cyrille Vigneron, presidente e ceo di Cartier International, parla di questo “sesto senso della bellezza” come di “un acceleratore di particelle”, quasi che la sfida della precisione artigianale, che in centinaia e centinaia di ore trova il giusto taglio e la prospettiva specchiata di ogni faccia, non sia altro che l'inseguimento infinito della danza dei fotoni.

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Bianca Brandolini d'Adda, Cyrille Vigneron e Mariacarla Boscono. Foto François Goize

Ecco allora la carezza di una cascata di smeraldi di un verde tenero e iridescente, mobile e cangiante, oppure il baluginare dei diamanti gialli con profili d'onice che richiamano il manto di un animale.

Tutto è precisione e movimento in questa collezione il cui pezzo più importante si chiama Udyana, che in sanscrito vuol dire eden, un giardino di delizie fatto di rubini intagliati, zaffiri e smeraldi che richiama quello di fiori e alberi naturali ricreato per la presentazione sur l'herbe a Villa Lario: una sfilata al tramonto con solo il lago e le sue montagne a fare da quinta, una cena dai delicati sapori che incrociano zen e chilometro zero, un concerto di pura contaminazione generazionale e culturale con Mahmood sotto la luna quasi piena (è prevista infatti per il 24 giugno la Superluna di fragola o luna delle rose, il plenilunio più vivido dell'estate, quando il nostro satellite si trova alla minima distanza dalla Terra). Perché – come dice Vigneron – oltre a ciò che mostra e riflette la luce, l'altro ingrediente irrinunciabile dell'alta gioielleria è il mistero.

Mahmood in concerto. Foto François Goize.

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