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Amazzonia e dazi, prove d’intesa tra i leader al G7

Amazzonia e dazi commerciali sono i temi che tengono sempre banco ma l’immagine ricordo dell’apertura l’hanno confezionata Donald Trump ed Emmanuel Macron, a pranzo davanti al mare


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Amazzonia e dazi commerciali sono i temi che tengono sempre banco ma l’immagine ricordo dell’apertura l’hanno confezionata Donald Trump ed Emmanuel Macron, a pranzo davanti al mare.

Ostici rimangono i tanti argomenti che dividono i Sette Grandi, a cominciare dalla guerra commerciale - che Trump minaccia ora di far dilagare fino ai vini francesi - per arrivare all'Amazzonia e alle misure per rallentare i cambiamenti climatici.

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Macron ha moltiplicato gli incontri a due con i leader che via via sono sbarcati a Biarritz, senza dimenticare una decina di minuti in diretta tv alle 13, in apertura di giornale, per spiegare ai francesi i temi all'ordine del giorno. Con il capo della Casa Bianca, l'incontro più a rischio visti i precedenti botta e risposta a volte roventi, ha trascorso oltre due ore.

Alla fine, il presidente americano ha twittato «via a un grosso week-end con altri leader mondiali».
Su dazi e Amazzonia, il leader più tagliente della giornata è stato il presidente del Consiglio europeo, Donald Tusk: «È difficile immaginare un processo di ratifica dell'accordo Ue-Mercosur fin quando il governo brasiliano consentirà la distruzione» dell'Amazzonia, ha detto in mattinata. A una domanda sulla tassa minacciata da Trump sui vini, è stato ancora più netto: «Se gli Stati Uniti imporranno delle tasse, l'Ue risponderà sullo stesso piano».

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Per Angela Merkel, anche lei impegnata in un tete-a-tete appena sbarcata con Macron, il G7 deve «mandare una chiaro appello per fare tutto quello deve essere fatto affinché la foresta pluviale smetta di bruciare».

Jair Bolsonaro, che ha mobilitato l'esercito per domare le fiamme, ha però protestato per la mobilitazione internazionale contro di lui: «Gli incendi non sono al di sopra della media degli ultimi 15 anni», ha detto, aggiungendo che in ogni caso «non possono servire come pretesto per imporre sanzioni internazionali».

Nessuno spiraglio al momento, invece, sulla Brexit: «Se i nostri amici della Ue non vogliono una Brexit senza accordo, bisogna che lascino stare il backstop del trattato», ha tuonato il premier britannico Boris Johnson sull'aereo che lo portava a Biarritz. In mattinata, sempre Tusk aveva alzato il tiro: «Mi auguro che Johnson non voglia passare alla storia come Mister no deal». Una soluzione sembra ancora lontana.

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