Verso i ballottaggi

Amministrative, il ritorno del bipolarismo centrodestra-centrosinistra

Nei 6 capoluoghi di regione il Pd ha ottenuto una vittoria netta che potrebbe diventare ancora più netta dopo i ballottaggi di domenica e lunedì

di Roberto D’Alimonte

Roberto Gualtieri ed Enrico Michetti, candidati sindaco di Roma- LAPRESSE

4' di lettura

Il primo turno delle comunali ha espresso due verdetti. La mancanza dei dati completi sui comuni sotto i 15mila abitanti ci costringe a ragionare solo sugli esiti nei 118 comuni superiori. In questo aggregato il verdetto è parziale, perché sono ancora 61 i comuni al voto, ma il risultato è solido. Il secondo verdetto riguarda la distribuzione dei voti tra i partiti. Questo è un verdetto certo, perché al ballottaggio non si votano le liste, ma altamente aleatorio sia per la bassa affluenza sia per la presenza di un 21,8% di voti andati a liste civiche, sia per l’effetto-candidati.

Vittoria netta per il Pd

Nei 118 comuni in cui si è votato con il sistema elettorale a due turni è opportuno distinguere l’insieme dei 6 comuni capoluogo di regione dagli altri comuni, vista la loro importanza e l’attenzione dei media. Nel primo di questi due aggregati, le sei grandi città, il Pd ha ottenuto una vittoria netta che potrebbe diventare ancora più netta dopo i ballottaggi di domenica e lunedì. È arrivato primo in cinque casi su sei. Solo a Roma è arrivato terzo dietro alla lista di Azione e a quella di Fdi. Ha già vinto in tre città. Domenica molto probabilmente vincerà a Roma e forse anche a Torino. Il risultato finale potrebbe quindi essere 4 a 2 o 5 a 1. Comunque vada, un successo che il dato dei voti alle liste conferma.

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In percentuale il Pd è risultato di gran lunga il partito più votato. Con il suo 19% supera la somma di Lega e Fdi (18,8%). Insieme al partito di Letta, Fdi è l’altra forza politica che può ritenersi soddisfatta. Non ha vinto in nessuno dei grandi comuni e il suo candidato non vincerà a Roma, mentre a Trieste e a Torino, dove il centrodestra può vincere, i candidati in corsa non sono suoi. Però con il suo 12,8% ha raddoppiato in percentuale sia i voti presi alle Europee del 2019 sia quelli presi alle comunali del 2016. Ed è l’unico partito ad averlo fatto. I perdenti sono Lega e M5s.

Per la Lega un risultato (troppo) negativo

Il dato relativo al partito di Salvini è particolarmente negativo. Tanto negativo da non essere credibile. Non è possibile che la Lega oggi abbia nei 6 comuni capoluogo solo il 6,8%. Molti fattori hanno giocato contro in questa tornata elettorale. Purtroppo mancano ancora oggi i dati di sezione di Milano e Roma (detto per inciso, è incredibile che il Comune di Napoli abbia messo on line tempestivamente i dati ma non Milano e Roma). In ogni caso i flussi calcolati dal Cise e dal Cattaneo su Torino, Bologna e Napoli concordano nell’indicare che la Lega ha perso molto verso l’astensione oltre che verso Fratelli d’Italia. Non sono voti persi definitivamente. Ma il dato di oggi segnala inequivocabilmente che la Lega è in difficoltà.

Coalizioni in equlibrio

Questo è il verdetto sui 6 capoluoghi. Il verdetto sui 118 comuni superiori ai 15mila abitanti è più sfumato. Sono 57 quelli in cui il sindaco è già stato scelto. In 42 casi si tratta del sindaco uscente che si è ricandidato. La distribuzione delle vittorie è questa: 24 centrosinistra, 18 centrodestra, 4 destra (senza Forza Italia), 1 M5s, 1 sinistra (senza Pd), 9 civici.

Disaggregando i dati per area geografica si vede che le coalizioni di centrosinistra prevalgono chiaramente su quelle di centrodestra nella ex Zona Rossa (8 vittorie contro 2) e nel Sud (11 vittorie contro 1), mentre al Nord prevale chiaramente il centrodestra (15 vittorie contro 5). È un quadro che denota un sostanziale equilibrio tra l’area di centrosinistra-sinistra e quella di centrodestra-destra, 25 vittorie della prima contro le 22 della seconda. Un bilancio quindi ben diverso da quello emerso dal voto nei 6 comuni capoluogo. E questo nonostante il fatto che le percentuali di voto ai singoli partiti nell’insieme dei 118 comuni non siano sostanzialmente diverse da quelli che abbiamo già citato a proposito dei 6 comuni capoluogo. Un po’ più bassa per il Pd (19%), per il M5s 6,3% e per Fdi (11,1%); un po’ più alta per la Lega (7,7%); praticamente la stessa per Forza Italia (5%).

I casi di Roma e Torino

Cosa succederà domenica e lunedì nei 61 comuni superiori in cui si vota? È difficile fare previsioni. Il secondo turno è una competizione completamente diversa da quella del primo. È una sfida a due, dove conterà molto non solo mobilitare i propri elettori ma anche convincere a votare chi ha votato per uno dei candidati esclusi dal ballottaggio. Da questo punto di vista i casi di Torino e Roma sono i più interessanti. Quando si avranno a disposizione i dati di sezione si vedrà cosa avranno fatto gli elettori di Calenda e Raggi a Roma e quelli di Sganga a Torino. L’ipotesi più attendibile è che una quota di loro si asterrà mentre tra quelli che andranno alle urne saranno più i voti per candidati di centrosinistra che per quelli di centrodestra.

Al secondo turno centrosinistra e centrodestra fanno la parte del leone. Sono 41 i candidati di centrosinistra, di cui 23 si sono classificati al primo posto, e sono 40 quelli di centrodestra, di cui 18 sono risultati primi. Anche in termini di sfide le più numerose (26) sono quelle tra i due schieramenti maggiori a conferma del fatto che il sistema si sta di nuovo assestando su un formato bipolare. Il M5s sarà presente solo in 9 ballottaggi. In due casi affronterà candidati di centrosinistra e in quattro casi quelli di centrodestra. Ma a proposito del partito di Conte il dato rilevante è che solo in 29 comuni su 118 si è presentato insieme al Pd. Non è un bel segnale sullo stato dei rapporti tra i due maggiori partiti del centrosinistra.

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