La transizione verde

Appello degli allevatori alla Ue: Farm to Fork contiene nove paradossi

Dalle emissioni di CO2 al consumo di suolo, in un video-appello indirizzato alle istituzioni europee il settore zootecnico cerca di sfatare i falsi miti che lo riguardano

di Micaela Cappellini

I nove paradossi del Farm to Fork

2' di lettura

Non è vero che gli allevamenti sono tra i maggiori responsabili delle emissioni di CO2: in Europa pesano solo per il 7,2% del totale, ben al di sotto della media mondiale degli allevamenti che è del 14,5%. Sono questi alcuni dei dati che l’associazione italiana Carni Sostenibili, insieme a European Livestock Voice, ha utilizzato per comporre il video-appello “I 9 paradossi della Farm to Fork”, indirizzato alle istituzioni europee. Un documento con il quale il settore zootecnico europeo chiede di poter partecipare al tavolo in cui le strategie Ue per un’agricoltura più sostenibile dovranno essere tradotte in normative concrete.

Gli allevamenti rappresentano il 40% dell'intero comparto agricolo europeo, valgono 170 miliardi di euro, danno lavoro a 4 milioni di addetti e vogliono essere ascoltati. Per esempio, ricordando ai legislatori di Bruxelles che se vogliono raggiungere entro il 2030 l’obiettivo di ridurre l’uso di fertilizzanti del 20% e contemporaneamente aumentare le coltivazioni biologiche del 25%, non è possibile ridurre gli allevamenti: senza il letame, infatti, sarà difficile centrare i target indicati.

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«Non possiamo rischiare la transizione verde non sia guidata da un approccio obiettivo e razionale, bensì sia condizionata da approcci ideologici o peggio ancora strumentali», ha detto Luigi Scordamaglia, presidente di Assocarni e rappresentante per l'Italia di Carni Sostenibili, l’associazione nata nel 2012 per rappresentare tutte le filiere della lavorazione e trasformazione delle carni (bovine, suine e avicole). «A chi pensa di diventare sostenibile tornando ad usare l'aratro in legno - ha aggiunto Scordamaglia - faccio presente che i risultati di sostenibilità raggiunti in Italia derivano dall'essere il secondo paese al mondo nell'uso dei robot e nell'automazione del settore alimentare. Siamo l'ottava economia al mondo per Pil, ma solo la terzultima per emissioni di CO2, per quanto poco ne emettiamo. È questa la via alla sostenibilità che vogliamo».

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