Lettera a Tim Cook

Apple pianifica il ritorno in ufficio, ma i dipendenti vogliono lavorare da casa

Alcuni dipendenti scrivono una lettera a Tim Cook chiedendo maggiore flessibilità. Il tema interessa tutto il mondo corporate

di Biagio Simonetta

Apple Park, la sede principale dell’azienda in California

3' di lettura

E se tornare in ufficio, coi ritmi della vita pre-pandemica, non ci piacesse più? Nessuna sorpresa, perché pare sia proprio così. Succede ai dipendenti di Apple. Ma è immaginabile che sia un sentimento che accomuna un po’ tutti, nei contesti dove lo smart working – seppure con spigolature da limare e migliorare – ha dimostrato di funzionare. A Cupertino, addirittura sono arrivati a scrivere una lettera a Tim Cook, chiedendo un approccio più flessibile al lavoro.

A scrivere questa storia è il sito The Verge, che è venuto in possesso della lettera scritta dai dipendenti a Cook e alla direzione esecutiva di Apple. L'azienda, sta organizzando il ritorno in ufficio per i suoi dipendenti, dopo oltre un anno di smart working forzato a causa della pandemia.

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Negli Stati Uniti, la campagna di vaccinazione sta dando risultati straordinari. Il ritorno alla normalità sembra veramente un obiettivo concreto. Così Apple, come le altre aziende, sta pianificando il rientro al lavoro. In una nota inviata da Tim Cook ai dipendenti, appena qualche ora prima che scoppiasse questo caso, il Ceo ha esposto il piano: lavoro in ufficio il lunedì, il martedì e il giovedì, a partire dall’autunno, e lavoro da remoto per due volte a settimana.

«Nonostante quello che siamo riusciti a fare mentre eravamo a distanza, la verità è che abbiamo perso qualcosa di essenziale in questo ultimo anno: noi stessi. - ha scritto Tim Cook nel documento - Le videoconferenze hanno accorciato le distanze tra noi, di sicuro, ma ci sono cose che semplicemente non possiamo replicare».

Una scelta un po' in controtendenza, rispetto a quella di altri giganti della Silicon Valley (come Facebook e Twitter) che hanno già annunciato la possibilità, per i loro dipendenti, di poter lavorare da remoto per sempre, anche dopo la fine della pandemia.

I dipendenti di Apple, consci – evidentemente – che lavorare da remoto è un toccasana per il famoso “work life balance”, ora vogliono poter scegliere cosa fare. E quindi se rientrare in ufficio per tre giorni a settimana da settembre, come vorrebbe l'azienda, o se poter decidere di volta in volta.

«Vorremmo cogliere l’occasione per comunicare una preoccupazione crescente tra i nostri colleghi», è scritto nella lettera dei dipendenti. «La politica di Apple sul lavoro flessibile e le posizioni attorno ad esso hanno già costretto alcuni dei nostri colleghi a smettere. Senza l'inclusività che la flessibilità porta, molti di noi sentono di dover scegliere tra una combinazione delle nostre famiglie, del nostro benessere e dell’essere autorizzati a fare il nostro lavoro migliore, o far parte di Apple».

Per alcuni dipendenti della casa di Cupertino, l’attuale politica aziendale mostra un chiaro divario tra il modo in cui i dirigenti e i dipendenti vedono il lavoro a distanza.«Nell’ultimo anno ci siamo spesso sentiti non solo inascoltati, ma a volte ignorati. - è scritto ancora nella lettera, postata sul canale Slack dei “sostenitori del lavoro a distanza” che conta circa 2.800 membri - “Messaggi come, ‘sappiamo che molti di voi sono ansiosi di riconnettersi di persona con i vostri colleghi in ufficio,' senza riconoscere che ci sono sentimenti direttamente contraddittori tra di noi, ci è sembrato sprezzante e invalidante … Sembra che ci sia una disconnessione tra il modo in cui il team esecutivo pensa al lavoro remoto e le esperienze vissute da molti dei dipendenti della Apple».

Secondo i dipendenti Apple, abbracciare il lavoro a distanza è fondamentale per gli sforzi di diversità e inclusione dell’azienda. «Affinché l’inclusione e la diversità funzionino, dobbiamo riconoscere quanto siamo diversi tutti e, da queste differenze, derivano esigenze diverse e modi diversi di crescere».

Ma ne fanno anche una questione ambientale: «Chiediamo formalmente di conoscere l'impatto ambientale del ritorno al lavoro di persona, e come la flessibilità permanente a distanza potrebbe compensare tale impatto».

Per ora Apple non ha risposto a questa lettera. Ma il problema è appena stato sollevato. Vedremo come finirà. Interessa non solo ai dipendenti di Cupertino.


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