Operazione “Ombre rosse”

Si costituiscono Ventura e Bergamin, ora sono nove gli ex terroristi italiani fermati a Parigi

Rimane latitante solo Maurizio Di Marzio, sfuggito alla cattura e tutt'ora in fuga

Aggiornato il 29 aprile alle 14.25

Mattarella in via Fani, depone fiori nel luogo del rapimento di Aldo Moro

4' di lettura

Prevista oggi la prima udienza per i sette ex terroristi rossi italiani fermati ieri in Francia su richiesta del nostro paese. Si tratta di Roberta Capelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi, Enzo Calvitti e Giovanni Alimonti delle Br; Giorgio Pietrostefani di Lotta continua e Narciso Manenti dei Nuclei armati contro il potere territoriale. I dieci sono accusati di atti di terrorismo risalenti agli anni '70 e '80: per la loro estradizione ci vorranno almeno due, tre anni. Ai sette si aggiungono altri due brigatisti sfuggiti in un primo momento alla cattura, che hanno deciso di costituirsi oggi alle autorità francesi dopo una breve fuga: si tratta di Raffaele Ventura e Luigi Bergamin. Rimane invece al momento ricercato dalle Forze di polizia francesi l’ex brigatista Maurizio di Marzio.

Il profilo degli ultimi due arrestati

Luigi Bergamin, ex militante dei Proletari Armati per il Comunismo, deve scontare una pena di 16 anni e 11 mesi di reclusione come ideatore dell'omicidio del maresciallo Antonio Santoro, capo degli agenti di polizia penitenziaria ucciso a Udine il 6 giugno 1978 da Cesare Battisti. L'8 aprile per Bergamin sarebbe dovuta scattare la prescrizione, ma i termini sono stati interrotti dal magistrato di sorveglianza milanese Gloria Gambitta su richiesta del pm Adriana Blasco, che ha dichiarato Bergamin “delinquente abituale”.

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Raffaele Ventura, appartenente alla organizzazione eversiva Formazioni comuniste combattenti, dal 31 gennaio 1986, ha acquisito la cittadinanza francese confermata il 14 agosto 1986 dal ministero degli Affari sociali transalpino. Deve espiare la pena di 24 anni e 4 mesi di reclusione per l'omicidio del brigadiere Antonio Custra, banda armata, rapine, detenzione e porto illegale di armi, poiché colpito da ordine di carcerazione, emesso il 16 febbraio dalla procura generale della Repubblica di Milano.

La vicenda giudiziaria di Bergamin e degli altri italiani è stata seguita direttamente in Francia dalla magistrata di collegamento italiana a Parigi, Roberta Collidà, in stretta cooperazione con i colleghi francesi.

Procedura di estradizione al via

Fra oggi e domani, a palazzo di Giustizia di Parigi, la procuratrice Clarisse Taron presenterà al giudice le sue richieste sulla prosecuzione o meno dello stato di fermo per i sette ex terroristi italiani per i quali è scattata la procedura di richiesta di estradizione. Secondo quanto si apprende da fonti dell'inchiesta, almeno per alcuni di loro si propende per provvedimenti alternativi alla detenzione o di libertà vigilata. Altre fonti, vicine alla difesa, affermano di temere invece la proroga dello stato di fermo per un “rischio di fuga”. Entro 48 ore saranno esaminate anche le posizione di Raffaele Ventura e Luigi Bergamin, arrestati dopo una latitanza durata poche ore.

L'operazione, denominata “Ombre rosse”, è stata condotta dall'Antiterrorismo della polizia nazionale francese (Sdat) in collaborazione con il Servizio di cooperazione internazionale della Criminalpol e con l'Antiterrorismo della Polizia italiana. E se Irene Terrel, storica avvocata degli ex terroristi italiani in Francia, ha parlato di un «tradimento senza nome da parte della Francia», il presidente Macron ha sottolineato come la Francia comprenda «l'assoluto bisogno di giustizia delle vittime» e la «necessità imperativa di costruire un'Europa della giustizia, in cui la reciproca fiducia sia al centro».

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La decisione presa da Macron

La decisione di procedere all'operazione è stata presa direttamente dal presidente francese Emmanuel Macron, secondo quanto riferito dallo stesso Eliseo. La presidenza sottolinea che Macron ha deciso di «trasmettere alla Procura i 10 nomi sulla base di domande italiane che riguardavano in origine 200 persone». L'Eliseo ha precisato inoltre che la decisione di Macron «si colloca strettamente nella logica della “dottrina Mitterrand” di accordare l'asilo agli ex brigatisti, eccetto ai responsabili di reati di sangue». La compilazione della lista dei 10 nomi è il frutto, prosegue l’Eliseo, «di un importante lavoro preparatorio bilaterale, durato diversi mesi che ha portato a prendere in considerazione i reati più gravi».

La questione degli ex terroristi italiani rifugiati Oltralpe, e sinora protetti dalla “dottrina Mitterrand”, si è sbloccata grazie all'incontro a distanza dell'8 aprile scorso tra i ministri della Giustizia dei due Paesi. La ministra Marta Cartabia aveva detto che quella degli anni di piombo «è una ferita ancora aperta, l'Italia non può più aspettare», sottolineando l'urgenza di dare subito seguito alla richiesta di assicurare alla giustizia gli ex terroristi, prima che per alcuni scattasse la prescrizione. Un' esigenza compresa da Eric Dupond-Moretti , che per la prima volta per il suo Paese aveva ammesso la necessità di fare presto. «Ringrazio le autorità francesi e in particolare il ministro della Giustizia, Eric Dupond-Moretti, che fin dal nostro primo incontro ha mostrato una particolare sensibilità verso questa pagina drammatica del nostro Paese e una determinata volontà di collaborazione. In queste ultime settimane, c'è stato un intenso scambio di contatti a vari livelli delle Istituzioni, che hanno permesso di raggiungere questo storico risultato», ha detto Cartabia.

Il governo italiano tutto, attraverso una nota del premier Draghi, ha espresso soddisfazione «per la decisione della Francia di avviare le procedure giudiziarie, richieste da parte italiana, nei confronti dei responsabili di gravissimi crimini di terrorismo, che hanno lasciato una ferita ancora aperta». «La memoria di quegli atti barbarici - ha proseguito Draghi - è viva nella coscienza degli italiani. A nome mio e del governo, rinnovo la partecipazione al dolore dei familiari nel ricordo commosso del sacrificio delle vittime».

Le pene ancora da scontare

Dei sette fermati, quattro hanno una condanna all'ergastolo (Roberta Capelli, Marina Petrella, Sergio Tornaghi e Narciso Manenti); per Giovanni Alimonti ed Enzo Calvitti, la pena da scontare è rispettivamente 11 anni, 6 mesi e 9 giorni e 18 anni, 7 mesi e 25 giorni. Giorgio Pietrostefani, ex di Lotta Continua, deve scontare una pena di 14 anni, 2 mesi e 11 giorni.

I terroristi italiani ancora latitanti

Ora, in totale, sarebbero meno di 20 gli ex terroristi protagonisti degli anni di piombo inseguiti dalla giustizia italiana e ancora latitanti all'estero. Tra loro, secondo quanto apprende l’Ansa da fonti investigative, 14 hanno fatto parte di formazioni di sinistra - Brigate Rosse, Prima Linea, Unione comunisti combattenti - e 3 di estrema destra. Tra loro anche due dei brigatisti che erano in via Fani la mattina del 16 marzo del 1978 quando fu sequestrato il presidente della Dc Aldo Moro: Alessio Casimirri e Alvaro Lojacono, entrambi condannati all'ergastolo. Il primo vive in Nicaragua, il secondo in Svizzera.

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