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Assignats e ghigliottine, come i mini-Bot francesi scatenarono il Terrore

L’emissione di moneta fiscale, associata a una tassazione semplificata, determinò una violenta inflazione e sommosse popolari che solo la dittatura del Comitato di salute pubblica riuscì a domare imponendo invano la pena di morte per chi rifiutasse i minicertificati

di Riccardo Sorrentino


Che cosa sono i minibot

8' di lettura

L’arresto di Luigi XVI, i tumulti dei sans-culottes, l’esplosione del Terrore, i processi sommari, la ghigliottina, la caduta di Robespierre… C’è un sottile filo rosso dietro gli eventi che da quasi due secoli e mezzo forniscono a molti il pretesto per odiare la Rivoluzione francese, punto di svolta della modernità europea: la crisi degli assignats e l’iperinflazione che ne seguì. Un tema oggi di grande attualità, perché quegli strumenti finanziari somigliano molto, ma proprio molto, ai mini-Bot.

Una moneta fiscale
Gli assignats erano una forma di moneta fiscale. Furono emessi a partire dal 1789, l’anno della Rivoluzione, per finanziare uno stato già indebitato per 4-5 miliardi di lire francesi (40-50 miliardi di euro) con tassi che andavano dal 3 al 10 per cento . Il 2 novembre di quell’anno, l’Assemblea nazionale costituente decise di requisire tutte le proprietà della Chiesa, per un valore di 2-3 miliardi di lire. Non potendo Rivendere quei beni in tempi sufficientemente rapidi per finanziare lo Stato, l’Assemblea decise di emettere assignats, di taglio medio, che furono venduti ai risparmiatori francesi.

La moneta cattiva scaccia quella buona...
L’idea era di distribuire nel tempo, in moneta metallica, i ricavi delle vendite delle proprietà confiscate ai detentori di questi certificati. Nacquero quindi come strumenti di risparmio. La prima emissione da 400 milioni prevedeva certificati da 10mila lire e un tasso di interesse del 5%. L’operazione ebbe successo, ma creò nel tempo una conseguenza indesiderata. Le monete d’oro, più preziose, iniziarono a sparire dalla circolazione (mentre quelle di rame e bronzo restavano disponibili). L’Assemblea nazionale, che aveva già emesso altri assignats, decise allora nel maggio del 1791 di creare tagli più piccoli, inizialmente fino a 5 lire e poi via via fino a dieci soldi (mezza lira, 5 euro).

Entrate fiscali insufficienti
Un anno prima, il 17 aprile 1790, lo Stato aveva già trasformato gli assignats in vera e propria moneta, dal corso forzoso: a corto di liquidità, l’amministrazione francese pagava in assignats i propri crediti. La Francia rivoluzionaria non riusciva a far pagare le tasse e la sostituzione delle vecchie imposte con un’unica, semplificata impôt foncier sui redditi - una specie di flat tax ante litteram - non garantiva lo stesso livello di entrate. Al momento dell’elezione dell’Assemblea legislativa, il 3 settembre 1791, l’ammontare di assignats era ancora inferiore al valore delle proprietà confiscate: 1,1 miliardi in circolazione. Le emissioni di certificati però si moltiplicarono presto e con esse le stamperie: a settembre 1792 erano stati immessi sul mercato 1,9 miliardi di assignats, un anno dopo 4 miliardi.

Assignat monarchici e repubblicani

VALORE DI UN ASSIGNAT DA 100 LIRE

Dati in lire francesi. (Fonte: Christian Aubin, Les Assignat sous la Révolution française: un exemple d'hyperinflation, 1991)

Il valore di questa moneta fiduciaria iniziò subito a calare: ben presto nessuno dava più 100 lire d’oro in cambio di un assignat del valore nominale di 100 lire. Questi certificati erano scambiati con 96 lire nel 1790, 86 a fine ’91, 40 ad agosto ’93. Cominciarono a circolare anche certificati falsi, mentre dopo la morte di Luigi XVI, il 21 gennaio 1793, si verificò uno strano fenomeno: gli assignats con l’effige reale assunsero un valore più elevato di quelli con il simbolo repubblicano. Erano i monarchici che, per ragioni puramente affettive, preferivano i certificati reali, mentre banchieri e investitori, temendo una Restaurazione, li assecondavano.

Prezzi in rapido rialzo
Facile capire quale fu il risultato. I prezzi di tutti i beni iniziarono a salire: era il valore degli assignats a prevalere su quello delle monete metalliche. L’inflazione raggiunse in alcune zone della Francia il 200% e i contadini iniziarono a ritardare – nei limiti del possibile – le vendite dei loro prodotti in attesa dei rincari. In provincia, su un salario giornaliero di venti soldi, una libbra di pane – meno di mezzo chilo – arrivò a costare sei-otto soldi. Anche le retribuzioni crebbero, ma a un ritmo più lento: il potere d’acquisto calò rapidamente. I prezzi più alti imponevano inoltre emissioni sempre maggiori di assignats per finanziare le spese pubbliche, in un vero circolo vizioso.

1793, l’anno terribile
La svolta avvenne, sotto tutti i punti di vista, nel 1793, quando la situazione divenne insostenibile. Il 21 gennaio fu ghigliottinato il re mentre gli assignats perdevano bruscamente valore. Alla guida delle classi popolari emersero gli enragés, gli arrabbiati – spesso avvocati, giornalisti, scrittori, stampatori, attori - le cui rivendicazioni ruotavano tutte attorno al tema dei rincari: lotta ai monopoli (ma anche protezione dei redditi dalla concorrenza), calmiere dei prezzi, requisizione delle derrate.

Tumulti in tutto il Paese
Le sommosse erano all’ordine del giorno: barconi e carri che trasportavano cereali venivano ovunque saccheggiati; il 25 febbraio, alle Halles di Parigi, le donne presero d’assalto le drogherie; il giorno dopo dovette intervenire la Guardia nazionale. Disordini si verificarono anche a Lione, particolarmente colpita dall’inflazione. Un po’ ovunque si applicava la Taxation populaire: i consumatori imponevano i “loro” prezzi ai bottegai (sui quali ricadevano tutte le perdite). In una situazione bellica incerta (tutte le potenze monarchiche avevano attaccato la Repubblica, Tolone era sotto assedio) la Convenzione, che aveva sostituito l’Assemblea, si sentì accerchiata mentre la coscrizione obbligatoria, in assenza di volontari sufficienti, esasperò la popolazione. Il 6 marzo scoppiò la violenta rivolta della Vandea mentre anche la Bretagna era in tumulto.

Tutto per una «spregevole mercanzia»...
Non tutti si resero conto di cosa stava davvero accadendo. Molti deputati erano per così dire fuori dalla realtà. Tra i leader, solo Saint-Just aveva capito che il problema era l’inflazione e che occorreva ridurre l’offerta di moneta. Marat sottolineò che i tumulti avvenivano a causa dei prezzi di beni di lusso come lo zucchero e il caffè, e sospettò un complotto aristocratico. Robespierre invece espresse disprezzo per il popolo che aveva rivolto l’insurrezione verso una «spregevole mercanzia».

«Dobbiamo essere terribili»
La reazione della Convenzione, in ogni caso, non si fece attendere. L’11 marzo venne introdotto il Tribunale rivoluzionario, il 6 aprile fu istituito il Comitato di salute pubblica: iniziò il Terrore. Sul piano economico, l’11 aprile si rafforzò il corso forzoso degli assegnats, il 4 maggio venne introdotto un calmiere su cereali e farina, il 20 si impose ai ricchi un prestito forzoso da un miliardo. «Dobbiamo essere terribili, in modo che non sia costretto a esserlo il popolo», disse alla Convenzione Danton. I sussidi necessari per mantenere bassi i prezzi richiesero però l’emissione di nuovi assignats.

Cambon, il dittatore delle Finanze
In quelle settimane emerse, come presidente del Comitato delle Finanze, l’imponente figura di Pierre-Joseph Cambon, severo negoziante di tessuti di Montpellier, che acquistò ben presto un potere enorme (era il “dittatore delle Finanze”), tale da farne forse il vero avversario di Robespierre, da cui lo divideva una cultura diversa, soprattutto religiosa: Cambon era ateo, mentre l'”incorruttibile” era un deista dall’afflato mistico.

Si prosciugano le entrate
Cambon per lungo tempo rassicurò la Convenzione sulla sicurezza degli assignats, le cui emissioni superarono i 5 miliardi a marzo 1794. I certificati erano garantiti, spiegava, da un patrimonio statale in crescita per gli espropri. Ben presto, però, gli acquirenti iniziarono a scarseggiare. Le nuove confische agli emigrati, agli esiliati e ai sempre più numerosi condannati a morte previste per il 1793, che avrebbero dovuto apportare due o tre miliardi alle casse dello Stato, non fruttarono che 45 milioni. Le emissioni di assignats, sempre approvate con grande fiducia dalla Convenzione, furono presto varate dal Comitato delle Finanze in gran segretezza.

Ghigliottina senza processo

AMMONTARE DI ASSIGNAT IN CIRCOLAZIONE

Dati in milioni di lire francesi. (Fonte: Christian Aubin, Les Assignat sous la Révolution française: un exemple d'hyperinflation, 1991)

I francesi iniziarono però a rifiutare questi assignats, spesso falsi (alcuni erano stampati dalla Gran Bretagna, desiderosa di aggravare la crisi economica). Il 16 aprile 1793 una legge punì con sei anni chi effettuava pagamenti con altra moneta; il 1° agosto un nuovo provvedimento comminò il carcere fino a 20 anni a chi aveva ricevuto assignats a sconto, se recidivo. Il 3 settembre, si passò alla carcerazione senza processo, con il rischio di finire sotto la ghigliottina. A giugno, intanto, era stata chiusa la Borsa di Parigi, per evitare l’aggiotaggio, e tra luglio e ottobre furono sciolte tutte le società finanziarie. A novembre la Convenzione propose un’onorificenza per un francese che aveva cambiato un assignat al valore nominale… In ogni caso, il valore dei certificati da 100 lire riuscì a risalire verso la fine dell’anno, da un minimo di 40,7 lire fino a 55, prima di tornare a calare.

Il primo default
Occorreva quindi ridurre l’offerta di moneta. Il 23 luglio 1793 Jean-Baptiste Drouet, il direttore della stazione di posta di Varennes che aveva riconosciuto Luigi XVI – grazie all’immagine stampata su un assignat da 50 lire – mentre scappava all’estero, propose alla Convenzione dove era stato eletto deputato l’annullamento di tutti i certificati con l’effige del re. Impossibile, per ragioni politiche, dire di no: tutti gli assignats del valore superiore a 100 lire, spesso detenuti dagli aristocratici, persero valore. Fu l’equivalente di un default, il primo.

Il Grand livre e il secondo default
Non bastò, infatti. Cambon tentò di annullare il valore monetario di oro e argento ma, per una volta, la Convenzione non lo seguì. Fu necessario allora consolidare il debito pubblico emesso prima della Rivoluzione, detenuto da 1,2 milioni di francesi. Si impose la trasformazione dei vecchi crediti in nuovi titoli, iscritti nel Grand Livre (il Grande libro) a interessi più bassi. Si istituì, inoltre, un’imposta del 20% sugli interessi. Furono i primi passi di una lenta e radicale ristrutturazione del debito.Nel clima del Terrore, in cui tutti erano sospettati, molti detentori dei vecchi “titoli di Stato” si rifiutarono di farsi avanti.

Robespierre sfida Cambon
I risultati furono scarsi. «Gli assembramenti per il burro sono più numerosi e turbolenti che mai», confessò Robespierre a Saint-Just il 25 maggio 1794. Due mesi dopo l’”incorruttibile” sfidò politicamente Cambon. Il 26 luglio, in una tesissima riunione della Convenzione nazionale, il tribuno giacobino – stanco e deluso per le crescenti ostilità che avvertiva attorno a lui – accusò i suoi avversari di voler «distruggere il Governo rivoluzionario». «In quali mani sono oggi – disse – le Finanze e l’amministrazione interna della Repubblica? In quelle della coalizione che mi perseguita!». «Occorre creare un sistema ragionevole delle Finanze, quello che regna oggi è meschino, dissoluto, capzioso, divoratore», aggiunse. E ancora: «La controrivoluzione è nell’amministrazione delle Finanze».

«Giudicate»
Non fece alcun nome, però, anche se il manoscritto del discorso presentava un breve elenco: Cambon era nella lista. Furono quindi in molti a sentirsi sotto accusa, tanto numerose e tanto ampie furono le critiche di Robespierre. Cambon, con pochi altri, rispose al tribuno: «È tempo che si dica tutta la verità: un solo uomo paralizza la volontà della Convenzione; quest'uomo è colui che ha appena finito di parlare. È Robespierre. E allora: giudicate!». Fu l’inizio di una serie di attacchi all’”incorruttibile”.

L’arresto e la ghigliottina
Il giorno dopo, Robespierre fu arrestato, dopo aver insultato il presidente della Convenzione. L’indomani fu ghigliottinato mentre per Cambon iniziava un lento ma inesorabile declino. Il Terrore era finito e anche alcune misure, come il blocco dei prezzi e la chiusura della Borsa, furono abrogate. Con l’effetto di scatenare ulteriormente l’inflazione.

La fine degli assignats
Anche perché l’emissione di certificati non cessò: fu anzi costretta ad accelerare anche se nel 1795 le lire furono sostituite dal franco (a un cambio di 0,9877 franchi per una lira). Il 17 febbraio 1796, risultavano emessi assignats per 34,5 miliardi: un “biglietto” del valore nominale da 100 lire ne valeva in realtà solo 0,50. Quel giorno, per ordine del Direttorio, le matrici dei certificati furono distrutte pubblicamente, in Place Vendôme. Ogni 30 franchi in assignats furono sostituiti da un franco in mandat territorial (subito trattato al mercato nero a 300 per 1). Un anno dopo, anche questa nuova moneta fiduciaria fu abolita.

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