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Auto, in Italia immatricolazioni a -13,3% su giugno 2019 ma in lieve recupero

La domanda avanza rispetto ai mesi difficili del 2020 ma resta ancora distante dai volumi del 2019. Verso una perdita di fatturato da oltre 6 miliardi

di Filomena Greco

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2' di lettura

Un primo semestre deludente per il mercato auto italiano, che segna il passo e sconta un gap di 13,3 punti percentuali rispetto a giugno 2019, fase precedente all’allarme pandemia. La crescita rispetto al periodo gennaio-giugno 2020 è pari al 12,6%, si tratta di un recupero rispetto a mesi caratterizzati da lockdown e fermo produttivo, che però non compensa le mancate immatricolazioni rispetto a due anni fa.
Il mercato dunque resta distante dai livelli del 2019 (pre-Covid) ma recupera terreno e dimezza comunque la mancanza di volumi che a maggio era risultata doppia a confronto con maggio 2019.

Il fatturato

Le auto immatricolate sono state 884.750 come emerge dall’elaborazione del Centro Studi Promotor, mentre nel giugno 2019 erano state 1.083.184: mancano all’appello 198.434 autovetture che valgono un fatturato di 3,69 miliardi di euro e un gettito Iva di 813 milioni.
«Se si proietta il risultato dei primi sei mesi di quest'anno sull'intero 2021 – sottolinea Gian Primo Quagliano, Presidente del Centro Studi Promotor – tenendo conto dell’incidenza media del fatturato del primo semestre sull’intero anno, emerge che il volume delle immatricolazioni dell’intero 2021 potrebbe attestarsi a quota 1.566.000 con una perdita, rispetto al 2019, di 351.022 immatricolazioni e un conseguente calo di fatturato pari a 6,53 miliardi di euro, con un minor gettito Iva di 1,43 miliardi».

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I brand

Se si guardano ai risultati dei diversi brand emerge che il recupero di volumi sull’anno scorso in percentuale oscilla nel semestre tra il 40 e il 60% per i principali marchi, da Volkswagen a Fiat passando per Peugeot mentre nel mese emerge la performance negativa su giugno 2020 di Alfa Romeo, Ford, Honda, Renault, Mercedes e Land Rover.

La partita degli incentivi

Il settore sconta ancora una crisi della domanda che fatica a invertire la rotta. Per questo la partita degli incentivi resta centrale per dealer e produttori. Per mantenere i volumi nel secondo semestre dell’anno serve rimettere in pista anche gli incentivi per le auto “tradizionali”, fino a 135 grammi per chilometro di CO2, in piedi fino ad aprile scorso e ora esauriti.
Di questo si tornerà a parlare in fase di conversione in legge del Dl Sostegni bis anche se per ora non ci sono concreti passi in avanti.

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