Automotive

Auto, piano d’incentivi fino a 6mila euro per l’acquisto di elettriche e vetture green

L’intesa sul testo ancora non c’è, anche se il Mise spinge per decisioni rapide perchè l’effetto-attesa degli aiuti sta ulteriormente congelando il mercato

di Carmine Fotina

Giorgetti: per transizione settore auto 1 mld all'anno per 8 anni

3' di lettura

Sull’entità e l’estensione degli incentivi si gioca la partita del nuovo Fondo per l’automotive. Giovedì 3 marzo si è svolta la prima riunione tecnica tra i ministeri coinvolti nella ripartizione di 700 milioni per il 2022 e 1 miliardo l’anno dal 2023 al 2030, stanziati dall’ultimo decreto energia, e un nuovo incontro potrebbe esserci la prossima settimana. Entro il mese di marzo va emanato il decreto attuativo, un Dpcm (decreto del Presidente del Consiglio dei ministri) su proposta dello Sviluppo economico con il concerto di Economia, Transizione ecologica e Infrastrutture e mobilità sostenibili.

Il ministero dello Sviluppo (Mise) punta ad assegnare all’eco-bonus 600 milioni di euro su 700 nel primo anno, e 700 milioni negli anni seguenti, lasciando solo la quota restante a interventi per la filiera produttiva, quindi per la riconversione delle aziende verso la transizione ai motori elettrici. Il ministero dell’Economia nutrirebbe però ancora dei dubbi sul conferimento di una fetta molto ampia del fondo agli incentivi ritenendo più efficaci in termini di ritorni macroeconomici le misure per l’offerta.

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Incentivi maggiori per il “full electric”

Il ministero della Transizione ecologica, dal canto suo, avrebbe perplessità sull’inclusione, anche in questa tornata di incentivi, di una fascia di modelli Euro6 diesel e benzina. Perché la bozza del piano messo a punto dal Mise è in questo senso una riproduzione abbastanza fedele delle precedenti edizioni. L’incentivo più alto sarebbe riservato all’acquisto di veicoli “full electric” (0-20 grammi di Co2 per chilometro): 6mila con rottamazione di un veicolo di categoria inferiore a Euro5, 4mila senza. Ma con un tetto al prezzo di listino di 35mila euro Iva esclusa.

Nella fascia intermedia 21-60, in sostanza le ibride “plug-in”, con prezzo massimo in questo caso fissato a 45mila euro Iva esclusa, l’aiuto calerebbe a 2.500 euro con rottamazione e a 1.000 senza. Infine la fascia più controversa, quella tra 61 e 135 grammi di Co2/km, nella quale il bonus sarebbe concesso solo in caso di rottamazione, per un valore di 1.250 euro, e di nuovo con un tetto di listino più basso, cioè 35mila euro più Iva.

Intesa ancora da raggiungere

Non c’è tuttavia ancora intesa sul testo anche se lo Sviluppo economico spinge per decisioni rapide. L’effetto-attesa degli incentivi sta ulteriormente congelando il mercato e il ragionamento del ministro dello Sviluppo Giancarlo Giorgetti è che bisogna fare presto per arginare la crisi della filiera in questa fase di emergenza, sebbene gli incentivi non si possano considerare la cura di tutti i mali. La transizione verso i nuovi motori, è la tesi, va gestita: «Investire tutto sull’elettrico significa emettere una condanna a morte per la nostra industria e regalare agli stranieri tutto il vantaggio della misura» ha detto in diverse circostanze Giorgetti. In termini di incentivi, secondo il Mise, la fascia 61-135 consentirebbe di tenere dentro anche modelli di Fca, quindi con benefici sugli impianti italiani, come Compass, Renegade, 500X (Melfi) e Panda (Pomigliano d’Arco).

La bozza oggetto di discussione prevede che nel 2022 alle prime due fasce, quindi fino a 60 grammi di Co2, vadano cumulativamente 450 milioni e alla terza, fino a 135 grammi, 150 milioni. Un ulteriore Dpcm, anche sulla base dell’andamento del mercato, potrebbe comunque rivedere la ripartizione.

Il finale di questa partita non è però scontato. Il Mise come detto è il ministero proponente per la stesura del Dpcm. Ma peserà il parere degli altri ministeri.

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