ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùIntervento: General Manager della Bri

Azioni forti e decise contro il rischio di un’era di elevata inflazione

Tirare il freno potrebbe far male all'economia, ma può prevenire un rallentamento più brusco o addirittura uno schianto in un momento successivo

di Agustín Carstens*

Draghi: "Inflazione si espande. Ue deve agire subito"

4' di lettura

L’inflazione è tornata. E ha tutta l'aria di voler restare. Solo un’azione forte e decisa da parte delle banche centrali, in modo continuativo, può impedire che questo rischio si tramuti in realtà.
Dopo anni in cui è rimasta al di sotto degli obiettivi fissati dalle banche centrali, l’inflazione è arrivata a livelli che mettono in forte agitazione famiglie, imprese e responsabili delle politiche. La guerra in Ucraina ha spinto in alto i prezzi delle materie prime e dell’energia, aggravando una crescita dei prezzi già spronata dalle misure monetarie e di bilancio adottate in reazione alla pandemia. Con aumenti dei prezzi che ormai si stanno estendendo a tutti i settori e tutti i paesi, questi sviluppi potrebbero preannunciare una nuova era di inflazione elevata e persistente.

Le due fasi dell’inflazione

Nella nostra ultima Relazione economica annuale, noi della Banca dei regolamenti internazionali siamo andati ad “aprire il cofano” del motore del processo inflazionistico, per esaminarne il funzionamento più da vicino. Abbiamo analizzato per quale motivo e in che modo variazioni di prezzo dei beni di un tipico paniere della spesa possano tramutarsi in un’inflazione più generale. Abbiamo identificato due fasi distinte dell’inflazione, con caratteristiche e comportamenti molto diversi.

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Quando l’inflazione resta a lungo su livelli bassi, svanisce pian piano dalle preoccupazioni dell’opinione pubblica. Anche balzi in avanti dei prezzi di beni di consumo quotidiani come i generi alimentari e la benzina non lasciano molte tracce nel lungo periodo e non influenzano le aspettative di inflazione. L’inflazione si stabilizza su un livello basso. È la situazione che hanno vissuto le economie avanzate negli ultimi vent’anni.

I meccanismi - anche psicologici - che portano a una inflazione elevata

Quando i singoli incrementi dei prezzi sono sufficientemente rilevanti e frequenti, tuttavia, la gente se ne accorge. In un contesto di questo tipo, e in particolare in presenza di politiche di bilancio e politiche monetarie espansive, si innescano i meccanismi psicologici dell’inflazione elevata: la gente comincia a chiedere salari più alti per recuperare la perdita di potere d’acquisto, prende misure per proteggersi dalla prospettiva di ulteriori aumenti dei prezzi, cerca di ottenere un aggancio automatico dei salari all’inflazione. Allo stesso modo, in presenza di un’inflazione elevata, le aziende hanno più incentivi ad aumentare i prezzi per compensare la riduzione dei margini di profitto.

Con i salari che rincorrono i prezzi, e i prezzi che rincorrono i salari, il rischio è che si instauri una crescita dell’inflazione nefasta e capace di autoalimentarsi. Una volta che questa spirale prezzi-salari si innesca, fermarla non è semplice. L’inflazione elevata produce un’inflazione ancora più elevata, e a quel punto diventa molto più difficile tornare a un contesto di bassa inflazione: rallentare un veicolo quando la sua velocità di crociera aumenta richiede molto più sforzo.

Vicini a un momento di svolta

Ora ci stiamo avvicinando a uno di questi momenti di svolta. In molti casi, le banche centrali hanno già preso misure decise per impedire che si passi da un’era di bassa inflazione a un’era di inflazione elevata. Ora devono completare l’opera. Tirare il freno, invece di limitarsi a sollevare il piede dall'acceleratore, potrebbe far male all'economia, ma vale la pena, se può servire a prevenire un rallentamento ancora più drastico (o peggio ancora, uno schianto) in un momento successivo.

Rischio stagflazione

La situazione attuale è oggettivamente insidiosa per le banche centrali di tutto il mondo. Le prospettive di crescita si stanno facendo più cupe. C’è addirittura il rischio che l’inflazione si combini con una crescita stagnante, riportando in vita lo spettro della stagflazione mondiale. La combinazione attuale di inflazione elevata abbinata a livelli di debito storicamente alti è uno scenario inedito. Con i prezzi delle case e di altre attività già alti e con tendenza a salire, i mutuatari e l'economia in generale sono più sensibili ad aumenti del tasso di interesse.

La priorità, tuttavia, dev’essere impedire che si instauri una situazione di inflazione elevata. Dobbiamo fare tesoro delle lezioni degli anni 70: all'epoca, una serie di shock del prezzo del petrolio produssero un dimezzamento e anche oltre della crescita mondiale e fecero schizzare l’inflazione fino alla doppia cifra. Ci volle un decennio per riportare la crescita dei prezzi sotto controllo, in parte perché le banche centrali non avevano a disposizione gli strumenti e le conoscenze che hanno oggi. L’esperienza dimostra che una stretta rapida e decisa della politica monetaria, rispetto a un approccio più lento e graduale, riduce le probabilità di un “atterraggio duro”.

I compiti della politica

I responsabili delle politiche sono alle prese con sfide urgenti e immediate, ma non possono perdere di vista il quadro generale. Per troppo tempo la politica di bilancio e la politica monetaria sono state il rimedio economico di riferimento, con il risultato di produrre una crescita alimentata dal debito. Ora il meccanismo è deragliato. L’unico modo per rilanciare la crescita nel lungo periodo sono le riforme strutturali: promuovere la concorrenza, investire in infrastrutture pubbliche, istruzione e formazione professionale per l’epoca digitale, garantire un mix energetico duraturo e sostenibile. Le banche centrali hanno preso il volante per cambiare direzione: agli altri responsabili delle politiche devono tracciare l’itinerario per il viaggio che ci attende.

* General Manager della Banca dei regolamenti internazionali (Bis)

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