Il decreto Sostegni bis

Banche popolari e rafforzamento del patrimonio

di Giuseppe De Lucia Lumeno

2' di lettura

L’emendamento al Decreto Sostegni Bis, approvato in Commissione Bilancio della Camera, ha la finalità di dotare le banche popolari della possibilità di disporre di una gamma più ampia di strumenti di finanziamento, nel pieno rispetto delle loro precipue caratteristiche di società cooperative mutualistiche, democraticità della struttura e voto capitario in primis.

Il provvedimento si inscrive nella logica del favor verso la patrimonializzazione delle banche popolari alla cui autonomia statutaria è comunque affidata la determinazione di come configurare caratteristiche e modalità di emissione delle azioni di finanziamento, naturalmente previa autorizzazione della Banca d’Italia, cui compete vagliarne la rispondenza con la sana e prudente gestione.

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Quel che è certo, è che non si tratta di attribuire a “soci esterni” la possibilità “di assumere il controllo” della banca popolare – che è e resta una società cooperativa – né tantomeno di “cedere sul voto capitario” che ne resta principio cardine, diversamente da quanto i toni sensazionalistici di alcuni titoli utilizzati in questi giorni dai quotidiani vorrebbero lasciare intendere ma il “titolismo”, si sa, è ormai una categoria a sé del giornalismo contemporaneo.

È bene allora fare un po’ di chiarezza, fermo restando che si tratta di un provvedimento ancora in itinere.

La estensione alle banche popolari della disciplina degli strumenti finanziari, la cui emissione era peraltro già stata autorizzata sin dal 2015 (dall’art. 150-bis comma 2, Testo unico bancario), è connotata da una fitta rete di vincoli imperativi legali, tendenti a coordinare la natura e la funzione di tali strumenti di patrimonializzazione con il carattere cooperativo e lo scopo mutualistico di tali società.

Va evidenziato innanzitutto che, trattandosi di norma pensata per società cooperative, è escluso per legge che i nuovi soci finanziatori possano acquisire il controllo della società, controllo che resta riservato ai soci cooperatori: la normativa vieta espressamente, infatti, che ai possessori di strumenti finanziari possa essere attribuito più di un terzo dei voti spettanti all’insieme dei soci presenti ovvero rappresentati in ciascuna assemblea generale.

Sono in ogni caso demandati allo statuto sia la possibilità di emettere strumenti finanziari sia la facoltà di stabilirne, all’interno dei limiti sopra cennati, i diritti patrimoniali e amministrativi e le eventuali condizioni cui è sottoposto il loro trasferimento, assicurare la computabilità delle azioni di finanziamento come capitale di qualità primaria, determinare le maggioranze richieste per la costituzione delle assemblee e per la validità delle deliberazioni «calcolate secondo il numero dei voti spettanti ai soci cooperatori e ai soci finanziatori». L’emissione delle azioni di finanziamento rappresenta in ogni caso una modifica statutaria facoltativa, come espressamente indicato dalla Banca d’Italia nella propria Circolare n. 285 del 17 dicembre 2013.

Il legislatore ha dunque lasciato all’autonomia statutaria la più ampia libertà, sia nel prevedere o meno le azioni di finanziamento, sia nella caratterizzazione dei loro contenuti: starà alle singole banche popolari, in coerenza con le specifiche caratteristiche di ciascuna, valutare se e come, attraverso l’autoregolamentazione statutaria, utilizzare al meglio le opzioni consentite dal vigente quadro giuridico-societario.

Segretario Generale Assopopolari

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