Europeo 2020

Belgio-Italia, la forza contro la velocità. Chiesa e Chiellini gli unici dubbi

Questa sera i quarti di finale a Monaco di Baviera

di Dario Ceccarelli

Euro 2020, Zambrotta: col Belgio ce la giochiamo senza problemi

5' di lettura

Ormai ci siamo. Il clima è quello che ci piace. E non solo perché è fresco e ventilato, quasi perfetto per giocare a calcio. Ci piace perché Monaco di Baviera è una specie di avamposto azzurro. Non a caso viene chiamata (ma non va detto ai tedeschi) «la città italiana più a nord».

I posti disponibili per le misure di sicurezza allo Stadio Arena sono 14.500. Secondo le ultime stime, i nostri tifosi saranno almeno diecimila. I belgi invece poche centinaia. Non avevamo dubbi: in queste cose gli italiani non li batte nessuno. C'è elettricità nell’aria. Una gran voglia di ributtarci in una festa collettiva dopo più di un anno di privazioni e tristezza.

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Una corazzata potente e collaudata

Solo che prima di esaltarci troppo bisognerà fare i conti,con il Belgio, una squadra che da anni fa soffrire chiunque la incontri. Numero 1 del ranking Fifa, pur non avendo mai vinto un Mondiale o un Europeo, in questo torneo ha subìto un solo gol realizzandone otto. Uno in meno dell'Italia. Ma al di là delle statistiche, che dicono e non dicono, la formazione di Roberto Martinez è soprattutto una corazzata potente e collaudata all’apice della sua maturità. Forti fisicamente e ben dotati tecnicamente, i belgi concedono poco o nulla. In più hanno un centravanti come Lukaku che, come ben sappiamo, non perdona le distrazioni.

Però i belgi hanno due problemi non trascurabili. Il primo riguarda le incerte condizioni fisiche dei suoi due gioielli, Eden Hazard e Kevin De Bruyne, sulle quali l'allenatore belga si diverte a confonderci le idee. Il secondo cruccio è che i belgi non possono perdere questo treno. Sono alla fine di un ciclo: se vanno fuori, difficile che questa generazione di talenti possa salire su un'altra giostra. Psicologicamente, insomma, hanno molto più da perdere degli azzurri.

Mancini: dobbiamo far divertire

Una questione che non sembra toccare l'Italia, magicamente inebriata da una contagiosa allegria da scolaresca in gita. Dice Roberto Mancini: «Si gioca a calcio, dobbiamo cercar di divertirci e far divertire la gente. Questo Europeo è una cosa straordinaria. Ci vuole gioia, bisogna essere allegri, felici…». Allegria, divertimento. Parole strane alla vigilia di una sfida che può cambiare il destino di una nazionale. Eppure Mancini le usa ben sapendo che questa è la chiave giusta per andare avanti senza arrivare sfibrati dall'ansia di prestazione.

A ben guardare questa spensieratezza è la cifra dell'Italia. Un fatto quasi eccezionale se si ripensa ad altre spedizioni, non poi così lontane, che per un cambio sbagliato venivano travolte da spaccature laceranti. In questo senso, al di là di come finirà con il Belgio, è una Italia che stupisce. Perchè oltre ad avere un gioco divertente e spregiudicato, sempre portato a valorizzare le proprie qualità (velocità, agilità, pressing alto), è un'Italia costruita su un'idea molto semplice: se si sta bene assieme, se ci diamo una mano, alla fine è meglio per tutti.

Due pilastri, quindi: gioco e gruppo, gruppo e gioco. Sembra una banalità, ma in realtà è una vera rivoluzione soprattutto in un calcio sempre più stressato e finalizzato al risultato. Anche sui possibili forfait dei due assi belgi, Mancini la taglia corta: «Noi faremo comunque la nostra partita. Il Belgio è una delle migliori squadre del mondo. L'importante è che l'Italia giochi come sa fare». Questo è il punto. Che l'Italia giochi bene. Possibilmente come ha fatto nel primo tempo supplementare con l'Austria o nelle tre partite precedenti. Chiaro che se al Belgio vengano a mancare Hazard e De Bruyne, le cose si agevolano. Il centrocampista del City è un talento eccezionale. Straordinario a centrocampo e anche nell'ultimo passaggio. Per Lukaku, il suo terminator, avere o non avere alle spalle un inventore come De Bruyne, non è indifferente. Lo stesso dicasi per Hazard, più in dubbio del compagno perchè colpito da un risentimento muscolare dal quale non si guarisce in quattro-cinque giorni.

Il segreto dell’intercambiabilità

Ritornando all'Italia, Mancini dovrebbe confermare quasi tutti i titolari della partita con l'Austria. Anche se nella ripresa il nostro centrocampo è andato in affanno prima di essere “salvato” dai soccorsi della panchina. I dubbi rimasti sono solo due: Chiellini e Chiesa. Per il resto l'idea di Mancini è di continuare a dare fiducia a quei giocatori (Jorginho, Verratti Barella) che più hanno contribuito a costruire la fisionomia dell'Italia. E che più sono in grado di mettere in difficoltà il centrocampo belga, molto forte fisicamente, ma poco agile. L'altra Idea di Mancini è quella di continuare con l'Intercambiabilità, cioè la chiave di volta di quasi tutti i nostri successi. Inserire Chiesa a metà partita è come tirar fuori un apriscatole. Però è lo juventino è così in forma che potrebbe partire da subito al posto di Berardi.

Anche in difesa il Belgio è granitico. Con una linea di tre pennelloni che se non li scavalchi in agilità è finita. Sono tutti e tre piuttosto attempati e con molti chilometri alle spalle. Perforabili, insomma. Immobile e Insigne sono perfetti per questo compito. Ma poter contare su una buona panchina è un'arma in più, soprattutto in questo Europeo dove le partite quasi sempre si sbloccano nella ripresa. L'Italia però ha un problema: segna poco rispetto a quanto costruisce. Sprechiamo tanto. Gli azzurri hanno segnato 9 reti contro 8 dei belgi. Loro però, specialmente con Lukaku, non sbagliano quasi mai. Quindi i casi sono due: o non li facciamo segnare, o impariamo a essere più cinici. L'altro dubbio di Mancini riguarda Chellini. Dopo 16 giorni dall'infortunio il difensore bianconero è pronto. La sua missione è fermare Lukaku. Per bloccare il belga, un armadio a motore, serve non solo un fisico bestiale, ma anche aver recuperato, star bene. Comunque Acerbi finora non ha mai deluso.

Inginocchiarsi? L’Italia segue il pensiero altrui

Infine chiudiamo con la solita questione dell'inginocchiarsi sì, inginocchiarsi no. L'Italia per questa partita si inginocchierà per solidarietà ai giocatori belgi ma senza condividere la protesta. C'è stata una presa di posizione dell'Assocalciatori che ha «stigmatizzato la campagna strumentale e diffamatoria nei confronti della nazionale italiana» ricordando che tutti gli azzurri si sono sempre resi protagonisti di numerose iniziative contro il razzismo. Va fatta però una precisazione: nessuno accusa gli azzurri di razzismo, ci mancherebbe. Però questo continuo tira e molla non fa bene a nessuno. Tanto meno all'immagine dell'Italia. Perchè dobbiamo andare al traino delle altre nazioni per decidere se inginocchiarci o no? Non abbiamo un pensiero nostro? Non scegliere è quasi peggio. Sappiamo imporre il nostro gioco, ma non far sentire il nostro pensiero. Peccato. Sarebbe ora di colmare anche questa lacuna.

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