Diario di Viaggio

Biondi-Santi non tradisce il passato e investe su cantina e grandi formati

L’azienda toscana che ha inventato e lanciato in tutto il mondo il Brunello di Montalcino, oggi nel gruppo francese Epi, è impegnata a migliorare tutte le fasi della produzione della Tenuta Greppo di 31 ettari

di Federico de Cesare Viola

2' di lettura

Da quando, a fine 2016, una delle aziende più iconiche del made in Italy – quella che ha inventato il Brunello di Montalcino e ne ha decretato il successo planetario – è passata in mano alla famiglia Descours, alla guida del gruppo francese Epi, in tanti si sono chiesti con apprensione quale sarebbe stata la direzione futura di Biondi-Santi (anche dopo che la famiglia, rappresentata da Jacopo e Tancredi, è uscita dalle attività aziendali). Non c’è modo migliore per capirlo se non quello di percorrere lo stretto viale di cipressi che conduce alla Tenuta Greppo, dove fu immortalato Franco Biondi Santi, impeccabile nel suo casentino, nella foto che oggi campeggia negli uffici della cantina toscana per ricordare il gentiluomo di Montalcino, scomparso nel 2013.

Così abbiamo fatto, in compagnia dell’amministratore delegato Giampiero Bertolini e del direttore tecnico Federico Radi. «Evoluzione e non rivoluzione: è questo il mio e nostro motto», spiega l’ad, in carica dal 2018. «Vogliamo ricalcare il dna del passato e andare avanti con coerenza. Abbiamo un patrimonio da gestire e lo dobbiamo fare con una visione responsabile che tenga conto delle sfide, a cominciare dal climate change». Consistenti gli investimenti per migliorare tutte le fasi della produzione di questa tenuta di 31 ettari (di cui 25 piantati), dall’inedito sistema di palificazione in vigna all’acquisto di nuove botti, in attesa della costruzione della cantina che “sparirà” sotto la collina e si integrerà perfettamente nel paesaggio. «In questi anni ci siamo dedicati allo studio dei suoli – ci spiega Radi, che qui è arrivato nel 2017 dopo esperienze in altre storiche cantine toscane come Marchesi Mazzei – lavorando sulla parcellizzazione per valorizzare la diversità».

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Il risultato è già tangibile (al palato) con il Brunello di Montalcino 2015, un vino “gastronomico” con un frutto succoso e intenso. Ma sorprendenti – nella loro diversità di annate – il Rosso di Montalcino 2017 e 2018, di stile più accessibile, all’insegna della freschezza, acidità e piacevolezza. Dalla nostra degustazione citiamo anche la monumentale Riserva 2012, ultima firmata da Franco Biondi Santi e a lui dedicata, e la Riserva 1983 (ricolmata nel 2000), in grado di mostrare la longevità di queste bottiglie. Altra novità: con l’annata 2015, per la prima volta nella storia di Tenuta Greppo, un Brunello di Montalcino esce in grandi formati, un richiamo irresistibile per i collezionisti di tutto il mondo.

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