ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLa giornata dei mercati

Possibile "energy crunch” spinge i listini. Wall Street contrastata: giù il Nasdaq

La corsa del greggio e l'esito senza sorprese delle elezioni tedesche supportano le Borse europee. Giù il Nasdaq

di Stefania Arcudi e Paolo Paronetto

Aggiornato alle 21.54

La Borsa, gli indici del 27 settembre 2021

4' di lettura

(Il Sole 24 Ore Radiocor) - La prospettiva di un “energy crunch”, con conseguente corsa al rialzo dei prezzi del petrolio, e l’esito senza sorprese del voto tedesco hanno sostenuto le Borse europee, che hanno chiuso la prima seduta della settimana in rialzo, allontanando l’eco del possibile default del colosso cinese Evergrande: proprio i titoli delle società energetiche e i bancari, spinti dallo scenario di tassi in crescita in tutto il mondo, sono stati al centro degli acquisti.

Mentre a Wall Street finiscono sotto pressione i titoli tech, e si iniziano a fare i conti con la futura stretta monetaria della Fed, col rialzo dei rendimenti sui bond governativi, nel Vecchio Continente sono state la piazza di Madrid (IBEX 35) e quella di Milano (FTSE MIB) a chiudere in testa.

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A livello globale pesa il potenziale "energy crunch", cioè la possibilità che tra crescita della domanda, produzione ridotta da parte dell'Opec e possibili avversità (a cominciare dalla stagione degli uragani nel Golfo del Messico) si configuri l'incapacità delle attuali filiere produttive di soddisfare la domanda di energia in una fase in cui il greggio corre già ai massimi da tre anni e il gas naturale continua a salire. Gli analisti di Goldman Sachs hanno già alzato a 90 dollari al barile la stima del prezzo del Brent entro fine anno.

Wall Street in due direzioni: bene Dow, giù Nasdaq

Wall Street contrastata con il Dow Jones in leggero rialzo (+0,21%) e S&P 500 e Nasdaq in flessione (rispettivamente -52% e -28%). Dopo le recenti turbolenze, è attesa un'altra settimana volatile, a conclusione del terzo trimestre dell'anno. La scorsa settimana è stata caratterizzata soprattutto dalla crisi di Evergrande, colosso immobiliare cinese a rischio default, e dalle decisioni della Federal Reserve, che ha scelto, come atteso, di non ridurre gli stimoli all'economia statunitense, facendo pero' intravedere l'inizio della stretta monetaria, che avverrà entro la fine dell'anno. Settembre, il mese storicamente più difficile a Wall Street, si chiuderà probabilmente in calo, mentre il trimestre si chiuderà in positivo.

Sopra le previsioni, intanto, gli ordini di beni durevoli negli Stati Uniti nel mese di agosto (+1,8% rispetto al mese precedente). Inoltre l'indice manifatturiero relativo all'area di Dallas (Texas) è diminuito a settembre rispetto al mese precedente, deludendo le attese dagli esperti

Per gli analisti in Germania notizie senza sorprese

«No news is good news»: il risultato delle elezioni politiche in Germania, che sostanzialmente conferma le previsioni della vigilia, esclude una possibile coalizione rosso-rosso-verde e manda ai «tempi supplementari» l'esecutivo uscente guidato da Angela Merkel, che manterrà la guida del Paese nel corso dei lunghi negoziati per la definizione della nuova maggioranza di governo, è accolto positivamente dai mercati azionari europei.

«Dal punto di vista economico e dei mercati finanziari, la grande notizia è che una potenziale coalizione con Spd, Verdi e Die Linke non può raggiungere la maggioranza, il che riduce l'incertezza per i mercati in vista dei negoziati di coalizione», commenta Reto Cueni, capo economista di Vontobel. Che il potenziale avvento di un governo rosso-rosso-verde fosse ritenuto «il rischio principale» di questa tornata elettorale è confermato da un report di Goldman Sachs sul mercato immobiliare tedesco, che riporta i timori dei proprietari «per le potenziali conseguenze avverse sulla regolamentazione». Con l'opzione «di sinistra» non più sul tavolo, i mercati sembrano non avere particolari preferenze tra i due esiti più probabili dei negoziati: la coalizione «semaforo» guidata dalla Spd (con Liberali e Verdi) e quella "Giamaica" che manderebbe i socialisti all'opposizione e la Cdu-Csu al governo.

L'attenzione resta alta sul caso Evergrande

Gli investitori restano comunque in attesa di sviluppi sulla Cina, con il mercato si attende una conferma del rallentamento in atto nella ripresa della Repubblica Popolare, e soprattutto sul caso Evergrande. Per Generali Investments la vicenda «si inserisce nel quadro di rischio di rallentamento del settore immobiliare cinese e dell’economia dell’intero Paese asiatico. Ma Evergrande non sarà il “momento Lehman Brothers” della Cina. Il peso del debito ricadrà sugli azionisti e obbligazionisti ma non crediamo che ci siano le premesse per una crisi globale e sistemica».


In luce Leonardo ed Eni, in coda Amplifon

A Piazza Affari beneficiano del clima generale i petroliferi, da Tenaris a Eni. In testa come nel resto d'Europa i titoli bancari con Unicredit e Banca Pop Er, mentre Leonardo approfitta delle indiscrezioni su un'offerta all'esercito italiano per il programma Aics (Armored infantry combat system). Ma è l'intero settore aerospazio a vivere una seduta brillante grazie all'exploit di Rolls-Royce che venderà la sua divisione ITP Aero a circa 2 miliardi di dollari al fondo Bain. In controtendenza Diasorin e Amplifon .

La Doria si allinea a prezzo ipotesi cessione e Opa

Giornata di forti ribassi per La Doria, dopo l'avvio delle trattative con Investindustrial per la cessione della partecipazione di maggioranza, pari al 63%, per un valore di 16,5 euro per azione. Gli accordi in discussione prevedono che, una volta completato il trasferimento della quota a una società del gruppo Investindustrial, sia promossa un’offerta pubblica di acquisto sulla totalità delle azioni La Doria in circolazione, al prezzo di 16,50 euro ognuna e il coinvolgimento di alcuni dei soci venditori nella gestione di La Doria post operazione. Tra gli altri titoli male Sanlorenzo Yachts

Andamento dello spread Btp / Bund
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Spread stabile a 101 punti dopo elezioni tedesche

Chiusura stabile per lo spread tra BTp e Bund che non risente dell'esito delle elezioni tedesche. Alle ultime battute della giornata, il differenziale di rendimento tra il BTp decennale benchmark (IT0005436693) si conferma a 101 punti base, stabile rispetto all'apertura e al closing di venerdì scorso. In frazionale ascesa il rendimento del BTp decennale, che è indicato in chiusura allo 0,80% dallo 0,79% del riferimento precedente.

Euro/dollaro scende sotto 1,17, petrolio corre

Sul mercato dei cambi, euro/dollaro poco mosso rispetti ai livelli della chiusura di venerdì ma più volte sotto l'asticella di 1,17. La moneta unica europea vale 1,1709 dollari da 1,1715.

Continua il rally del prezzo del petrolio sulla prospettiva che l'attuale livello di output di greggio faticherà a soddisfare una domanda di energia in crescita. I contratti novembre sul Wti hanno superato i 75 dollari al barile mentre quelli sul Brent sono saliti ai massimi da quasi tre anni (ottobre 2018): il future novembre si attesta a 79,60 dollari.


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