Finanza ecologica

Boutique Italia fa rotta sugli investimenti verdi

Nel fondo entrano gli advisor esperti nell’innovazione: fra gli obiettivi l’industria del riciclo e le energie rinnovabili

di R.I.T.

(Beboy - stock.adobe.com)

2' di lettura

Un fondo d’investimenti promuove la sostenibilità, e in generale sostiene l’evoluzione delle imprese verso i mercati di domani. Si chiama Boutique Italia, società nata nel 2019 come holding di partecipazioni di minoranza con l'obiettivo di accompagnare le aziende acquisite in un percorso finalizzato all'approdo al mercato borsistico. Il cambiamento sociale spinto dalla transizione ecologica, dal cambiamento energetico e dal fenomeno terribile dell’epidemia è stata per Boutique Italia l’occasione per riflettere sul suo modello di business: gli azionisti hanno pensato di arricchire l'advisory board con figure eterogenee per ampliare il ventaglio dei target d'investimento, in un'ottica di diversificazione e ponderazione del rischio.

Nuovi contributi

Per questo motivo nel consiglio il presidente Filippo Chizzolini e l’amministratore delegato Enrico Carnevali sono stati affiancati da Massimo Massimilla (Albemarle Asset Management Ltd), Aldo Maccari (professionista e investitore con esperienze internazionali) e Paolo Pescetto (tra l’altro ha fondato un gruppo di società attive in acquisizioni, Ipo e private equity), i quali daranno un apporto creativo. Boutique Italia annovera tra gli azionisti anche famiglie imprenditoriali e investitori istituzionali italiani ed esteri quali Banca Patrimoni Sella e Method Investments.

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Il presidente Chizzolini descrive così la società dopo l’ingresso dei nuovi contribnuti: «Un club deal ad investimenti a chiamata presentati da tre advisors di standing la cui remunerazione è basata sui risultati ottenuti in fase di exit; questa politica incentiva un attento screening delle operazioni d'investimento in un'ottica di trasparenza atta a contrastare possibili conflitti d'interesse tra gli advisor, il cda e gli azionisti”.

Le eccellenze su cui investire

Aggiunge l’amministratore degelato Carnevali: «L’Italia ha un primato ancora più significativo: quello nel settore manifatturiero. Un paese che produce ed esporta molto, realizzando un surplus manifatturiero nella bilancia commerciale che ci porta al quinto posto mondiale, dopo Giappone, Corea del Sud, Germania e Cina». Gli esempi cari a Carnevali sono nel settore dei mobili e dell'arredamento, notoriamente tra le maggiori eccellenze italiane riconosciute all'estero (con 9 miliardi di surplus l'industria italiana del legno arredo è seconda al mondo per saldo della bilancia commerciale, preceduta solamente dalla Cina). «C'è anche un altro primato un po' nascosto, di cui si parla raramente: quello nel settore del machinery. Macchine di tutti i tipi, da quelle per la distribuzione di bevande e prodotti alimentari, a quelle per l'agricoltura, per gli imballaggi, per lavorare il legno. Qui abbiamo prodotto 59,5 miliardi di dollari di surplus nella bilancia commerciale», avverte l’amministratore delegato.

Crescere in ecologia

Conclude Carnevali: «Ci sono infine due “talenti nascosti”, o certamente poco noti. Si pensa spesso che le città italiane siano piene di rifiuti e si afferma che la green economy non è cosa per noi. L'Italia è invece leader europeo nel riciclo industriale: nell'ultimo anno sono stati recuperati e riciclati 47 milioni di tonnellate di rifiuti non pericolosi, il valore assoluto più elevato di tutti i Paesi europei. Altro nostro primato in Europa è quello raggiunto nell'efficienza di energia ed emissioni, con 107 tonnellate di CO2 equivalente per milione di euro prodotto. Siamo inoltre primi al mondo per contributo del fotovoltaico nel mix energetico nazionale. Insomma, tante grandi specializzazioni che rendono il nostro paese assolutamente competitivo e innovativo».

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