Salumi

Bresaola Valtellina Igp: produzione in calo del 9%, ma più vendite in vaschetta

Calo in valore del 7,6% a 454 milioni, export giù del 29%. Pesa la perdita del fuori casa e la scelta di prodotti più economici a causa della crisi

di E.Sg.

(www.matteozanga.it - stock.adobe.com)

2' di lettura

Il 2020 è stato un anno complicato anche per una eccellenza italiana come la Bresaola della Valtellina Igp. La produzione complessiva riferita alle 16 aziende certificate si è attestata nel 2020 a 12.607 tonnellate (-8,8% sul 2019). Un bilancio in perdita che però secondo il Consorzio di tutela, contiene anche «numeri importanti e segnali di ripresa».

La produzione riferita alle aziende associate costituisce la quasi totalità della produzione di Bresaola della Valtellina Igp certificata dall'Organismo di controllo Csqa. In totale, sono state avviate alla produzione poco più di 35mila tonnellate di materia prima. Sul fronte consumi, «in graduale espansione da 20 anni, il comparto ha segnato un valore di 454 milioni di euro (-7,6%) con un impatto sulla provincia di Sondrio di 214 milioni di euro (-8,8%) per un settore che conta 1.400 occupati».

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Secondo l'analisi del Consorzio, alla base della riduzione dei volumi c'è anche la limitazione del banco taglio, per limitare i contatti ravvicinati, mentre l’acquisto del prodotto in vaschetta, già predominante negli anni precedenti, è cresciuto del 2,3% con 6.090 tonnellate, cioè il 50% della produzione totale.

Nella distribuzione, la Gdo si conferma il principale canale di vendita. L’export rappresenta il 7% della produzione, con un valore di 18,5 miliardi milioni e pari a 882 tonnellate di Bresaola della Valtellina Igp, un dato significativo anche se in calo oggettivo causa pandemia rispetto al 2019 (-29%), di cui il 72% nei Paesi Ue e il 28% nei Paesi extra

«Il 2020 non è stato un anno semplice – commenta Franco Moro, presidente del Consorzio di tutela Bresaola della Valtellina –. Tra le cause ovvie, c'è soprattutto l'importante riduzione dei consumi fuori casa e più in generale le mutate abitudini del consumatore che, a causa dell'impatto significativo che l'emergenza ha avuto a livello economico e di reddito, ha optato per altre scelte d'acquisto e per altre referenze di salumi dal prezzo medio più basso. Ma siamo tenaci e positivi, guardiamo al futuro con ottimismo e con la volontà di far ripartire il settore, nonostante le difficoltà legate agli elevati e variabili costi della materia prima bovina».

«Come Consorzio – continua Moro – abbiamo ridefinito la strategia e le linee di azione, prestando più attenzione al territorio e alla sua valorizzazione, e non tralasciando la sostenibilità, elemento irrinunciabile a cui i produttori sono molto sensibili. Come produttori di bresaola abbiamo intensificato l'impegno di utilizzare tutta la carne italiana disponibile, registrando rispetto al 2019 un incremento del 17% della bresaola fatta partendo da carne italiana. Certo i numeri sono ancora molto limitati, soprattutto per la Bresaola a marchio Igp, tenuto conto dei requisiti di idoneità previsti dal Disciplinare e degli standard qualitativi richiesti, che sono un parametro oggettivo. Detto questo, siamo disponibili a valutare ogni possibile collaborazione con la filiera italiana, che riesca a garantire una materia prima idonea alla trasformazione secondo disciplinare».

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