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Brexit, Merkel apre a Johnson sul «backstop» irlandese

Al suo primo viaggio oltre Manica il premier britannico sembra deciso a entrare in rotta di collisione con l'Unione Europea, chiedendo concessioni rilevanti ma senza offrire alternative per evitare una Brexit senza accordo.

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

LONDRA - Trenta giorni per raggiungere un nuovo accordo su Brexit: è la sfida impossible che la cancelliera tedesca Angela Merkel ha lanciato a Boris Johnson, che oggi è andato a Berlino per il suo primo viaggio oltre Manica da premier britannico.

Una soluzione alternativa non è emersa in tre anni di negoziati ma può essere trovata nelle prossime settimane, ha detto la Merkel, magari modificando la dichiarazione politica, ma spetta a Londra fare proposte credibili che Berlino e Bruxelles sono disposti a prendere in considerazione.

Johnson ha accettato la sfida, dicendosi «ben lieto» di lavorare «in tempi strettissimi» e dichiarandosi convinto che ci sia «un ampio margine» per raggiungere un accordo. «Con pazienza e ottimismo ce la possiamo fare», ha detto, usando anche la frase tedesca “wir schaffen das”.

Il premier britannico ha dato ragione alla cancelliera, ammettendo che il Governo britannico «negli ultimi tre anni non ha proposto soluzioni alternative» per risolvere la questione controversa della backstop, la polizza di assicurazione che punta a evitare il ritorno a un confine interno tra le due Irlande dopo l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue.
Ora invece «finalmente le conversazioni possono iniziare -, ha dichiarato Johnson -. Possiamo tutelare l’integrità del mercato unico senza controlli alla frontiera irlandese».

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Dietro l’ostentato ottimismo di Johnson e il cortese possibilismo della Merkel però le posizioni restano lontane.

Il premier britannico ha ribadito ieri che la backstop deve essere eliminata del tutto perché «inaccettabile» per un Paese sovrano come la Gran Bretagna che non intende restare «ingabbiato». La cancelliera ha ricordato che i 27 Paesi Ue hanno sempre avuto e continuano ad avere una posizione comune.

La posizione Ue è che la backstop è necessaria sia per proteggere quello che diventerà il confine esterno dell’Unione che per tutelare la Repubblica d’Irlanda e per rispettare lo spirito e la lettera degli accordi del Venerdì Santo che hanno eliminato i controlli al confine interno irlandese e mantenuto la pace per oltre vent’anni.

Johnson non ha almeno per ora avanzato proposte nuove e credibili ma ha solo fatto riferimento alle soluzioni elettroniche e tecnologiche per il confine irlandese contenute nel rapporto della Alternative Arrangements Commission pubblicato il mese scorso, che è già stato esaminato e respinto dalla Ue perché inadeguato.

Domani il premier britannico andrà a Parigi, dove troverà un interlocutore meno docile nel presidente francese Emmanuel Macron, che ha assunto toni più duri della Merkel verso Londra. Johnson spiegherà a lui, come alla cancelliera che, contrariamente a quanto dichiarano gli esponenti del fronte anti-Brexit, il Parlamento britannico non potrà bloccare un “no deal”.

La questione è controversa: il Governo ostenta sicurezza, ma a Westminster si rafforza l'alleanza tra deputati di diversi partiti, Tories compresi, decisi a bloccare un'uscita senza accordo che ritengono un salto nel buio dalle conseguenze devastanti per l'economia britannica.
L'atteggiamento all'apparenza duro e inflessibile di Londra verso Bruxelles e la determinazione di Johnson a portare la Gran Bretagna fuori dalla Ue il 31 ottobre “a qualsiasi costo”, con o senza accordo, sembra portare frutti almeno in patria.

Un sondaggio di Kantar pubblicato oggi rivela che il partito conservatore è salito al 42% delle intenzioni di voto, mentre l'opposizione laburista è scesa al 28 per cento. Se il premier britannico non riuscirà a tirare fuori il cilindro dal cappello entra trenta giorni come richiesto dalla Merkel, potrebbe optare per elezioni anticipate per rafforzare la sua posizione e conquistare la maggioranza in Parlamento che ora gli manca.

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