premier all’eliseo

Macron apre a Johnson sul «backstop» ma se sarà hard Brexit la colpa è di Londra

Il presidente francese ha comunque messo in chiaro che se ci sarà una hard Brexit, un'uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza un accordo, la responsabilità sarà tutta del Governo di Londra

di Nicol Degli Innocenti


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Il primo ministro britannico Johnson con il presidente francese Macron (Afp)

3' di lettura

LONDRA - Emmanuel Macron ammorbidisce il tono ma non modifica il messaggio. Il presidente francese ha ricevuto oggi all’Eliseo il premier britannico Boris Johnson con sorrisi, pacche sulle spalle e lunghe strette di mano, ma ha anche messo in chiaro che se ci sarà una hard Brexit, un'uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea senza un accordo, la responsabilità sarà tutta del Governo di Londra.

Macron si è allineato con la posizione della cancelliera tedesca Angela Merkel, che ieri a Berlino ha inaspettatamente sfidato Johnson a trovare una soluzione alternativa entro trenta giorni. Il premier britannico ha chiesto che sia eliminata del tutto la backstop, la polizza di assicurazione che mira a evitare il ritorno a un confine interno in Irlanda, perché inaccettabile per Londra, «non democratica» e in ogni caso già respinta per tre volte dal Parlamento di Westminster.

Merkel a Johnson, pronti a tutto ma l'intesa e' possibile

Sia Merkel che Macron si sono detti disposti a prendere in considerazione qualsiasi proposta alternativa credibile e realistica Johnson sia in grado di avanzare. Il presidente francese oggi ha detto che con «buona volontà» è possibile arrivare a una soluzione «intelligente» in trenta giorni, ma solo se l’alternativa proposta da Londra tutelerà la stabilità e la pace in Irlanda e l’integrità del mercato unico «sul quale è fondato il progetto europeo». «Sono spesso rappresentato come il politico più duro e rigido verso Londra - ha detto Macron - ma in realtà voglio solo essere chiaro». E chiaro è stato: la backstop non è un cavillo giuridico o una limitazione tecnica ma «una garanzia genuina e indispensabile», ha sottolineato il presidente.

Johnson prima della sua prima visita in Europa da quando è stato nominato premier il mese scorso ha più volte dipinto la posizione Ue come intransigente e inflessibile, quasi ad addossare già la responsabilità di un “no deal” su Bruxelles.

Ieri a Berlino e oggi a Parigi Merkel e Macron hanno concordato una posizione comune di apertura e disponibilità al dialogo mirata a rilanciare la palla a Johnson. Se ci sarà una hard Brexit, questo il messaggio, sarà perché il premier britannico non ha saputo o potuto proporre un'alternativa credibile alla backstop e quindi sarà esclusivamente colpa di Londra e non della Ue.

Johnson oggi ha ripetuto a Parigi quello che aveva detto ieri a Berlino: si è dichiarato ottimista sulle possibilità di trovare un accordo accettabile in tempo utile «con energia e creatività», ha detto di essere stato «molto incoraggiato» dal suo incontro con la Merkel e ha insistito che il Governo britannico non permetterà «mai e poi mai» il ritorno di controlli al confine interno irlandese.

Ancora una volta però il premier britannico non ha chiarito quali soluzioni alternative credibili abbia in mente per il confine irlandese, per tutelare l’integrità del mercato unico e contrastare il contrabbando. «Le soluzioni sono numerose e a portata di mano», ha detto.

Brexit intanto ha già avuto un impatto sull’immigrazione dall’Ue verso la Gran Bretagna. Secondo gli ultimi dati resi noti oggi dall'Ufficio nazionale di Statistica (Ons) solo 200mila cittadini Ue sono arrivati nell’ultimo anno finanziario e di questi solo 92mila sono venuti per lavorare nel Regno Unito, meno della metà del numero registrato nel 2016 prima del referendum. Secondo l'Ons l'indebolimento della sterlina e il rafforzamento dell’economia dei Paesi dell’Est Europa hanno contribuito al calo degli arrivi dalla Ue.

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