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«Burning» infiamma anche il migliore Murakami

Nel weekend in sala spazio al potente lungometraggio di Lee Chang-dong e all'attesissimo «C'era una volta a… Hollywood» di Quentin Tarantino

di Andrea Chimento


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«Burning» di Lee Chang-dong

2' di lettura

Il cinema dell'Estremo Oriente è protagonista in sala con «Burning», uno dei film più potenti dell'intera stagione.
Tra i registi più importanti del cinema asiatico contemporaneo, il sudcoreano Lee Chang-dong è tornato dietro la macchina da presa a otto anni di distanza dal toccante «Poetry», dando vita a un altro lungometraggio di grandissima forza espressiva.

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Presentato al Festival di Cannes 2018, «Burning», tratto da un racconto di Haruki Murakami, mette in scena tre personaggi che sono lo spunto per proporre profonde riflessioni su tematiche morali, come le relazioni e le differenze sociali, e tematiche legate al suo paese d'origine.

«Burning» di Lee Chang-dong

Il protagonista Jong-soo incontra per caso, dopo molti anni, una sua coetanea, Hae-mi, che viveva nel suo quartiere quando erano bambini. Dopo qualche giorno la ragazza parte per l'Africa: quando al suo ritorno Jong-soo la va a prendere in aeroporto, scopre che con lei c'è un misterioso amico.

Nonostante i circa 150 minuti di durata, «Burning», anche grazie al buon lavoro del cast, colpisce e affascina senza mostrare alcun calo di ritmo, confermando il valore stilistico del regista, autore di un lungometraggio intenso e ricco di sequenze indimenticabili (su tutte, la lunga scena al crepuscolo).

    «C'era una volta a… Hollywood» di Quentin Tarantino

    Questa settimana, però, tra le uscite c'è anche uno dei titoli più attesi dell'anno: «C'era una volta a… Hollywood» di Quentin Tarantino , che arriva (finalmente) nelle nostre sale, dopo le presentazioni al Festival di Cannes e al Festival di Locarno.

    Il regista americano realizza un lungometraggio che raccoglie e sviluppa le linee stilistiche, le ossessioni e le scelte narrative tipiche del suo cinema, trasportandoci nella Hollywood del 1969.

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    Un attore in declino, Rick Dalton, e la sua controfigura Cliff Booth, si vedono obbligati a cercare nuove vie per sopravvivere alla profonda trasformazione che sta avvenendo nel mondo dello spettacolo. Nel frattempo Dalton ha due nuovi vicini di casa: Roman Polanski e Sharon Tate, che si sono appena trasferiti in una villa sulle colline di Los Angeles
    Il regista di «Pulp Fiction», con la consolidata capacità tecnica e la indubbia, approfondita conoscenza della storia del cinema, combina generi diversi per proporre una forte riflessione sull'avvento della New Hollywood, periodo determinante nella storia del cinema americano, che attendeva una risposta alle esigenze delle nuove generazioni.

    Menzione speciale per il cast, composto da grandi nomi che hanno regalato una prestazione di ottimo livello: Leonardo DiCaprio, Brad Pitt e, in particolare, Margot Robbie, protagonista di una delle sequenze più riuscite, quando va al cinema per vedere una pellicola con protagonista… Sharon Tate (proprio il personaggio che è stata chiamata a interpretare). Il risultato è un nuovo imperdibile tassello di quel ricchissimo mosaico che è il cinema di Quentin Tarantino.

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