Intelligenza cognitiva

C’era una volta il televisore. Ora uno schermo non basta più

I grandi pannelli sia Oled che Led stanno imparando a prendere le misure dell’intelligenza cognitiva

di Gianni Rusconi

3' di lettura

Dagli anni '90 a oggi nel mondo dei televisori è cambiato tutto, dai formati alla tecnologia degli schermi (tubo catodico, plasma, Lcd…) alle funzionalità dell'apparecchio. Passando dall'era analogica a quella digitale non è cambiato però un fattore: il Tv migliore è quello che meglio incontra le esigenze di chi ne fa uso, rispondendo a una scelta soggettiva in fatto di estetica, prestazioni e (naturalmente) costi. Molta dell'innovazione che ha segnato l'evoluzione di questo “device” negli ultimi 10/15 anni, da quando il sogno dell'immersione 3D senza occhialini stereoscopici è naufragato per sempre, la possiamo vedere nei pannelli.

Da spenti si assomigliano molto (grandi, ultrasottili, senza bordi) ma una volta accesi qualche differenza la evidenziano. Proviamo a spiegarle. Il punto di partenza può essere l'Oled, tecnologia sulla quale per prima ha scommesso Lg (il modello Z1 8K da 88 pollici è il “non plus ultra” della collana e costa 27mila euro) seguita poi da Philips, Sony, Panasonic e pochi altri.

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Il suo vantaggio principale? È un sistema auto-emissivo, in cui ogni pixel rappresenta una sorgente di luce organica che permette di ottenere il controllo totale su illuminazione e contrasto e di conseguenza livelli di nero perfetti.

La pecca? La luminosità: per quanto destinata a migliorare in futuro, è il parametro per cui gli Oled pagano dazio agli schermi Mini Led, il penultimo anello della catena evolutiva degli Lcd. Adottata da praticamente tutti i produttori, questa tecnologia di retroilluminazione presenta alcuni limiti (vedi gli angoli di visuale) ma regge assolutamente il confronto sulla fedeltà dei colori e si fa di norma preferire per affidabilità nel tempo (perché meno soggetta al “burn in”) e soprattutto per i costi.

L'utente medio difficilmente può cogliere queste sfumature, eppure produttori come Samsung, Tcl e Hisense hanno scommesso su un ulteriore passo in avanti dei cristalli liquidi puntando sulla tecnologia QLed, e cioè Mini Led surrogati da processori Quantum Dot. Il gigante coreano ha marchiato questa scelta portando sul mercato a inizio 2021 i Tv Neo QLed (il modello QN900A 8K da 75 pollici costa 8mila euro, il 55 pollici QN900A in 4K scende a 2mila), il cui vanto è per l'appunto il display.

Da una parte sfrutta Led di dimensioni pari a 1/40esimo di quelli tradizionali per assicurare una maggiore densità di luce, dall'altra un chip quantistico per garantire la migliore esperienza visiva possibile, utilizzando fino a 16 diversi modelli di rete neurale per effettuare il cosiddetto “upscaling” della risoluzione delle immagini. E poi l'intelligenza artificiale, tanta.

Per regolare in automatico l'intensità luminosa, per ottenere maggiore profondità delle immagini e per far coincidere il suono con i movimenti sullo schermo. Capacità nascoste che l'utente si ritrova davanti agli occhi, a prescindere dalla tipologia di pannello utilizzato. Sugli Oled di Philips (serie 806 e 856, dal 48 al 77 pollici), per esempio, gli algoritmi di machine learning analizzano in modo continuativo milioni di clip di test per riconoscere automaticamente le scene visualizzate e suggerire allo spettatore le migliori impostazioni di visione possibile.

Sull'intelligenza cognitiva punta anche Sony, che l'ha integrata sia negli apparecchi Oled 4K (Bravia Hdr A90J, dal 55 all'83 pollici) sia negli ultimi nati della famiglia Led Full Array (Bravia XR X90J, dal 50 al 75 pollici). Contrasto, luminosità, colori e neri (oltre che il suono) vengono affinati in modo congiunto fra loro grazie a un processore che replica le modalità di ascolto e visione del cervello umano. L'algoritmo analizza e interpreta enormi quantità di dati e ottimizza ogni pixel, ogni fotogramma e ogni suono. E la scena diventa sempre più realistica. Come al cinema, o forse anche meglio che al cinema.

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