temperatura e conseguenze

Cambiamenti climatici, gli effetti di dilatazione termica per edifici e ponti

L’innalzamento delle temperature avrà effetti anche sulle costruzioni. Emerge dagli studi di Jrc e Fondazione Cmcc. Necessaria l’introduzione di nuovi standard

di Davide Madeddu

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L’innalzamento delle temperature avrà effetti anche sulle costruzioni. Emerge dagli studi di Jrc e Fondazione Cmcc. Necessaria l’introduzione di nuovi standard


3' di lettura

Edifici e infrastrutture minacciati dai cambiamenti climatici. Perché la crescita delle temperature preannunciata per i prossimi 50 anni potrebbe accelerare il processo di corrosione delle strutture creando condizioni di stress e quindi “minando la sicurezza delle costruzioni”. È quanto emerge da due studi, in cui si suggerisce una revisione degli standard europei di progettazione degli edifici, effettuati dallo Scientific network on adaptation of structural design to climate change istituito nel 2017 dal Joint Research Centre (Jrc, servizio scientifico interno della Commissione europea) e di cui fanno parte i ricercatori della Fondazione Cmcc (Centro euro Mediterraneo sui Cambiamenti climatici). Per i ricercatori anche gli edifici e le infrastrutture devono adattarsi al clima che cambia e devono essere adeguati agli scenari del futuro.

I due studi

«Questi studi fanno pare di una serie di ricerche mirate a supportare la definizione e revisione degli standard di costruzione europei più adatti al mondo del futuro – dice Paola Mercogliano, direttrice della divisione Remhi della Fondazione Cmcc –. Dopo aver analizzato, in passato, l’azione del manto nevoso e, in questi recenti studi, l’azione termica, il prossimo passo sarà studiare l’azione del vento. Il nostro obiettivo finale è quello di supportare decisori politici e costruttori con servizi e informazioni che possano permettere l’aggiornamento degli attuali standard di costruzione considerando le diverse azioni atmosferiche e le diverse tipologie costruttive e permettendo l’implementazione di efficaci politiche e azioni di adattamento».

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Nella loro attività i ricercatori della Fondazione Cmcc hanno analizzato le variazioni di temperatura e altre variabili atmosferiche attese nei prossimi 50 anni, periodo che rappresenta, generalmente, la durata di vita utile di una struttura costruita oggi.

Lo studio che riguarda l’Italia utilizza come scenario di riferimento quello più pessimistico. Ossia quello che per il futuro prevede una crescita delle emissioni ai ritmi attuali. «Avendo come riferimento i livelli massimi e minimi di temperatura che ci si aspetta possano verificarsi almeno una volta in 50 anni, abbiamo riscontrato un aumento consistente sia nella temperatura massima, in alcune zone d’Italia anche di 6 °C, che in quella minima, con variazioni fino agli 8 °C nelle catene montane – dice Guido Rianna, ricercatore Cmcc tra gli autori dello studio –. Se l’aumento della temperatura minima può rappresentare un effetto secondario per gli edifici, che si troveranno ad essere sottoposti a temperature meno rigide di quelle attuali e quindi a meno stress, l’incremento della temperatura massima attesa potrebbe invece comportare la necessità di una revisione degli standard di costruzione per garantire la sicurezza delle opere, come nel caso delle dilatazioni termiche a cui sono soggetti i manufatti lineari come ponti e viadotti».

Temperature e umidità

C’è poi lo scenario, questa volta su scala europea, legato alle interazioni di temperatura e umidità relativa. «Le simulazioni ci dicono che la temperatura nei prossimi 50 anni è destinata ad aumentare in maniera significativa in tutta Europa, seppur con differenze regionali – prosegue Rianna –. L’entità di tale incremento varia dai 3 ai 5 gradi in media, e dipende dagli interventi di mitigazione dei cambiamenti climatici che saranno adottati».

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