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Caro energia, la spada di Damocle sull’industria della ceramica

Savorani (Confindustria Ceramica): «L’energia rappresenta un quarto dei costi di fabbricazione del comparto». A rischio un intero settore vitale per l’export

di Ilaria Vesentini

(Imagoeconomica)

2' di lettura

«Non solo il prezzo della bolletta è quadruplicato in un anno, ma i costi del gas naturale sono aumentati addirittura di oltre il 600%. Così le nostre aziende finiranno fuori mercato: avremo risolto alla fonte il problema delle emissioni di CO2 ma il Paese si ritroverà a gestire un dramma sociale, con migliaia di lavoratori disoccupati. L’energia rappresenta almeno un quarto dei costi di fabbricazione nell’industria ceramica ed è evidente a tutti che un settore manifatturiero non può scaricare a valle simili incrementi dei costi, men che meno quando compete a livello globale come noi, che esportiamo oltre l'80% della produzione di piastrelle».

La goccia che fa traboccare il vaso

Non è solo allarmato, è infuriato Giovanni Savorani, presidente di Confindustria Ceramica, di fronte all’ennesima goccia che fa traboccare il vaso del caro-energia per una filiera che dà lavoro a oltre 30mila persone in Italia, che rischia di essere cancellata dagli ideologi della transizione green che pensano di tagliare il 55% dei gas serra in otto anni senza avere valide alternative energetiche e dagli speculatori finanziari che scommettono al rialzo sulle quote ETS a spese di chi produce ricchezza reale e lavoro.

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«L’impennata di tutti i listini»

«Siamo stretti in una morsa che oggi rende insostenibile l’impennata di tutti listini, dalle materie prime ai pallet, dal polistirolo ai noli marittimi, scatenata dalla naturale legge della domanda e dell’offerta in un momento di forte ripresa dell’economia globale dopo lo stop per la pandemia. Prometeia stima che nel giro di dieci anni, stante l’attuale contesto di norme e costi, il distretto di Sassuolo avrà azzerato le marginalità», sottolinea Savorani.

«Rincari inspiegabili»

Il prezzo del gas è passato dagli 11 euro/MWh di due anni fa, ai 5 euro dell'estate 2020 per poi schizzare il mese scorso di agosto oltre quota 47 euro: «Sono rincari inspiegabili e insostenibili che ci fanno paura – aggiunge il presidente – così come ci fanno paura norme quali “Fit for 55” che rendono vani tutti gli sforzi fatti fin qui per rendere la nostra industria ceramica un modello mondiale di efficienza e sostenibilità e inutili i progetti che stiamo portando avanti con i costruttori di tecnologie, le università e i centri di ricerca dell’Emilia-Romagna per arrivare a una transizione energetica che tenga insieme ambiente e posti di lavoro».

Applicare l’articolo 39 gas

L’ennesimo rincaro in bolletta rende ancora più urgente l’applicazione dell’art 39 gas (cioè la limitazione dell'applicazione alle imprese gasivore degli oneri generali che sono caricati sui consumi), un intervento atteso da molto tempo, che non risolve certo il problema ma ridurrebbe di circa 2 centesimi/mc il costo riequilibrando in parte il gap che la ceramica Made in Italy sconta rispetto ai concorrenti esteri per gli oneri parafiscali.

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