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Cartelle, sui pagamenti stop fino al 30 aprile. Ripartono le notifiche

Fino al 30 aprile vengono sospesi anche i pignoramenti di stipendi e pensioni, mentre ancora più ampio è il salvagente per le rate di rottamazione e saldo e stralcio del 1° marzo

di Marco Mobili e Gianni Trovati

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3' di lettura

Le notifiche delle cartelle fiscali ripartono, ma i termini di pagamento vengono sospesi fino al 30 aprile, data in cui per ora è prevista la chiusura dello stato d’emergenza. Fino al 30 aprile vengono sospesi anche i pignoramenti di stipendi e pensioni, mentre ancora più ampio è il salvagente per le rate di rottamazione e saldo e stralcio del 1° marzo fermate in extremis dal comunicato legge di sabato scorso: per le rate in scadenza nel 2020 ci sarà tempo fino al 31 luglio, mentre per quelle di quest’anno (con termini al 28 febbraio, 31 marzo, 31 maggio e 31 luglio) si potrà aspettare fino al 30 settembre.

L’ennesima riscrittura del calendario degli obblighi fiscali per provare ad adattarlo alle esigenze dettate dalla crisi arriva dalle bozze circolate il 5 marzo del decreto con i nuovi aiuti all’economia, atteso al consiglio dei ministri fra mercoledì e giovedì e ribattezzato «Sostegno». I testi appaiono ancora lontani dalla definizione finale.

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Nuovo stop ai pagamenti

Ma il capitolo fiscale appare già ricco di dettagli. A partire dal nuovo stop ai pagamenti di cartelle e avvisi del Fisco fino al termine dello stato di emergenza fissato ora al 30 aprile. Stop che questa volta sarà accompagnato di fatto dalla ripresa della notifica degli atti da parte della Riscossione. Ma nessuno dei debitori che riceverà la cartella sarà chiamato subito alla cassa in quanto i 60 giorni entro cui si dovranno pagare le somme richieste in unica soluzione, al netto di possibili ricorsi, partiranno dal termine del periodo di sospensione, che come detto il decreto Sostegno fissa ora al 30 aprile 2021. Fino a quella data, infatti, l’agente della riscossione non potrà far leva su azioni cautelari ed esecutive.

La diluizione delle notifiche sarà comunque accompagnata da un allungamento dei termini di prescrizione dei crediti erariali almeno fino a 24 mesi.

La cancellazione delle vecchie cartelle

Il capitolo riscossione si arricchisce, poi, anche dei meccanismi ipotizzati nei giorni scorsi per pulire il magazzino della ex Equitalia tramite una cancellazione delle vecchie cartelle. Sul punto, la bozza conferma l’intenzione di muovere le forbici sulle cartelle affidate fra il 2000 e il 2015 sotto una certa soglia. Le ipotesi sul tappeto sono molte, e spaziano da 3mila a 50mila euro, fino all’opzione più ampia che non prevederebbe alcuna soglia. Il problema sono però ovviamente i costi: la via mediana, quella che cancellerebbe i vecchi crediti fino a 5mila euro, costerebbe secondo i calcoli del ministero dell’Economia poco meno di due miliardi spalmati su due anni. Alzare l’asticella fino a 50mila euro richiederebbe invece 3,7 miliardi: cifra complicata da gestire in un provvedimento nel quale l’affollamento delle urgenze da gestire rende strette le maglie anche del maxideficit aggiuntivo da 32 miliardi approvato a gennaio.

Il condono delle vecchie cartelle per ridurre le somme iscritte a ruolo incagliate nel magazzino di Equitalia, almeno nella bozza di decreto circolata il 5 marzo, potrebbe essere accompagnato dalla possibilità per l’amministrazione di cancellare automaticamente il carico non riscosso una volta trascorsi 5 anni dall’affidamento. L’Agenzia delle entrate – Riscossione dovrà comunque assicurare il tempestivo tentativo di notifica della cartella di pagamento entro il nono mese successivo a quando sarà presa in carico e saranno esclusi dal discarico automatico i ruoli per i quali sono state avviate procedure di recupero o che sono oggetto di procedure di definizione agevolata.

In tema di rottamazioni lo schema di Dl ne presenta una nuova per le imprese e le attività che hanno subito una perdita di almeno il 33%. Le partite Iva potranno infatti ricevere una proposta dal Fisco per liquidare, senza il pagamento di alcuna sanzione, gli avvisi di liquidazione per omesso o tardivo versamento elaborati dal Fisco entro lo scorso anno, ma ancora sospesi, relativi alle dichiarazioni 2017 e gli avvisi che saranno elaborati entro il prossimo 31 dicembre per le dichiarazioni 2018.

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