Magistratura

Caso Eni, 150 firme contro il trasferimento di Storari

I magistrati hanno aderito all’appello per evitare lo spostamento del Pm di Milano dopo la divulgazione dei verbali secretati di Amara. Il caso all’esame del Csm

di Giovanni Negri

(Ansa)

3' di lettura

Ha firmato quasi tutta la Procura di Milano , 59 sostituti su 64 in servizio. Poche righe di un appello che di fronte all’ipotesi di trasferimento in via cautelare del collega Paolo Storari, chiesta dal Procuratore generale Giovanni Salvi anche per la garantire la «serenità di tutti i magistrati del distretto», sottolineano che «esclusa ogni valutazione di merito, la nostra serenità non è turbata dalla permanenza del collega nell’esercizio delle sue funzioni presso la Procura». Al documento, promosso da aggiunti come Alberto Nobili e Riccardo Targetti, si sono poi aggiunti, e tuttora si stanno aggiungendo, anche numerosi giudici, 28 gip su 34 per esempio, e pubblici ministeri in servizio presso altre Procure del distretto (tutta la Procura di Busto Arsizio, per esempio).

In tutto, le firme, destinate a non essere divulgate, sono quasi 150 e destinate a crescere, anche perchè nelle ultime ore l’inedito (almeno in queste proporzioni) appello milanese è condiviso dai magistrati di altri uffici giudiziari, da Napoli a Roma da Bologna a Verona da Salerno a Latina, nella sottolineatura , si scrive nel testo, di «un bisogno impellente di chiarezza, di decisioni rapide, che poggino sull’accertamento completo dei fatti e prendano posizione netta e celere su ipotetiche responsabilità». Già, perchè alla vigilia dell’avvio del giudizio disciplinare cautelare previsto per venerdì al Csm, diversi firmatari tengono a ricordare che l’iniziativa non deve apparire come una forma di solidarietà precostituita a Storari.

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Restano infatti perplessità e critiche su come Storari ha gestito una vicenda che lo vede indagato a Brescia insieme all’ex consigliere Csm Piercamillo Davigo. Storari infatti consegnò a Davigo nell’aprile 2020 copie informatiche dei verbali secretati dell’assai discusso avvocato Piero Amara, per un periodo legale esterno di Eni. In quei verbali Amara raccontava di una loggia massonica «Ungheria», operante come gruppo di potere, in grado di condizionare, tra l’altro, anche le nomine ai vertici dei principali uffici giudiziari.

Per Storari quei verbali meritavano un’attività di indagine che, invece, a suo dire, i vertici della Procura milanese omisero di promuovere. Uno stallo motivato dalla volontà di non compromettere incrinando la credibilità di Amara anche quella di Vincenzo Armanna, figura importante nel processo Eni-Nigeria che vedeva la Procura in forte difficoltà.

In Procura, c’è chi, anche tra i firmatari, puntualizza come Storari avrebbe gestito in maniera assai discutibile una posizione di contrarietà rispetto ai vertici che non è poi così infrequente nella dialettica tra capi e sostituti. Invece di divulgare atti comunque coperti da segreto, sia pure a un pubblico ufficiale come ai tempi era Davigo, meglio sarebbe stato restituire il fascicolo con una lettera critica, destinata a restare riservata, di accompagnamento che ne motivasse le ragioni.

In questo senso allora, la lettera non andrebbe interpretata come una scelta di campo a favore di Storari nel conflitto con il capo procuratore Francesco Greco, quanto piuttosto come un atto di vicinanza umana e un invito a non farsi scudo di un disagio dell’ufficio nel reggere la colleganza con Storari, nello stesso tempo come un invito a non lasciare più un ufficio giudiziario chiave in condizioni di grave incerteza.

E ieri al Csm, a ulteriore testimonianza della tensione, sono proseguite le audizioni proprio sull’intreccio che lega Amara al processo Eni e presunti elementi di prova nascosti dai pm alle difese. Tra pm convocati, in presenza o in modalità telematica, ci sono gli aggiunti Tiziana Siciliano, Eugenio Fusco, Maurizio Romanelli, Letizia Mannella e Alberto Nobili, come anche Gaetano Ruta e Francesca Crupi. Convocati anche il presidente del Tribunale di Milano, Roberto Bichi, e Marco Tremolada, presidente della settima sezione penale e del collegio del processo Eni/Nigeria.

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