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Cerano, la centrale a carbone ritorna a produrre a pieni giri

di Vincenzo Rutigliano

3' di lettura

La centrale termoelettrica Enel di Cerano alimentata a carbone potenzia la produzione di energia, in linea con le scelte di diversificazione delle fonti imposta dal conflitto bellico. Incrementata già a gennaio per effetto della maggiore domanda di energia legata alla ripresa economica post lockdown, la produzione ha avuto un incremento ancora maggiore sia alla vigilia del conflitto, in febbraio, che dopo. Nella centrale “Federico II” di Cerano, la più grande d’Italia attiva dal 1997, sono in funzione 3 gruppi a ciclo a vapore da 660 Mw ciascuno, dopo la dismissione, nel 2020, del gruppo 2. In queste settimane è in corso la manutenzione programmata di uno dei 3 gruppi, e quando a fine giugno sarà completata, la produzione di energia andrà a pieno regime fino a raggiungere la potenzia installata di quasi 1900 Mw.

La centrale di Cerano fa dunque la sua parte per affrontare l’emergenza provocata dalla guerra e la farà per tutto il tempo necessario, insieme alle altre centrali a carbone gestite da Enel a Fusina Venezia, La Spezia, Civitavecchia e Sulcis Iglesiente. Questo potenziamento temporaneo non cambia però il destino della centrale che cesserà ogni attività entro il 31 dicembre 2025, per diventare un polo con aree destinate ad impianti fotovoltaici e di accumulo con enormi batterie che poi immetteranno in rete l’energia stoccata. Molto del futuro di Cerano dunque si gioca sulla capacità di strutturare al meglio il dopo carbone. E le prospettive migliori sono quelle legate all’eventuale inserimento, in tutto o in parte, dell’area della centrale, estesa 260 ettari, nel perimetro della Zes adriatica, pari a 2628 ettari, 350 dei quali, appunto, ancora da assegnare. Sulla Zes e la zona franca doganale (Zfd) contenuta al suo interno, Enel punta molto, tanto che con Enel Logistics, costituita a luglio 2020, si è candidata al ruolo di gestore della stessa zfd per la movimentazione di container e merci, in entrata e in uscita dal porto di Brindisi, in sospensione di imposta. Quando sarà completata la fase autorizzativa con il comitato di gestione Zes ed otterrà il riconoscimento come gestore, Enel potrà avviare, entro il 2025, la trasformazione delle aree interessate - il deposito combustibili Brindisi Nord e la cosiddetta area CoeClerici - per farne depositi doganali. Il tutto con l’obiettivo di fare di Brindisi un hub internazionale per i traffici ro-ro (in particolare per automotive, agrifood, merci refrigerate, in containers e in colli), la ricezione di merci, stoccaggio e deposito. Insieme alla zfd vi è poi, sul tavolo, il possibile insediamento di aziende terze e di imprese che, per tipologia di attività, sono coerenti con la strategia di creare a Cerano una filiera produttiva nelle energie alternative e quindi poli energetici da fonti diverse (fotovoltaico, eolico, idrogeno).Un primo progetto è quello di Act Blade, azienda scozzese specializzata nella realizzazione di pale eoliche innovative ricoperte da uno speciale tessuto tecnico, secondo i principi delle vele degli yacht da regata della coppa America, dunque di maggiori dimensioni, con più produzione di energia e meno costi produttivi rispetto alle pale tradizionali. Un altro progetto è della Standex International, multinazionale che sta sviluppando la produzione di moduli fotovoltaici con materiali plastici riciclati. La partita sulla riperimetrazione - che va richiesta ufficialmente al commissario governativo della Zes adriatica cui spetta il relativo potere di iniziativa - è dunque in corso. Tutta quest’area, che va dalla costa fino alla strada provinciale che lambisce la centrale, presenta infrastrutture e viabilità di collegamento con porto e aeroporto, piattaforme logistiche e registra l’interesse di soggetti privati a realizzarvi insediamenti produttivi. Tutte caratteristiche che, secondo l’assessore regionale allo Sviluppo Economico, Alessandro Delli Noci, deve possedere un’area perchè possa essere inserita nella nuova riperimetrazione Zes.

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