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Cina in tilt: ad aprile crollano produzione (-2,9%) e vendite (-11,1%) su base annua

Barcolla l’economia di Pechino tornata ai livelli di due anni fa con la disoccupazione in aumento e lo yuan ai minimi sul dollaro da ottobre 2020. Ma i tassi restano invariati

di Rita Fatiguso

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2' di lettura

Per la Cina è la tempesta perfetta, tra aumento dei tassi Usa, guerra in Ucraina e lockdown forzati l’economia declina rapidamente tanto da registrare in aprile il peggior dato della produzione industriale e delle vendite al dettaglio da due anni a questa parte, -2,9% e -11% sull’anno scorso. Con megalopoli del calibro di Shanghai sottochiave dalla fine di marzo e nessuna speranza, al momento, di riaprire i battenti, gli indicatori della spesa delle famiglie e della produzione industriale perdono colpi. Le vendite al dettaglio sono calate per il secondo mese consecutivo (-3,5% a marzo), la produzione industriale del 7 per cento. La disoccupazione è rampante, mentre la bilancia commerciale risentirà inevitabilmente dello yuan ai minimi sul dollaro dall’ottobre del 2020.

Tasso disoccupazione vicino ai massimi storici

C’è un indicatore che preoccupa più di tutti la nomenklatura cinese ed è quello, prevedibile, della disoccupazione, aumentata drasticamente il mese scorso sempre più vicina ai massimi storici, proprio mentre il Paese si trova ad affrontare un incrocio di problemi.

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Il tasso di disoccupazione è stato del 6,1% ad aprile, stando alle dichiarazioni dello stesso Istituto nazionale di statistica il livello è vicino al massimo storico del 6,2% registrato a febbraio 2020, al picco dell’ondata pandemica iniziale.

Con grande tempismo le autorità hanno ripescato la strategia della prosperità comune invitando le società specie quelle del settore finanziario ad abbandonare la politica degli incentivi collegati ai risultati, in modo tale da evitare sperequazioni eccessive tra i dipendenti. Si tratta di un altro passo verso quella filosofia che punta a governare lo sviluppo dei mercati che l’anno scorso ha portato al taglio di 1 trilione di valore di mercato specie a scapito delle grandi società tecnologiche.

Yuan ai minimi, ma i tassi invariati

Sul fronte valute, lo yuan è ai minimi da ottobre 2020 nei confronti del dollaro, proprio dopo la pubblicazione dei deludenti dati sulle vendite al dettaglio e anche sulla produzione industriale che ha depresso i listini. Il cambio ha toccato i 6,7924 yuan per un dollaro.

Negli ultimi due mesi, i nuovi lockdown imposti in Cina per frenare il ritorno dei contagi da Covid-19 e il rallentamento dell’economia hanno indotto la Banca centrale a deprezzare lo yuan che ha perso circa il 7% nei confronti della valuta americana. Ricordiamo che il 2021 si era chiuso su un fenomeno esattamente opposto, lo yuan infatti per mesi aveva eroso valore nei confronti del biglietto verde.

L’aumento dei tassi di interesse americani ha colpito la Cina che detiene più titoli del Tesoro al mondo. Inspiegabilmente la Banca centrale cinese ha mantenuto i suoi tassi invariati, proprio in un frangente in cui l’economia oltre che bloccata è a corto di liquidità.

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