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Cina, big in lotta per gestire il debito e la Banca centrale inietta liquidità

Huarong, Evergrande, Suning. È corsa a rinegoziare le obbligazioni in scadenza, sul mercato altri 20 miliardi di dollari netti per la stabilità

di Rita Fatiguso

3' di lettura

La Banca centrale completa l’operazione-iniezione di liquidità con altri 20 miliardi di dollari netti, una mossa per garantire cash senza disimpegni da parte delle grandi società sul fronte della ristrutturazione del debito. I grandi gruppi cinesi “troppo grandi per fallire” sono alle prese con le scadenze in arrivo e lottano per evitare il default. A rischio Huarong e Hna, mentre Evergrande, come Suning, ha annunciato una soluzione a medio termine. Per la Cina una scommessa difficile: tenere a bada i default senza scoraggiare gli investimenti in un mercato che vale 12 trilioni di dollari.

Il sostegno mirato della Banca centrale

La Banca centrale ha completato l’operazione iniezione di liquidità con una dose di 4,6 miliardi di dollari in repos a sette giorni (reverse repurchase agreements), con un risultato netto di 20 miliardi di dollari.

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Garantire la liquidità e la stabilità del sistema senza scoraggiare gli investimenti nel mercato dei bond corporate è l’obiettivo principale di Pechino, tanto più che in arrivo entro fine mese ci sono vendite di bond locali da 660 miliardi di yuan, una mossa che potrebbe compromettere la liquidità del sistema interbancario.

Meglio prevenire, dunque. Entro la fine dell’anno maturano 4.15 trilioni di yuan di debito corporate, una misura tre volte quella da 1.3 trilioni della prima metà dell’anno. Molte società guardano a questa scadenza prima di orientare le mosse nel breve periodo.

Banca centrale cinese

Nuove regole finanziarie per l’industria

In agosto Pechino ha introdotto nuove regole finanziarie per il settore dell’industria che conta il 29% dell’output. Intanto, nella verifica della liquidità, poi nella riduzione dei livelli di contante riducendo di fatto la disponibilità per l’acquisto di bond.

Una campagna strategica che sta ridisegnando un mercato da 12 trilioni di dollari.

I default in Cina quest’anno hanno raggiunto la quota record di 23 miliardi di dollari, un effetto voluto dal Governo che ha dichiarato guerra al principio “troppo grandi per fallire” e, approfittando della ripresa economica e della stabilità dei mercati finanziari, ha imboccato la strada del “sostegno vigile”. In questo contesto le società statali toccano il 54% dei default ed è la prima volta in quattro mesi che succede.

Ciò non toglie che molte società siano rimaste a secco, specie quelle che un tempo emettevano fiumi di bond, ora in astinenza, da mesi. Il Governo li sta sottoponendo a una sorta di crash test per quanto riguarda la liquidità.

Le società in crisi e le soluzioni

Huarong Asset Management Co. e China Evergrande Group sono le realtà più a rischio. Quest’ultima ha appena dichiarato di aver raggiunto un accordo per ripagare il maxi-debito da 1,75 miliardi di dollari entro il 28 giugno.

Non ha altri bond in scadenza entro marzo, nè onshore nè offshore. La società di real estate è tra le più colpite nella campagna governativa contro la speculazione, materie prime e immobiliare.

HNA Group Co., a è alle rpese con 185 miliardi di dollari frutto della maxi-campagna all’estero da 40 miliardi di acquisizioni a partire dal 2016.

L’anno scorso ha destato scandalo il fallimento di Tsinghua Unigroup Co., che aspirava a diventare il primo operatore nei microchip e che aveva pianificato un acquisto da 23 miliardi dollari del gigante Micron Technology Inc.

Huarong, partecipata dalle Finanze, è finita negli scandali, con il numero uno Lai Xiaomin arrestato per corruzione nel 2018 e poi giustiziato. A marzo la società non ha dichiarato la sua situazione finanziaria, l’indice MSCI l’ha appena espulsa dal novero dei suoi big cinesi. Pechino tace, il debito è a 39.8 miliardi di dollari.

Questa è l’altra faccia del problema: “troppo grandi per essere salvati”.


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