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Clima: Belgio, Italia e UK devono fare di più per contenere il riscaldamento

Secondo il report di Cdp Europe e Oliver Wyman, in Europa le aziende di Svizzera, Danimarca e Svezia sono più vicine all’obiettivo dell’accordo di Parigi

di Vitaliano D'Angerio

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3' di lettura

Svizzera, Danimarca e Svezia più vicine in Europa all’obiettivo dell’accordo di Parigi che prevede un aumento del riscaldamento globale “ben al di sotto dei 2°C”: Berna, alle attuali condizioni, a fine secolo raggiungerà i 2.3° C. Copenaghen e Stoccolma invece toccheranno i 2.5° C. Belgio, Regno Unito e Italia registreranno invece l’incremento più alto (3.0°C) entro il 2100. In media, in Europa il settore aziendale raggiungerà i 2.7 °C di riscaldamento globale. Ovviamente se non ci saranno modifiche a tale traiettoria di aumento della temperatura. È quanto emerge dal nuova ricerca di Cdp Europe, organizzazione non-profit finanziata dall’Unione Europea, e di Oliver Wyman, società di consulenza strategica globale.

Un report importante perché pone l’accento, poi,su quanto affermano le banche europee di voler fare, ovvero di allinearsi con gli obiettivi di Parigi, e quanto invece è nella realtà delle cose. Secondo il dossier, il 95% di tutti i prestiti alle imprese in Europa provengono da banche che intendono allinearsi con il trattato di Parigi ma meno di 1 azienda europea su 10 finora ha obiettivi di emissioni tali da limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C. Conseguenza? Le banche che finanziano queste aziende sono oggi lontane dall’essere allineate all’accordo. Si sta così formando un mismatch di 4 trilioni di euro tra i prestiti bancari che mirano ad essere “allineati a Parigi” e il mercato per questi prestiti aziendali in Europa.

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Il report

Il report dal titolo «Running hot: accelerating Europe's path to Paris» si basa sui dati che quasi 1.000 imprese (circa l’80% del valore del mercato europeo) hanno fornito a Cdp Europe nel 2020. Qual è dunque la situazione sul versante decarbonizzazione? Il 56% delle aziende riferisce di avere un piano di transizione in atto e oltre il 75% è nel settore energetico.

Non solo. È da segnalare che oltre il 50% delle aziende europee per valore di mercato ha aderito all’iniziativa Science Based Targets, vero punto di riferimento per gli investitori Esg: questa struttura controlla se gli obiettivi di emissione sono allineati con l’Accordo di Parigi, oppure no. Infine, le imprese europee più virtuose in termini di decarbonizzazione hanno riportato riduzioni di emissioni totali del 15% l’anno scorso.

Settori e scenari

In base al report, soltanto il 35% delle aziende nei settori a più alto impatto ambientale sta pubblicando i dati sulle proprie emissioni indirette - Scope 3 (categoria che include le fonti emissive che non sono sotto il diretto controllo aziendale, ma le cui emissioni sono indirettamente dovute all’attività aziendale) che costituiscono almeno l’80% di tutte le emissioni totali riportate.

Gli autori del rapporto hanno anche sviluppato tre possibili scenari per il 2030: i risultati indicano che per limitare il riscaldamento a 1,5°C sarebbe necessario moltiplicare per 8 l’attuale livello di ambizione delle aziende europee sulle emissioni. Gli scenari si basano sui punteggi Cdp, che danno un’indicazione generale dell'attuale performance climatica di un’azienda, e sul Cdp temperature rating, che assegna un percorso di temperatura alle aziende in base agli obiettivi di riduzione delle emissioni.

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Il rapporto sottolinea il ruolo chiave delle banche e degli investitori. Attualmente, viene specificato soltanto la metà delle istituzioni valuta se i clienti o le società partecipate hanno strategie allineate all’Accordo di Parigi. «Il settore aziendale europeo è su un percorso di riscaldamento di 2,7°C, oltre un grado in più di quello che la scienza del clima dice che dobbiamo raggiungere per prevenire gli impatti più catastrofici del cambiamento climatico – ha dichiarato Maxfield Weiss, direttore esecutivo di Cdp Europe –. Il fatto che le imprese leader in molti settori stiano ora fissando obiettivi ambiziosi e riducendo le emissioni è positivo, e mostra che una rapida decarbonizzazione è fattibile. Ma i nostri nuovi dati mostrano che serve molto più impegno da parte delle aziende e delle istituzioni finanziarie per raggiungere i nostri obiettivi».

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