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Climate change: le soluzioni ci sono, bisogna saper essere responsabili

Cresce la consapevolezza da parte del business, della politica e degli investitori: una serie di interviste per confrontare i diversi approcci

di Pierangelo Soldavini

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(AFP)

Cresce la consapevolezza da parte del business, della politica e degli investitori: una serie di interviste per confrontare i diversi approcci


3' di lettura

Se Big Oil inizia ad ammettere di dover fare i conti con l'esaurimento del petrolio investendo sulle fonti rinnovabili per il futuro, se anche gli sceicchi mediorientali iniziano a costruire enormi parchi fotovoltaici in mezzo al deserto, se un colosso dell'auto come Bmw ha un mobility manager che implora i 10mila e passa dipendenti di non venire al lavoro in macchina, vuol dire proprio che anche il business ha compreso che l'era dei combustibili fossili è necessariamente al tramonto. Perché il petrolio non è una risorsa infinita, ma anche perché gli stessi protagonisti della vecchia era hanno compreso che il mondo non può più ruotare attorno al greggio.

e poi il colosso del risparmio, il fondo Blackrock, indica che la sua strategia punterà su aziende che fanno della sostenibilità una delle scelte strategiche del loro business significa che la scelta della decarbonizzazione è sinonimo di efficienza e di profitti e quindi di un ritorno degli investimenti superiore rispetto ai titoli tradizionali e che le nuove Google o Amazon potranno nascere nell'ambito delle tecnologie green. Non è un caso quindi che Big tech abbiano dovuto invertire la rotta tagliando drasticamente le loro emissioni, perché anche l'economia virtuale ha un impatto reale.

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E se poi la Cina si impegna a diventare “carbon neutral” per il 2060, magari anche con secondi fini, e il neoeletto presidente americano Joe Biden promette che il suo primo atto una volta entrato alla Casa Bianca sarà sottoscrivere di nuovo gli impegni dell'accordo di Parigi per la riduzione delle emissioni globali, stracciati da Donald Trump in nome di una malintesa difesa dell'industria nazionale, vuol dire che anche la politica a livello globale non ha più dubbi su quelle che dovranno essere le scelte da fare per i prossimi anni.

E soprattutto dell'urgenza di un cambiamento radicale non più rinviabile.Perché gli impegni presi sulla carta devono diventare azioni concrete senza ulteriori indugi. L’umanità è già in ritardo e la sua impronta sul pianeta rischia di diventare irreversibile: gli effetti del cambiamento climatico sono già evidenti non solo nel riscaldamento globale ma anche nell'estremizzazione dei fenomeni atmosferici attribuibile a un equilibrio dell'ecosistema terrestre ormai deteriorato.

«Dal greenwashing di qualche anno fa, oggi finalmente assistiamo a un impegno a un impegno sempre più efficace, mirato e misurabile verso la responsabilità sociale, la trasformazione sostenibile, l'inclusione e l'equità. Aziende a organizzazioni sembrano andare nella direzione dell'autentica trasformazione dei propri modelli di business, dove sostenibilità e responsabilità non rappresentano più un costo ulteriore da sostenere ma diventano un elemento centrale di innovazione e competitività».

Così spiega Emilia Blanchetti nell'introduzione del libro “Tocca a noi. Siamo stati il problema, possiamo essere la soluzione” (Edizioni Ambiente) che raccoglie le interviste effettuate da Elena Comelli a giovani visionari ed economisti blasonati, imprenditori e accademici, pubblicate sul Corriere della Sera.

Una serie di testimonianze all'insegna di «un nuovo paradigma di mercato adeguato al nostro tempo: flessibile, replicabile, riconoscibile e che crea valore», interviste che indicano strade diverse. Perché di fronte a una realtà complessa, fatta di relazioni che sono ancora per molti versi da esplorare, ma le cui conseguenze sono sotto gli occhi di tutti, la soluzione non è una sola. Le diverse testimonianze offrono «spunti interessantissimi per guardare a un futuro diverso».

Guru come Jeffrey Sachs, Paul Hawken, Eloi Laurent immaginano sistemi diversi per misurare il benessere che vadano oltre il Pil valorizzando la qualità della vita. Mariana Mazzuccato, Nicholas Stern Laurence Tubiana, Johan Rockstrom, Jacques Attali, Ernst Ulrich von Weizsaecker ci dicono di smetterle di scaricare le nostre responsabilità su altri.

Le testimonianze di Bertrand Piccard, Ellen MacArthur, Kate Raworth, Dickson Despommier, Catia Bastioli, Michael Braungart, Joss Blériot, Francesco La Camera, Sara Wingstrand ci dimostrano, ognuno dal suo punto di vista, che esistono già modelli economici e soluzioni tecnologiche per sostenere crescita e benessere all'insegna del risparmio delle risorse, dell'eliminazione degli sprechi e della riduzione delle emissioni.

Ma le risorse non devono solo essere risparmiate ma anche protette, come indicano Zhou Jinfeng, Boyan Slat e Felix Finkbeiner, Claudia Belli e Christian de Boisredon testimoniano che le buone idee, le iniziative di sostegno allo sviluppo solidale sono strumenti efficaci per riequilibrare il sistema e governare flussi migratori incontrollati.

Dove sta quindi il problema? Sta nella volontà collettiva, politica, sociale, universale. La retorica dei piccoli sforzi individuali non basta più e, come indica anche Papa Francesco nei gironi più bui della pandemia, nessuno si salva da solo. La consapevolezza aumenta, le soluzioni ci sono già, basta volerle applicare. Ma bisogna fare in fretta.

“Tocca a noi. Siamo stati il problema, possiamo essere la soluzione” di Elena Comelli con Emilia Blanchetti, Edizione Ambiente, pp 156, 15 euro

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