UNA BUSSOLA MANAGERIALE PER L’ASIA

Come relazionarsi con i manager coreani, qualche consiglio utile (parte seconda)

Le relazioni sociali devono costituire una priorità assoluta per avere successo in un Paese per molti aspetti estremo e basato sulla velocità

di Alfonso Emanuele de Leon *

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(AFP)

Le relazioni sociali devono costituire una priorità assoluta per avere successo in un Paese per molti aspetti estremo e basato sulla velocità


3' di lettura

Nell’articolo precedente su come intrattenere relazioni con i manager coreani abbiamo visto come ci siano due elementi chiave: la gerarchia sociale, derivata dal confucianesimo, e l’importanza dell’età: il rispetto per gli anziani è tutto. Proseguiamo oggi con qualche ulteriore consiglio:

3. Fare delle relazioni personali una priorità assoluta
In un sistema sociale così complesso è strutturato, con tanta pressione sociale, un modo per difendersi è creare una propria area di comfort nelle relazioni con i colleghi ed i superiori, sviluppando il senso di connessione personale (più che aziendale) e prendendosi cura gli uni degli altri sul lavoro. E quindi i coreani sono più fedeli alle persone che all’azienda, a differenza ad esempio dei giapponesi. E le promozioni, oltre che in base all’età, vengono erogate in base alle relazioni personali del superiore che quando assume un nuovo ruolo le assegnerà a seconda della fedeltà dimostrata nel tempo da parte dei propri dipendenti.

Tutto questo per noi occidentali significa che dobbiamo investire pesantemente nelle relazioni con la controparte coreana, in particolare organizzando o accettando inviti ad eventi sociali come uscire a cena e, fattore importantissimo, a bere, dove i coreani sono campioni del mondo assoluti. Bere in compagnia per un coreano è segno di grande fiducia e grande acceleratore della relazione. Lo posso raccontare per esperienza: a seguito di cene ad elevato tasso alcoolico, per qualche motivo nei giorni successivi nelle riunioni con il team i problemi si risolvevano in modo molto sciolto!

È in queste primissime occasioni sociali che i colleghi o le controparti coreane ci osserveranno attentamente, cercando di capire la nostra natura, se siamo flessibili e sensibili agli altri e se siamo disponibili ad aprirci con loro. Nel profondo quello che vogliono comprendere è se per noi costruire la relazioni sul lavoro è una priorità e se intendiamo continuare a farlo nel tempo.

E sicuramente vi chiederanno le vostre impressioni sul Paese: a quel punto, ricordandovi di rispondere solo con gli aspetti positivi, seppellite in fondo al cuore qualsiasi critica che vi verrebbe di fare.

4. Un paese estremo, competitivo, fast fast fast
Dall’orgoglio per il proprio Paese, al bere, all’investire fortemente nelle relazioni personali, ne esce un quadro davvero estremo sotto tanti aspetti.
Ma per me l’elemento più distintivo lavorando con la Corea è la velocità di esecuzione, attesa, e di fatto implementata.

Vi faccio qualche piccolo esempio aneddotico. La Corea è stato uno dei primi Paesi ad adottare il 5G nella telefonia e ad oggi Seoul è la città al mondo con la banda più veloce al mondo.

O ancora: una volta una collega millennial e coreana un giorno mi confidò che preferiva gli smartphone Apple perché i cellulari Samsung (coreani) sono più lenti nel tempo che i caratteri ci mettono ad apparire sullo schermo da quando vengono digitati sulla tastiera!

In Corea il ciclo di innovazione sul mercato è iper rapido, quasi travolgente e inebriante. Nel mio settore, quello della cosmesi, mentre in Occidente il tempo tra ideazione ed il lancio di un prodotto è di 18-24, mesi, in Corea è al di sotto dei 6 mesi. Ne esce quindi un mercato iper-competitivo, con player locali potentissimi che sfornano nuove idee quasi ogni mese.

Qui il mio consiglio è di tenere ben presente questo aspetto della velocità nelle interazioni di ogni giorno. La nostra controparte e i nostri manager coreani competono in un mercato durissimo con player locali formidabili, e il loro successo dipende esclusivamente dall’essere flessibili e reattivi e dal continuare ad innovare.

Il nostro ruolo è di non ingessarli nelle procedure che funzionano nei nostri più lenti mercati occidentali; di dare loro libertà di azione e nel caso vi siano rischi da gestire, gestirli all’interno della filiale coreana. Un approccio occidentale risk free finirà solo per frustrare il team, e farci fare la figura di quelli che non capiscono il mercato e le sue dinamiche.

Inoltre, come avevamo già detto nell’articolo sulla Cina, non dobbiamo subissarli con richieste di reports: i team coreani sono orientati all’azione e il nostro compito sarà di sfidali sull’essere innovativi, sulla velocità di esecuzione.

Però nel fondo una volta compresi questi fortissimi tratti distintivi, vorrei anche condividere che non è troppo difficile lavorare con i coreani. Come noi italiani, vogliono essere veloci e vincenti sul mercato. Come noi italiani investono nelle relazioni sociali e danno un valore alla fedeltà ai propri superiori. E come noi italiani anche per loro la famiglia e le corporazioni di appartenenza sono importantissime nella vita. Alla fine, sono gli italiani d’Asia!

* Partner presso FA Hong Kong Consulting

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