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Comuni, coalizioni divise. Duello Lega-Fdi, forfait M5s

Chiuse le liste dei candidati per il voto del 12 giugno. Cinque Stelle senza simbolo in molte città e nessun candidato sindaco, Centrodestra spaccato in sei capoluoghi.

di Barbara Fianmmeri e Emilia Patta

(ANSA)

3' di lettura

Nel giorno del deposito delle liste elettorali (ieri, 14 maggio, in tutta Italia, il 18 in Sicilia) i numeri dicono che su 26 Comuni capoluoghi di provincia che il 12 giugno andranno al voto il centrodestra si presenta unito in 20, mentre il cosiddetto campo progressista - la coalizione imperniata sull’asse Pd-M5s - in 18. Ma i numeri non dicono tutto. Nonostante si tenti di minimizzare le divisioni «in soli 4 o 5 Comuni», è evidente che per il centrodestra questa tornata elettorale è anche una resa dei conti interna.

La competizione tra Fdi e Lega

La competizione tra Fdi e la Lega in primis: Giorgia Meloni è pronta alla corsa in solitaria con suoi candidati a Catanzaro, come a Parma e Viterbo. Ma c’è da segnalare anche lo smarcamento di Forza Italia in una città importante come Verona, dove gli azzurri hanno deciso di sostenere l’ex sindaco ed ex leghista Flavio Tosi assieme ai renziani di Iv contro il primo cittadino uscente, Federico Sboarina, appoggiato da Fratelli d’Italia e Lega. Una guerra tutta interna al centrodestra che potrebbe favorire il candidato di Pd, M5s e partiti della sinistra, Damiano Tommasi. Situazione analoga a Parma e a Viterbo. Nella cittadina laziale il centrodestra si è frantumato, con il sindaco uscente Giovanni Arena che sostiene ora la candidata Pd Alessandra Troncarelli, mentre Fi e la Lega hanno indicato Claudio Ubertini e Fdi scommette sulla civica Laura Allegrini.

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La situazione (caotica) in Sicilia

Anche l’accordo raggiunto faticosamente a Palermo, dove il centrodestra sostiene unito l’ex rettore ed ex assessore regionale Roberto Lagalla contro il candidato comune di Pd e M5s Franco Miceli, presidente dell’ordine degli architetti, non risolve i problemi tra gli alleati sull’isola: resta latente la questione della guida della Regione, con Lega e Forza Italia che non vogliono la conferma del governatore uscente, il meloniano Nello Musumeci. Un caos, quello siciliano, che si riflette anche sull’altro fronte, dove i centristi a Palermo vanno in ordine sparso: se Carlo Calenda con la sua Azione appoggia l’ex orlandiano Fabrizio Ferrandelli, i renziani di Iv hanno deciso invece di non sostenere ufficialmente Lagalla ma di permettere ad alcuni dei loro esponenti locali di candidarsi nella lista civica dell’aspirante sindaco di centrodestra.

Il “campo largo” progressista

Sull’altro fronte il risultato di 18 accordi tra Pd e M5s su 26 è tutto sommato un buon viatico per il costituendo “campo largo” in vista delle prossime politiche, nonostante le divisioni a livello nazionale sulla guerra in Ucraina e il termovalorizzatore di Roma, visto che l’alleanza cinque anni fa non esisteva. Il problema è semmai l’evaporazione del M5s sul territorio: l’ultimo caso, clamoroso, è quello di Parma, dove i 5 stelle hanno rinunciato a presentare il simbolo mentre il Pd appoggia il candidato pizzarottiano Michele Guerra. Se si allarga lo sguardo oltre Parma il quadro resta desolante: in Sicilia, storico granaio di voti per il movimento, i 5 Stelle presentano la lista in coalizione con il Pd solo in 3 Comuni su 120 (Palermo, Messina e Scordia in provincia di Catania). Per il resto è tutto un proliferare di candidati nelle liste civiche in appoggio ai candidati sindaci del Pd, come nelle venete Padova e Verona. Da soli contro tutti i 5 Stelle si presentano solo in poche realtà come Cuneo, Lucca e Piacenza (qui si tenterà un esperimento di sinistra radicale, con il M5s assieme a Sinistra italiana e Verdi in competizione con il Pd). Per il resto il M5s è in coalizione con il Pd, ma mai con un candidato proprio.

Gli altri capoluoghi di regione al voto

Oltre a Palermo, sono altri tre i capoluoghi di regione che avranno i riflettori puntati il giorno dopo la chiusura delle urne: Genova, L’Aquila e Catanzaro. Nel capoluogo ligure il centrodestra è compatto nel sostenere la ricandidatura del sindaco Marco Bucci, appoggiato anche dai renziani di Italia Viva con candidati civici. A sfidarlo è Ariel Dello Strologo, avvocato e presidente della comunità ebraica della città, sostenuto da Pd, M5s e sinistra. Anche all’Aquila il centrodestra è unito dietro l’uscente Pierluigi Biondi, di Fratelli d’Italia; contro di lui è scesa in campo la dem Stefania Pezzopane, che sarà appoggiata sia dal M5S, ma senza simbolo, sia da Iv. Più frastagliata la situazione nel quarto capoluogo, Catanzaro: mentre una coalizione larga di centrosinistra che va dal Pd a De Magistris ai 5 Stelle a Leu è in campo con la candidatura di Nicola Fiorita, il centrodestra si presenta spaccato: in campo il centrista Valerio Donato, appoggiato da Lega e FI (e anche dai renziani di Italia Viva), mentre Fdi schiera Wanda Ferro.

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