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Controesodo 2019, come sopravvivere a traffico, scioperi e Tutor

Tra il 23 e il 26 agosto chi viaggia in auto dovrà fare i conti con il peggiore weekend di rientro estivo. Per Autostrade è solo da bollino rosso ma meteo incerto, sciopero dei casellanti e ritorno del tutor rendono necessaria più di una premura. Ecco una guida per arrivare a casa senza danni

di Maurizio Caprino


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(Ansa)

6' di lettura

Bollino rosso. Dal venerdì pomeriggio a tutta la mattinata di lunedì, con pause solo di notte. Nelle previsioni ufficiali di traffico, questo tra il 23 e il 26 agosto sarà il weekend peggiore del controesodo estivo 2019. Niente bollini neri, ma meteo incerto e sciopero dei casellanti. E per molti, un pensiero in più: la riattivazione del Tutor. Ma i pericoli veri verranno da altri fronti. Ecco una guida per arrivare a casa senza danni.

Gli orari da tenere a mente
Nonostante le poco favorevoli previsioni di traffico dal pomeriggio di venerdì all’ora di pranzo di lunedì, i divieti di circolazione per i mezzi pesanti sono previsti solo per parte della giornata di sabato (dalle 8 alle 16) e per quasi tutta domenica (dalle 7 alle 22). Sono le conseguenze di una politica che, in coincidenza con la crisi economica, ha scelto di penalizzare di meno l’autotrasporto. E un contenzioso per ampliare i divieti ha avuto esito negativo, l’anno scorso al Tar del Lazio (sentenza 5684/2018) e quest’anno in appello al Consiglio di Stato (sentenza 1439/2019).

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Va poi considerato che ci sono molte deroghe ai divieti, per cui non saranno pochi i mezzi pesanti in marcia anche quando non ci si aspetta di trovarne. Inoltre, questi sono tipicamente giorni in cui si muovono parecchi camper e roulotte, a velocità paragonabili a quelle dei camion.

Stavolta bisogna stare attenti anche agli orari dello sciopero dei casellanti. L’astensione sarà di quattro ore per turno tra domenica e lunedì. In sintesi, per quanto interessa gli utenti, le fasce orarie in cui le piste manuali dei caselli saranno chiuse sono queste:

- dalle 10 alle 14 di domenica;

- tra le 18 di domenica e le 2 di lunedì.

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In questi orari, è molto probabile che le code ai caselli principali saranno più lunghe di quelle che già siamo abituati a mettere in conto quando c’è il bollino rosso: è vero che ormai da anni si tende a ridurre i casellanti e per questo le piste manuali sono appena un quinto del totale (e sono usate all’incirca da un veicolo su dieci), ma è altrettanto vero che durante le vacanze viaggiano molti stranieri e altre persone restie ad avvalersi delle piste automatiche.

Come già in occasione dello sciopero del 4 e 5 agosto, sembrano destinate a cadere nel vuoto le diffide dei sindacati ai gestori affinché lascino aperte le piste manuali, lasciando passare gratis gli utenti o sostituendo gli scioperanti con altro personale (soprattutto con stagionali, al centro delle polemiche soprattutto in Liguria e Veneto). Si può prevedere che i gestori cambieranno idea solo se dovessero verificarsi situazioni di disagio davvero clamorose.

GUARDA IL VIDEO. L’esodo visto dall’elicottero della polizia

La riattivazione del Tutor
Il 14 agosto la Cassazione ha ordinato un terzo passaggio in Corte d’appello nella lunghissima causa principale sulla presunta contraffazione del brevetto del Tutor da parte di Autostrade per l’Italia (Aspi), con una sentenza (la n. 21405/2019) che stavolta è favorevole al gestore autostradale. Quando la notizia si è diffusa, Aspi ha comunicato che avrebbe cercato di riattivare almeno parte della copertura del sistema di controllo della velocità media in tempo per il controesodo. Si contava di estenderla a un migliaio di chilometri (contro i 2.500 originari e i 420 raggiunti a luglio con il SicvePM, sistema adottato dopo la sentenza del 10 aprile 2018 che aveva causato lo spegnimento del Tutor) già nel controesodo.

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Ora è stato chiarito che con questa frase s’intende il periodo fino all’8 settembre, per cui sulla rete Aspi le riattivazioni dovrebbero avvenire solo nei prossimi giorni. Questa la mappa di massima, concordata con la Polizia stradale:

- sulla A1, una tratta tra Reggio Emilia e Bologna e quattro tratte tra Roma e Napoli;
- sulla A13, tre tratte tra Bologna e Monselice;
- sulla A14, tre tratte tra allacciamento A1 e Castel S. Pietro e quattro tratte tra il Foggiano e Bari;
- sulla A4, quattro tratte tra Milano e Brescia;
- sulla A7, due tratte tra Genova e Serravalle;
- sull’A26, quattro tratte tra Masone e Alessandria;
- su A8 e A30, una tratta per ciascuna autostrada.

Non è stato precisato quali tratte saranno e nemmeno su quale carreggiata si troveranno.

Inoltre Autovie Venete, ha dichiarato che i Tutor che ha acquistato da Aspi (per 1,8 milioni) per la tratta di propria competenza (la A4 fra Venezia e Trieste) non saranno riaccesi prima di metà settembre.

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La sera di mercoledì 21 agosto la Craft, che rivendica il brevetto del Tutor, ha inviato una diffida ad Autostrade per l’Italia e Polizia stradale: il contenzioso non è ancora chiuso e il sistema non andrebbe riacceso. Aspi ha risposta formalmente che «la Corte di Cassazione ha annullato e privato di qualunque effetto la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 2018 che inibiva alla società l’uso del Sicve». Dunque, si procede.

Non dovrebbe invece influire l’altro contenzioso in corso: quello sulla proprietà del software del Tutor, che torna di attualità ora che si può tornare a usare il sistema ma nel corso del quale - almeno al momento - non si prevedono provvedimenti clamorosi.

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In ogni caso, per chi guida durante il controesodo questo è un falso problema: in occasioni del genere, è già il traffico a impedire che si superino i limiti di velocità.

Come comportarsi lungo i cantieri
Piuttosto, quest’estate bisogna stare attenti ai cantieri. Certo, come sempre ad agosto, sono rimasti aperti solo quelli che non potevano essere rimossi. Solo che, complici i controlli e i lavori straordinari innescati dal crollo del Ponte Morandi e le conseguenti indagini della magistratura, quest’anno ce ne sono di più. Inoltre, ci si può ritrovare in deviazioni con uno schema cui non siamo abituati.
Infatti, per limitare i disagi, dove è possibile si sceglie di mantenere lo stesso numero di corsie aperte al traffico, ma a causa dei lavori in corso la loro larghezza è molto ridotta. Quindi bisogna rendersene conto per tempo. È utile ricordare che in altri Paesi dove questa soluzione è usata da tempo (come Germania e Svizzera), i guidatori procedono sfalsati, in modo che non ci siano mai due veicoli affiancati dove le corsie sono strette. Anche chi non volesse replicare questo comportamento in Italia deve considerare che i conducenti stranieri potrebbero invece procedere così.
Questa novità si aggiunge al problema ormai cronico della distrazione: anche in presenza di cantieri ben segnalati o di mezzi di soccorso e polizia con lampeggianti ben accesi, c’è chi non si accorge degli ostacoli. Rischia anche chi non si distrae con lo smartphone: è sempre più frequente essere preceduti da mezzi pesanti, camper e suv, che riducono la visibilità. L’unica contromisura è aumentare la prudenza.

Aree di servizio
Il controesodo impone prudenza anche all’ingresso delle aree di servizio. Infatti, non è raro che i piazzali di parcheggio - inadeguati per i momenti di picco - siano saturi e chi sopraggiunge trovi la coda causata da che è già arrivato e si ferma a guardare se c’è un posto libero. La presenza di mezzi pesanti (che già durante l’anno trovano difficilmente lo spazio per il riposo notturno) e alcune rampe di ingresso con curve strette e guard-rail alti peggiorano ulteriormente le cose, togliendo visibilità.

Tenere la destra (se ci si riesce)
Per limitare code e rallentamenti, si sprecano le raccomandazioni a occupare sempre la corsia libera più a destra. Ma, anche quando il traffico concede una breve tregua e la corsia di destra è effettivamente libera, si presenta un altro problema: chi è ligio alle regole si ritrova su un asfalto sconnesso, quando non addirittura con buche.
Capita perché questa è la corsia più battuta dai mezzi pesanti e quindi l’asfalto che la ricopre è quello più sottoposto a stress. In questo periodo non ci sono piogge frequenti e gelo che complicano tutto (a marzo 2018 sulle autostrade attorno a Bologna ci furono centinaia di gomme squarciate e cerchi rovinati dalle buche dopo la tempesta Burian) e molti tratti sono stati riasfaltati dopo l’ultimo inverno.
Ma le sconnessioni si sentono. Specie perché la moda e il marketing dei costruttori d’auto hanno fatto sì che gomme e assetti sportivi facessero la loro comparsa anche su vetture da famiglia.

Maltempo e asfalto
L’asfalto gioca un ruolo importante soprattutto in caso di maltempo. In Italia l’asfalto drenante è molto diffuso: Aspi, il principale gestore autostradale, dal 2003 al 2008 lo ha esteso il più possibile e vi ha aggiunto un trattamento che aumenta il grip, sfruttando il fatto che proprio fino al 2008 la qualità dell’asfalto dava diritto a ottenere maggiori rincari dei pedaggi (dal 2009 gli indici di qualità sono stati eliminati dalla formula di calcolo applicata ad Aspi).

Ma attenzione: quando piove, l’asfalto drenante non dà comunque la stessa sicurezza di quando è asciutto. Non solo perché l’aderenza cala (sia pure in modo meno drammatico del normale), ma anche perché difetti di costruzione e manutenzione del manto stradale o di altre parti rendono possibile lo stesso la formazione di pozze che causano aquaplaning.
Inoltre, ci sono tratti dove l’uso dell’asfalto drenante è impossibile o sconsigliabile. Quindi nessun gestore lo avrà mai sul 100% della sua rete: per esempio Aspi, che lo ha messo ovunque possibile, è arrivata all’83%. Ciò significa che ci si può ritrovare improvvisamente su un asfalto tradizionale, con visibilità limitata dagli schizzi e pozze che aumentano la probabilità di aquaplaning.

Riproduzione riservata ©
  • Maurizio Caprinovicecaposervizio

    Luogo: Milano

    Argomenti: Circolazione stradale nelle sue varie implicazioni (multe, assicurazioni, sicurezza, economia, appalti, energia)

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