Obiettivo

Coronavirus e intelligenza artificiale, un algoritmo prevede il decorso

L’intelligenza artificiale, già impiegata in diversi settori come l’oncologia, si rivela molto utile anche nei casi di malati con Sars-Cov-2 perchè identifica rapidamente chi ha bisogno di un trattamento immediato o di terapia intensiva

di Francesca Cerati

Coronavirus, i vaccinati al 21 marzo 2021

3' di lettura

Le soluzioni basate sull’intelligenza artificiale (Ai) stanno cambiando in meglio l’assistenza sanitaria. E ora Covid-19 ha posto l’accento sull’uso di questi strumenti, aumentandone l’impiego. L’istituto di ricerca cinese Alibaba Damo Academy, (che fa parte del colosso tecnologico Alibaba Group), è stato il primo ad annunciare l’esistenza di un test in grado di elaborare le immagini provenienti dalla Tac che, in soli 20 secondi, fornisce una diagnosi positiva o negativa al Covid-19. Anche in Italia gli esempi non mancano, e alcuni centri ospedalieri si sono distinti per partnership e pubblicazioni su questo approccio, come l’università di Trento, di Napoli, di Roma, di Pavia, di Milano, per citarne alcuni.

«L’ospedale genera molti dati e questi se opportunamente aggregati possono essere di grande aiuto se interpretati con l’ausilio dell’Ai. Opportunità che vengono sfruttate anche nell’ambito delle infezioni da Sars-CoV2 - spiega Arturo Chiti, direttore dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare di Humanitas -. Abbiamo un team di radiologi, medici, ingegneri e data scientist che, in collaborazione con il Certh (Centre for Research & Technology-Hellas), stanno lavorando a un algoritmo per l’identificazione rapida dei pazienti che necessitano di un trattamento immediato, in modo da accelerare il percorso diagnostico-terapeutico, soprattutto per coloro che necessitano il ricovero in terapia intensiva».

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«Con un triplice obiettivo - riprende Chiti -: fare una accurata diagnosi, ossia riconoscendo una semplice polmonite interstiziale, da altra causa, da una polmonite interstiziale indotta da Covid, migliorare le risorse interne all’ospedale, contrastare la diffusione del virus garantendo un adeguato isolamento dei pazienti anche in base alla gravità del loro stato di salute».

Nel primo studio retrospettivo, pubblicato su European Radiology, che ha raccolto e analizzato i dati della Tc quantitativa e quelli clinici di 200 pazienti, le tecnologie complesse di intelligenza artificiale hanno già dimostrato il loro ruolo, consentendo in pochi giorni di convalidare i risultati e ottenere precisi valori di riferimento, pronti all’uso nel triaging di questi pazienti già dalla diagnosi. E ora è stato avviato uno studio prospettico su nuovi pazienti per convalidare, come si fa con un farmaco, l’algoritmo.

Ma come funziona?

«Analizzando le immagini estratte con tomografia computerizzata (Tc), l’algoritmo è in grado di suddividere tempestivamente i pazienti con Covid-19 in tre gruppi di rischio: dal gruppo 1 composto dai soggetti che possono essere dimessi e continuare l’isolamento a casa, al gruppo 3 che richiede l’immediato ricovero in terapia intensiva» precisa Chiti. Sulla base di questi riscontri, gli sviluppi futuri avranno come obiettivo quello di capire se sia possibile considerare l’Ia come “strumento” per fare predizioni sulla prognosi e l’evoluzione della malattia.

I progetti di ricerca che vedono l’uso di software e algoritmi di Ai in Humanitas sono diversi, dalla radiologia alla chirurgia fino all’oncologia, in parte finanziati dal 5x1000, in parte da Horizon 2020, il fondo di finanziamento della Commissione europea per la ricerca e l’innovazione con 20 milioni di investimenti. Poi c’è il progetto che vede coinvolto l’Ai Center come partner di Covid-X, un programma di accelerazione della durata di 2 anni, con un investimento di 4 milioni di euro.

«Il futuro della salute è la convergenza tra medicina e tecnologia – spiega Victor Savevski, Cio di Humanitas e direttore dell’Ai Center -. Terapie geniche, neuro-robotica e big data sono solo alcuni dei temi con cui i medici si troveranno a confrontarsi quotidianamente e che dovranno gestire al meglio per il bene del paziente. È in quest’ottica che s’inserisce la nascita dell’Ai Center che, tra gli obiettivi principali, ha quello di applicare in tempi rapidi alla pratica clinica i risultati della ricerca».

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