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Cosa c’era scritto nel Ddl Zan contro l’omotransfobia affossato dal centrodestra

Una legge attesa da 24 anni, che consentirebbe anche l’apertura di “case rifugio” per le vittime di odio omofobo

di Nicoletta Cottone

Aggiornato il 27 ottobre alle ore 14

1 Maggio, il discorso di Fedez al Concertone

4' di lettura

Rimpalli, pressing, resistenze, maggioranza spaccata. Non ce l’ha fatta il ddl Zan a superare lo scoglio dell’aula del Senato. L’Aula del Senato ha approvato con 154 sì, 131 no e due astenuti la proposta avanzata da FdI e Lega di non passaggio all’esame degli articoli del Ddl Zan. il disegno di legge sul contrasto alla discriminazione o violenza per sesso, genere o disabilità. La votazione della cosiddetta ’tagliola’, che di fatto blocca l’iter del provvedimento, è avvenuta a scrutinio segreto; procedura ammessa dal presidente del Senato, Elisabetta Casellati. La seduta dell’Assemblea è stata poi sospesa ed è stata convocata la Conferenza dei capigruppo.

Era stato approvato alla Camera il 4 novembre 2020

Il testo era giunto al Senato il 5 novembre 2020 e subito assegnato alla commissione Giustizia di palazzo Madama, dopo il via libera della Camera dei deputati del 4 novembre 2020. E lì è rimasto in stallo per mesi. Poi al Senato il 28 aprile 2021, con 13 sì e 11 no, è stata decisa la calendarizzazione in commissione Giustizia dopo cinque mesi di discussioni, rinvii e frenate. Dopo lunghi tira e molla, battaglie di principio sui contenuti, il testo è arrivato direttamente in aula al Senato, poi stoppato dalla “tagliola” del doppio voto chiesto da Lega e Fdi. Tre gli articoli contestati su identità di genere, pluralismo delle idee e giornata contro l'omofobia da celebrare anche nelle scuole. Il ddl aveva preso il nome dal relatore alla Camera, il deputato dem Alessandro Zan.

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Casellati ha autorizzato il voto segreto

«Sono arrivate due richieste di votazione a scrutinio segreto riferite alle proposte di Lega e FdI di non passaggio agli articoli. Il presidente ritiene ammissibili queste due richieste di votazione segreta in base al regolamento e in base ai precedenti», aveva detto la presidente del Senato Elisabetta Casellati.

Maggioranza spaccata

La maggioranza si era spaccata già in commissione, dove non era stato possibile trovare un accordo: da una parte Pd, M5s, Leu e dall’altra il centrodestra, che ha definito il ddl «non essenziale». Un disegno di legge che ha visto scendere in campo anche la Cei, perché un testo che «intende combattere la discriminazione non può e non deve perseguire l’obiettivo con l’intolleranza, mettendo in questione la realtà della differenza tra uomo e donna».

Alla ribalta del grande pubblico grazie al monologo di Fedez

Il testo è stato alla ribalta di un pubblico più ampio dopo il discorso del 1° maggio del rapper Fedez, che ha criticato i leghisti, e in particolare il senatore Ostellari per le posizioni omofobe e l’ostruzionismo al disegno di legge, accusando Rai 3 di voler effettuare una censura preventiva sul suo discorso. Una legge attesa da 24 anni, che avrebbe consentito anche l’apertura di “case rifugio” per le vittime di odio omofobo. Le prime proposte di legge sono datate 1996, promosse da Nichi Vendola (Prc) e Antonio Soda (Pds), relatore il deputato cattolico del Ppi, Paolo Palma. Nelle ultime tre legislature il tentativo è fallito nonostante l’impegno di parlamentari espressione dell’associazionismo Lgbt, come Franco Grillini o Anna Paola Concia.

La telefonata di Fedez con una dirigente Rai

Dieci articoli per estendere la legge Reale-Mancino

Dieci articoli in tutto per il disegno di legge con “Misure di prevenzione e contrasto della discriminazione e della violenza per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale, sull'identità di genere e sulla disabilità”. Mirava a estendere la legge Reale-Mancino dall’ambito del razzismo a quello dell’omotransfobia per poter punire con il carcere - con pene variabili a seconda delle diverse situazioni - chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione o violenti per motivi «fondati sul sesso, sul genere, sull'orientamento sessuale o sull'identità di genere».

Centri antidiscriminazione e una giornata contro l’omofobia

Il testo della legge Zan prevedeva la creazione di centri antidiscriminazione e di case rifugio per dare riparo e sostegno alle vittime sull'esempio di quanto fatto per difendere le donne vittime di stalking. Veniva anche sancita l’istituzione il 17 maggio di ogni anno della Giornata nazionale contro l'omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia, con l’obiettivo, si legge nel testo, di «promuovere la cultura del rispetto e dell'inclusione nonché di contrastare i pregiudizi, le discriminazioni e le violenze motivati dall'orientamento sessuale e dall'identità di genere, in attuazione dei princìpi di eguaglianza e di pari dignità sanciti dalla Costituzione». Era anche prevista una rilevazione statistica e, con «cadenza triennale», l’elaborazione di una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni.

Reclusione fino a un massimo di 4 anni

Il testo prevedeva la reclusione fino 18 mesi o una multa fino a 6mila euro per chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione fondati su sesso, genere, orientamento sessuale, identità di genere o disabilità. Carcere da 6 mesi e fino a 4 anni per chi, sulle stesse basi, istiga a commettere o commette violenza. La reclusione da 6 mesi a 4 anni riguardava chi partecipa o aiuta organizzazioni che hanno fra i propri scopi l'incitamento alla discriminazione o alla violenza. Inoltre per qualsiasi reato commesso per le finalità di discriminazione o di odio il testo aumenta la pena fino alla metà. Chi veniva condannato per istigazione alla violenza e alla discriminazione può ottenere la sospensione condizionale della pena se lavora in favore delle associazioni che tutelano le vittime dei reati.



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