profilassi

Covid-19, uno spray nasale riduce i rischi di contagio

Su cellule di laboratorio l’impiego di due semplici polimeri, già ampiamente sperimentati, ha dimostrato di poter offrire una protezione dall'infezione fino a 48 ore

di Federico Mereta

Rezza: “Aumentano ospedalizzazioni e ricoveri in terapia intensiva”

Su cellule di laboratorio l’impiego di due semplici polimeri, già ampiamente sperimentati, ha dimostrato di poter offrire una protezione dall'infezione fino a 48 ore


2' di lettura

Mascherine correttamente indossate, distanziamento, igiene delle mani. Sono queste le tre misure che possono limitare la diffusione del virus Sars-Cov-2. Ma in futuro, forse, sempre in chiave preventiva e quindi senza l'ambizione di “azzerare” i rischi, per chi si trova in ambienti chiusi e vuole limitare i rischi di contagio, almeno per via nasale, potrebbe essere d'aiuto un semplice puff, del tutto simile a quello che si impiega ad esempio per rilasciare i farmaci antiallergici in caso di rinite.

Al suo interno potrebbero trovare spazio due semplici polimeri, già ampiamente sperimentati ed usati anche nella preparazione degli alimenti oltre che di farmaci. Su cellule di laboratorio – siamo ancora a questo punto – il loro impiego ha infatti dimostrato di poter offrire una protezione dall'infezione fino a 48 ore.

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A lanciare l'ipotesi, che se dimostrata potrebbe anche portare presto alla realizzazione di semplici presidi da applicare come spray nelle narici, è una ricerca dell'Healthcare Technologies dell'Università di Birmingham coordinata da Richard Moakes, in un lavoro non ancora pubblicato ma già disponibile sulla piattaforma BioXRiv.

I due elementi ad azione profilattica nei confronti dell'infezione, che ovviamente non si trasmette solamente attraverso la mucosa nasale ma anche per altre vie, come ad esempio la congiuntiva oculare, si chiamano carragenina e gellano. Il primo viene impiegato anche nella preparazione degli alimenti, con il ruolo di addensante, e avrebbe lo scopo di agire come potenziale freno per il virus.

Il secondo ha la capacità di “attaccarsi” proprio come un gel alla mucosa nasale. E visto che viene somministrato attraverso goccioline sottili, queste si attaccano tenacemente alla mucosa del naso, senza spostarsi, consentendo quindi di mantenere sul posto l'altro componente dello spray.

Cosa può accadere quindi in caso di entrata del virus? Questa “patina” riesce a inglobare le particelle, per poi farle eliminare soffiandosi il naso, oltre a catturare l'invisibile nemico che quindi può essere assorbito meno nel corpo, con conseguente limitazione della carica virale.

Al momento, come detto, siamo ancora in fase sperimentale. Ma il grande vantaggio di una soluzione di questo tipo, che potrebbe diventare una sorta di “supporto” tascabile per il controllo della diffusione dell'infezione, consiste nella possibilità di aumentare la protezione quando si rimane a lungo in ambienti chiusi, come ad esempio nelle aule scolastiche o nei lunghi viaggi in aereo.

Il vantaggio di questo dispositivo, se lo studio verrà pubblicato su riviste “peer-reviewed”, condizione necessaria per lo sviluppo della ricerca, potrebbe consistere nella rapidità della messa a punto del dispositivo. All'interno infatti ci sono due semplici componenti che hanno già dimostrato la massima sicurezza per l'organismo umano. Ma lo stesso Moakes ammonisce: “prodotti come questo non sostituiscono le misure esistenti come igiene delle mani e mascherine, che continueranno ad essere vitali per prevenire la diffusione virale”.

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