Analisi dei dati

Covid, ecco i Paesi con più morti da inizio pandemia. L’Italia non è più tra i peggiori

Nei primi mesi della pandemia l’Italia era in vetta alla classifica mondiale dei Paesi con più vittime per Covid. Venti mesi dopo la situazione è cambiata non poco. In meglio per l’Italia

di Gabriele Meoni

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5' di lettura

Marzo 2020. L’Italia è il malato del mondo, la Lombardia la nuova Wuhan. Piovono messaggi di solidarietà e aiuti concreti da Europa, Russia, Cina, Cuba. Sembra che il terribile coronavirus - all’epoca nessuno chiamava ancora Covid-19 la malattia - si sia accanito solo sul bacino Padano, a sud delle Alpi, lasciando una scia di morte e dolore da Lodi a Bergamo, da Piacenza a Brescia.

Una fotografia confermata dai numeri. In quel momento l’Italia è infatti di gran lunga il Paese con più vittime uccise dal virus, molto peggio persino della Cina dove tutto è cominciato nel dicembre 2019.

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Ottobre 2021. Sono passati 20 mesi dai primi casi di Codogno e il quadro si è completamente ribaltato. L’Italia non è più in emergenza, sono ben altre le situazioni di sofferenza, soprattutto nell’Est Europa ma non solo.

Il Sole 24 Ore, avvalendosi di dati internazionali rielaborati da Lab 24, ha ripercorso il lugubre cammino della malattia e della sua scia di morte attraverso la lente dei numeri.

Il criterio universalmente utilizzato per un confronto internazionale in questa materia non è ovviamente la cifra grezza di morti ufficialmente attribuiti al Covid-19 ma il rapporto ogni 100mila abitanti (o per milione di abitanti), che offre una lettura più fedele alla realtà.

Marzo 2020: Italia in vetta per numero di vittime...

Ebbene, come mostra il grafico e la mappa che troverete scorrendo l’articolo, questo indicatore racconta una storia di un Paese, l’Italia, colpito alle spalle dal virus e tramortito, tanto da svettare per settimane al primo posto nella classifica internazionale delle vittime in rapporto alla popolazione. In seguito tuttavia il quadro cambia, e non poco, a favore dell’Italia.

Prendiamo il terribile mese di marzo 2020, che tutti ricordiamo per il durissimo lockdown che ci ha tenuti rinchiusi tra le mura domestiche per settimane: il virus semina morte quasi solo da noi. Il 23 marzo l’Italia ha già avuto 100 morti per milione di abitanti (o 10 per 100mila), più del doppio della Spagna, quasi 10 volte il numero della Francia. È il periodo del dolore ma anche delle polemiche per i ritardi nell’imposizione delle zone rosse, per gli ospedali al collasso, per le bare nelle vie di Bergamo.

Ottobre 2021: Italia scesa oltre il quindicesimo posto

Se però scorriamo il grafico di questi lunghi 20 mesi fino a oggi, l’evoluzione è impressionante: l’Italia ora non è più in cima alla lista. In Europa occidentale siamo stati superati dal Belgio, in Europa centro-orientale da quasi tutti i Paesi, dall’Ungheria alla Bosnia, dalla Romania alla Repubblica Ceca.

Se attraversiamo l’Atlantico, il confronto è altrettanto favorevole all’Italia. Dal Perù - che detiene il record mondiale di vittime, con una distanza ormai incolmabile con il resto del mondo - al Brasile, dalla Colombia all’Argentina, tutti questi Paesi a partire dall’autunno-inverno scorso hanno superato l’Italia. Il nostro Paese si colloca ormai tra il quindicesimo e il ventesimo posto al mondo e quasi ogni settimana scivola di una posizione.

MORTI PER COVID, CONFRONTO TRA PAESI

Dato cumulato da inizio pandemia. Numero di decessi per milione di abitanti

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Il confronto Italia-Stati Uniti

Interessante il caso degli Stati Uniti. Dopo un breve sorpasso sull’Italia tra settembre e ottobre 2020, gli Usa sono tornati ad avere un numero più basso di vittime per tutto il corso del 2021 anche grazie a una campagna di vaccinazione partita in anticipo.

Il contro-sorpasso tuttavia è ormai nelle cose: questione di pochi giorni e gli Usa avranno nuovamente un bilancio cumulato di morti peggiore del nostro (alcuni Osservatori sul Covid come quello della Johns Hopkins lo danno già per avvenuto). Come si spiega? In America il tasso di vaccinazione sul totale della popolazione è del 57%, contro il 74,7% dell’Italia. Non solo, ma in certi Stati, soprattutto del Sud, la percentuale è ancor più bassa e ormai è palese la correlazione tra copertura vaccinale e casi gravi di Covid.

Italia ancora tra i peggiori in Europa occidentale

Tornando in Europa occidentale, bisogna anche riconoscere che - Belgio a parte - l’Italia ha purtroppo ancora il numero più alto di vittime. Anche in questo caso tuttavia la forbice si è decisamente ristretta a favore del nostro Paese.

Il divario con il Regno Unito per esempio si è ridotto molto e se il trend dovesse proseguire, tra pochi mesi ci potrebbe essere un nuovo sorpasso. Francia, Spagna e Germania restano invece decisamente al di sotto dell’Italia nonostante un graduale assottigliamento del gap.

La mappa del Coronavirus in Italia e nel mondo
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Mortalità in eccesso: il caso della Russia

Tutti questi dati sono quelli ufficiali diffusi dai governi. È insomma una fotografia non sempre perfetta che dipende dalla qualità del tracciamento del virus e dall’efficienza dei sistemi sanitarii nell’individuare le cause dei decessi. Prendiamo il caso della Russia, uno dei Paesi più colpiti dal Covid nelle ultime settimane. Il numero è ufficiale di vittime è di circa 224mila, cioè 154 ogni 100mila abitanti.

Tuttavia secondo le più recenti stime dell’Istituto di statistica Rosstat, la mortalità in eccesso per qualsiasi causa - non solo Covid quindi - registrata in Russia dall’inizio dell’epidemia fino ad agosto è di 660mila, cioè tre volte la stima ufficiale. Secondo una elaborazione dell’Economist aggiornata al 20 ottobre la cifra sale a 781.400.

La mortalità in eccesso viene calcolata tenendo conto della media dei decessi nei cinque anni precedenti e viene vista dai demografi come l’indicatore più affidabile per individuare il dato reale in termini di vite umane nel corso dell’epidemia.

In quasi tutti i Paesi la mortalità in eccesso supera quella delle vittime ufficiali del Covid: in Italia secondo l’analisi dell’Economist è di 150mila vittime contro le circa 130mila attribuite al coronavirus. Nel caso della Russia - e su scala minore anche di Paesi come Serbia e Kazakistan - però il divario è talmente elevato da sollevare degli interrogativi sul numero reale dei decessi.

Le lezioni da trarre

Quali lezioni trarre da tutti questi numeri? La prima è che la battaglia al Covid non avrà vincitori né vinti fino a quando il virus non sarà stato debellato dall’ultimo angolo del pianeta. Nessuno è al riparo, mai e chi abbassa la guardia prima o poi viene punito.

La seconda lezione riguarda i vaccini, ormai sembra stucchevole ripeterlo ma è un dato oggettivo: dove la copertura vaccinale è più alta il numero di decessi scende in maniera drastica.

La terza è che accanto ai vaccini serve prudenza: il governo italiano per esempio ha scelto una linea di grande cautela negli ultimi mesi, con l’obbligo di mascherine al chiuso e l’estensione del green pass a ogni attività sociale, incluso il contestato obbligo nel mondo del lavoro. I numeri gli stanno dando ragione.

Il Regno Unito invece, dove pure la copertura vaccinale è alta, ha imboccato da mesi la strada del «liberi tutti» e ne sta pagando le conseguenze. Anche se il numero di vittime e ricoveri Oltremanica resta fortunatamente lontano dai picchi dello scorso inverno. Grazie ai vaccini.

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