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Cultura e creatività cruciali per la ripartenza. E non solo per l’economia

Imminente il lancio di una Kic per il settore culturale, al quale l’Europa riconosce ricadute in termini di Pil, ma anche un impatto sociale

di Pierluigi Sacco

Afp

3' di lettura

Le Knowledge and Innovation Communities (KIC) sono il progetto più ambizioso promosso dall’Unione Europea per sostenere la capacità innovativa del nostro continente. Le KIC sono ecosistemi di innovazione il cui scopo è promuovere la creazione di nuove competenze imprenditoriali e nuova impresa in settori considerati strategici, grazie a una capacità di mettere a sistema le migliori competenze per quanto riguarda ricerca applicata, trasferimento tecnologico, sperimentazione innovativa, produzione. A oggi esistono otto KIC e dalla lista dei temi su cui si focalizzano si capisce quanto i progetti siano ambiziosi: clima, digitale, alimentazione, salute, energia, manifattura, materie prime, mobilità urbana. Per il programma 2021-27 è previsto il lancio di due nuove KIC: la prima, per la quale ci si aspetta a giorni la pubblicazione dei criteri, sarà dedicata alle industrie culturali e creative. Si tratta di una scelta fortemente innovativa, che pone un’enfasi senza precedenti sul potenziale di sviluppo della produzione culturale, e la pone in modo innegabile al centro della visione strategica europea in un momento decisivo come la ricostruzione economica e sociale post-pandemica.

La scelta di mettere la produzione culturale sullo stesso livello di settori come clima ed energia non è stata facile: non a caso la gestazione politica è stata lunga e complessa, e ha visto l’Italia in prima linea. Un’accelerazione significativa è stata prodotta dal successo dell’Anno europeo del Patrimonio culturale 2018, nel corso del quale si era riscontrato quanto la cultura fosse capace di attirare attenzione e interesse dai settori produttivi e di policy più svariati. In particolare, l’eredità del 2018 e del documento programmatico diventato il punto di riferimento dell’approccio strategico europeo, la Nuova agenda europea della Cultura, ha aperto una nuova prospettiva nella quale alla cultura non si riconosce più soltanto un interesse dal punto di vista economico, soprattutto in termini della quota del Pil prodotta dai settori culturali e creativi e dei rispettivi posti di lavoro, ma anche dal punto di vista dell’impatto sociale e delle dinamiche di cambiamento comportamentale che si generano come effetto non più collaterale e imprevisto della produzione e della partecipazione culturale.

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La KIC verrà assegnata al consorzio che sarà in grado di esprimere la migliore capacità progettuale e di offrire le migliori garanzie di sostenibilità economica. Malgrado il consistente finanziamento assicurato al consorzio vincente, il futuro della KIC dipenderà infatti dalla capacità di attirare flussi di investimento importanti, anche, e soprattutto, da fonti private. Non a caso questo è stato finora un elemento di criticità non banale per alcune KIC già esistenti. I consorzi che concorrono all’assegnazione sono enormi, e possono arrivare a comprendere centinaia di istituzioni, università, organizzazioni, centri di ricerca e imprese, anche se il nucleo si attesterà attorno ai 50-60 partner, che dovranno coinvolgere un ampio numero di Paesi membri. Non è un caso che il lavoro di progettazione e di sviluppo dei partenariati sia già iniziato da tempo.

Le tempistiche sono già note a grandi linee. La roadmap indicativa e il primo seminario si sono già tenuti in primavera. A settembre verrà pubblicato il documento che dettaglia il modello di innovazione proposto dall’European Institute of Innovation and Technology, l’ente a cui è affidata la gestione dell’intero processo. Tra ottobre e novembre verrà pubblicata la call vera e propria e si terranno i seminari informativi per i potenziali partecipanti. La call chiuderà a marzo 2022 e i risultati della valutazione saranno noti a giugno.

Con il lancio di questa nuova KIC, l’Europa si posizionerà a livello globale come un leader di innovazione nella produzione culturale e creativa e sarà importante che l’Italia riesca a giocare un ruolo di primo piano. Per il nostro Paese, forse ancora più che per altri, questa occasione rappresenta un passaggio imprescindibile per realizzare finalmente quelle potenzialità di sviluppo legate alla cultura che oggi più che mai sono indispensabili per il nostro futuro prossimo e che possono contribuire a cambiare le prospettive delle generazioni che hanno creduto in questa visione, investendo nella formazione e nella crescita professionale, faticando spesso a trovare spazi e opportunità adeguati. È un treno che passa una volta sola. Ma che ci può portare molto lontano. È un appuntamento che non può e non deve essere perso.

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