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D-Orbit ferma la quotazione sul Nasdaq

Il ceo Rossettini: «Sui mercati non ci sono le condizioni ma ne riparleremo tra 12-18 mesi». Intanto la crescita continua, ricavi 2022 quadruplicati a 11 milioni

di Luca Orlando

2' di lettura

«Ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso insieme: quotarsi ora sarebbe stato un errore, non ci sono le condizioni. Ma è solo uno stop temporaneo, non si tratta di “se” ma di “quando”: in borsa comunque andremo». Decisione congiunta, quella presa dal fondatore di D-Orbit Luca Rossettini e dai vertici di Breeze Holding per porre fine all’accordo di integrazione che avrebbe portato alla quotazione della società spaziale lombarda. Intesa raggiunta lo scorso gennaio negli Stati Uniti per sbarcare sul Nasdaq con una valutazione di oltre un miliardo di euro.

«I mercati ora sono in difficoltà - spiega Rossettini, le offerte dai fondi arrivavano ma a condizioni peggiori rispetto alle attese. La stessa Space-X ha deciso di posporre la quotazione della propria rete Starlink e noi abbiamo deciso di fare altrettanto. Rischiavamo solo di “farci male”, in un momento peraltro in cui l’azienda continua a correre. Ne riparleremo comunque tra 12-18 mesi, prima o poi lì ci arriveremo».

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Per l’azienda basata a Fino Mornasco e nata nel 2011 la crescita in effetti continua, con ricavi 2022 legati a contratti già firmati per 11 milioni di euro, livello che già ora va a quasi quadruplicare i numeri del 2021, arrivati a 3,4 milioni. Progressi legati al carrier Ion, veicolo di trasferimento orbitale di rilascio satellitare in grado di catturare una fetta crescente di mercato, garantendo ai clienti un posizionamento dei payload preciso e in tempi più rapidi rispetto ai vettori tradizionali. Contratti che continuano ad arrivare, come quello siglato pochi giorni fa con l’operatore svizzero Astrocast per il lancio di 20 satelliti a partire dal primo lancio di novembre. Così, pur avendo ampliato l’organico in soli cinque anni da 18 a 220 unità, D-Orbit continua ad assumere ad un ritmo di una decina di persone al mese, espansione che lo stop verso il Nasdaq non arresta.

«Puntiamo a crescere ancora con una nuova sede - spiega Rossettini - e vista la massa di commesse in arrivo stiamo anche spingendo per aumentare la capacità produttiva, in modo da non dovere rinunciare a progetti, come purtroppo in qualche caso è accaduto».

Partita con l’obiettivo di sviluppare sistemi di de-orbitaggio controllato per il “fine vita” dei satelliti, D-Orbit ha in parallelo sviluppato il prodotto che oggi sostiene il business, Ion Carrier, sistema che dall’inizio dell’anno ha già posizionato in orbita 80 payload. I contratti già firmati per missioni successive valgono una trentina di milioni, sostenendo il percorso di crescita in attesa di una nuova finestra per sbarcare sul listino.

«Andare in Borsa serve ovviamente per raccogliere capitali - spiega Rossettini - ma anche per potere accedere a strumenti finanziari aggiuntivi, che ad una società privata sono preclusi. E poi dà una spinta alla governance, portando l’organizzazione ad un livello superiore, necessario viste le dimensioni che abbiamo raggiunto. Capisco che questo stop può deludere ma alle tante start-up che ci hanno chiamato in questi mesi per dirci :“ma allora si può fare, anche dall’Italia si può arrivare ai mercati internazionali”, vorrei dire che non si tratta affatto di un fallimento ma solo di uno stop temporaneo. Lì arriveremo, dobbiamo solo attendere condizioni di mercato più favorevoli».

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