AnalisiL'analisi si basa sulla cronaca e sfrutta l'esperienza e la competenza dell'autore per spiegare i fatti, a volte interpretando e traendo conclusioni. Scopri di piùLe raccomandazioni della Commissione

Ue, richiamo all’Italia: no a nuovi scostamenti di bilancio

Bruxelles invita a tenere sotto controllo l’andamento della spesa corrente, anche nella previsione dell’imminente aumento dei tassi

di Dino Pesole

Pnrr, Gentiloni: "Senza Recovery Fund, Italia in recessione"

3' di lettura

La proroga della sospensione delle regole di bilancio europee a tutto il 2023 è accompagnata, nelle rituali «raccomandazioni-paese» della Commissione europea da un «addendum» da non sottovalutare. Certo, nella faticosa uscita dalla pandemia e ora con gli effetti già evidenti sull’economia europea della guerra in Ucraina, non pare il tempo di tornare a brandire l’arma del rigore, e tuttavia la vigilanza (diretta in primis ai paesi ad alto debito come il nostro) resterà alta.

Tanto che non si esclude che in autunno, quando verrà valutata la «situazione di bilancio dei paesi membri», si possa anche arrivare all’apertura di una procedura per deficit eccessivo nel 2023, «sulla base dei dati del 2022, e tenendo in particolare conto il rispetto delle raccomandazioni-paese». Chiaro ed evidente il punto di compromesso raggiunto con i paesi «rigoristi» del nord Europa che mal hanno digerito l’ulteriore proroga delle regole del Patto di stabilità.

Loading...

Attenzione all’andamento della spesa

Per i conti pubblici italiani, le nuove raccomandazioni di Bruxelles sono un evidente richiamo a non ricorrere a nuovi scostamenti di bilancio, e a tenere sotto controllo l’andamento della spesa corrente, anche nella previsione del prossimo imminente aumento dei tassi che verrà deciso dalla Bce per far fronte all’impennata dell’inflazione. Lo ha sostenuto del resto con chiarezza il commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni che pare ben conscio dei rischi cui andrebbe incontro il nostro Paese nel caso in cui non si riuscissero ad approvare riforme fondamentali (concorrenza, fisco tra queste), per le tensioni peraltro evidenti da mesi all’interno dei diversi partiti che compongono la maggioranza in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.

Senza fondi europei l’Italia rischia una nuova recessione

Il rischio è che senza i fondi (e le riforme) del Pnrr l’Italia vada diritta verso una nuova pesante recessione. A quel punto sarebbe molto complicato rispettare gli impegni assunti sul fronte della riduzione del debito. Come si legge nelle raccomandazioni di Bruxelles, l’Italia è alle prese con evidenti squilibri macroeconomici, originati dall’alto debito. Se le regole di bilancio non fossero state sospese nel 2020 per effetto della pandemia, pur con tutti i margini possibili di flessibilità, il rischio di finire in procedura d’infrazione per disavanzo eccessivo sarebbe stato (ed è) molto concreto.

Pnrr e crescita per abbattere il debito

La crescita resta la strada maestra per abbattere il debito, ma vanno per questo (Bruxelles lo sottolinea nuovamente con forza) eliminati o quanto meno ridotti drasticamente i «colli di bottiglia» che hanno per anni bloccato la crescita della nostra economia: le resistenze a varare norme finalmente incisive in materia di apertura alla concorrenza di settori protetti dal vento dell’apertura al mercato (il caso delle concessioni balneari è paradigmatico da questo punto di vista), o anche ad approvare (dopo decenni) una vera riforma del catasto mostrano che anche al di là del prestigio e dell’autorevolezza del presidente del Consiglio Mario Draghi il problema consista proprio in una classe politica che guarda ormai per gran parte al riscontro a breve (in termini di consenso) delle proprie decisioni. Oltre che alle tradizionali resistenze degli apparati burocratici e amministrativi.

Per questo pare decisivo rispettare tutte le tappe previste dal Pnrr. In gioco non sono solo le pur ingenti risorse europee, ma la possibilità che si possa finalmente imboccare una strada all’insegna dell’efficienza, del merito, dell’effettiva realizzazione di importanti riforme e di piani di investimento in grado di dare una svolta all’intero paese.

La gestione della finanza pubblica

Il richiamo di Bruxelles va letto sostanzialmente così: la proroga di un anno della clausola di sospensione del Patto di stabilità non autorizza ad aprire una nuova stagione all’insegna di reiterati scostamenti di bilancio. Rispetto alla pandemia, ora siamo in un altro contesto e l’emergenza economica numero uno è come far fronte all’impennata dell’inflazione che si sta accompagnando a una nuova fase di stagnazione/recessione a causa del conflitto in Ucraina.

Dal 2020 oltre 200 miliardi in deficit

Dal 2020 in poi sono stati stanziati in deficit oltre 200 miliardi. Ora non è più consentito perché comunque il permanere di «squilibri macroeconomici eccessivi» è una potenziale minaccia per la stabilità finanziaria dell’intera eurozona.

La prospettiva del rialzo dei tassi già in estate

È vero che il nostro debito pubblico è pienamente sostenibile (ma resta tra più alti in Europa e nel mondo), ma non è lecito abbassare la guardia nella prospettiva del rialzo dei tassi che verrà deciso già in estate dalla Bce per contrastare l’impennata dell’inflazione. Occorre mantenere con una condotta prudente dei saldi di finanza pubblica un costo contenuto di finanziamento del debito, e non sarà semplicissimo all’uscita della lunga stagione dei tassi a zero, se non addirittura negativi. Non possiamo in sostanza consentirci il lusso di rischiare, a causa di nuovi e reiterati ricorsi all’extra-deficit, di pagarne le conseguenze con l’aumento della spesa per interessi. Già il ritorno dello spread oltre i 200 punti base, pur essendo attribuibile solo in parte a variabili interne, ha fatto scattare il campanello di allarme al Mef (potrebbe costare fino a 3 miliardi di maggiori oneri).

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti